Si stima che circa il 25% della popolazione mondiale sia affetta da sindrome metabolica (MetS) e la sua incidenza aumenti con l'età e, tra l’altro, è in rapido aumento in tutto il mondo e sta diventando un importante problema sanitario. La sindrome metabolica è l'insieme di complicanze cliniche come obesità, insulino-resistenza, alterazioni del metabolismo del glucosio, dislipidemia, steatosi epatica non alcolica e ipertensione.
Tutte queste alterazioni predispongono al rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari, inducendo tassi di mortalità più precoci tra le persone. Il protocollo terapeutico della MetS si basa fondamentalmente col modificare lo stile di vita. Gli interventi efficaci includono la modifica della dieta, l'esercizio fisico e l'uso di integratori e agenti farmacologici per prevenire i fattori di rischio.
La perdita di peso e l'aumento dell'attività fisica migliorano significativamente tutti gli aspetti della MetS. Una dieta che includa più frutta, verdura, cereali integrali, grassi monoinsaturi e latticini a basso contenuto di grassi andrà a beneficio della maggior parte dei pazienti con MetS. Negli ultimi decenni molti studi si sono concentrati sulla ricerca di integratori utili al supporto terapeutico dei protocolli di cura. Gli inositoli con le loro attività biologiche hanno ricevuto molta attenzione per il ruolo nei molteplici effetti benefici per la salute.
Nel 1850 Johannes Scherer isolò dalle cellule muscolari un nuovo composto, che chiamò "inositolo", formalmente incluso nella famiglia dello zucchero perché sintetizzato dal glucosio. L’inositolo, attualmente considerato un nutriente, è stato caratterizzato con nove stereoisomeri, due di grande rilevanza fisiologica e clinica: il mio-inositolo e il D-chiro-inositolo. Il mio-inositolo (MYO) è l’isoforma che abbonda nei tessuti animali (carne ed organi), è stato identificato come il più comune in tutti i sistemi biologici, e per questo motivo si è pensato che fosse una molecola probiotica specifica.
Infatti, gli inositoli si trovano generalmente in molte piante e in vari tipi di alimenti, soprattutto fagioli e frutta. Queste molecole sono note per ridurre la resistenza all'insulina. Le prove hanno dimostrato che i fosfati di inositolo potrebbero aumentare l'imbrunimento degli adipociti bianchi e migliorare direttamente la sensibilità all'insulina attraverso gli adipociti.
Il mio-inositolo (MI) e il D-chiro-inositolo (DCI), hanno dimostrato di possedere proprietà insulino-mimetiche e di essere efficaci nell'abbassare la glicemia post-prandiale, prevenire le complicanze microvascolari a lungo termine del diabete, sostenendo un ruolo nel metabolismo del glucosio. Da un punto di vista chimico, l'inositolo appartiene al complesso vitaminico della famiglia della vitamina B, sebbene ciò non sia proprio esatto poiché in realtà l’inositolo è definito impropriamente vitamina in quanto parzialmente sintetizzato endogenamente.
Perciò si discosta un po’ da questa classificazione in quanto può essere prodotto autonomamente dal nostro organismo a partire dal glucosio, cosa che non avviene invece nel caso delle vitamine propriamente dette che invece devono essere ingerite con l’alimentazione. Il fabbisogno di inositolo è di conseguenza soddisfatto per il resto dall'assunzione alimentare. Se assunto in eccesso, viene catabolizzato ed eliminato con le urine. È stato riscontrato che frutta e verdura fresche contengono più myo-inositolo rispetto ai prodotti congelati, in scatola o senza sale.
Il mio-inositolo e il D-chiro-inositolo sono normalmente immagazzinati nei reni, nel cervello e nel fegato e sono necessari per funzioni come la trasduzione del segnale, il flusso metabolico, la segnalazione dell'insulina, la risposta allo stress e lo sviluppo embrionale. La carenza di inositolo può essere coinvolta nella patogenesi di malattie, come la sindrome metabolica, la spina bifida (un difetto del tubo neurale), la sindrome dell'ovaio policistico e il diabete.
L'integrazione dei due stereoisomeri dell'inositolo, D-chiro-inositolo e myo-inositolo è importante per prevenire queste condizioni. Dunque, sotto consiglio dello specialista, l’integrazione attraverso la somministrazione di composti di inositolo può recare notevoli benefici a diversi organi e tessuti del nostro corpo. Negli ultimi anni l'inositolo ha trovato un'interessante applicazione nel trattamento dell'insulino-resistenza associata alla sindrome dell'ovaio policistico (PCOS). Ma le proprietà principali dell’inositolo sono veramente poliedriche.
Compito dell’inositolo è aiutare il sistema immunitario, favorire il metabolismo energetico garantendo più energia al corpo, aiutare il fegato nel lavoro di depurazione dopo prolungate terapie farmacologiche o in caso di intossicazioni alimentari, aiutare cervello e sistema nervoso, abbassare i livelli di colesterolo nel sangue, aiutare cuore e circolazione, coadiuvare nei trattamenti dell’ ansia e di attacchi di panico, aiutare la maturazione degli spermatozoi, favorire il ciclo ovarico e risulta un valido aiuto nel trattamento dell’Ovaio policistico.
L’inositolo come già accennato è naturalmente presente in diversi cibi. Gli alimenti che contengono particolare quantità di inositoli sono: il tuorlo d’uovo, il pesce, le prugne secche, il riso e i cereali integrali, i legumi, le noci, i fiocchi d’avena, le arance e le banane. Quando mi trovo a consigliare integratori a base di inositolo, spesso i pazienti mi chiedono se il suo uso faccia dimagrire.
Chiariamo subito dicendo che l'inositolo non fa né ingrassare e né dimagrire. Si tratta di una molecola acalorica che è capace di migliorare la sensibilità insulinica. Certo è che una buona sensibilità insulinica sta alla base di una perdita efficace di grasso corporeo.
E ritorniamo sempre allo stesso punto: l'esercizio fisico regolare e una dieta corretta hanno certamente un impatto maggiore sia sulla sensibilità insulinica, sia sul dimagrimento. In aggiunta se all'assunzione di inositolo viene associato al cambio dello stile di vita e dell’alimentazione, soprattutto in caso di diabete mellito di tipo 2 o di PCOS con resistenza all’insulina, la scelta risulta essere sensata. Parola di Nutrizionista!
*Biologa Nutrizionista iscritta all’Albo dei Biologi
Docente di Scienze Motorie e Sportive
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