Accettarsi, primo comandamento. Le decisioni che determinano chi siamo

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Le cose accadono perché devono accadere o siamo noi che ci mettiamo lo zampino? Quando sappiamo se la decisione che abbiamo preso è quella giusta? Non esiste una sfera di cristallo per saperlo, in quel momento ci siamo trovati lì in quel luogo, in quella situazione, eravamo consapevoli della nostra scelta? Tante domande e tanti enigmi a cui adesso non sapremmo rispondere. 

Nell'articolo precedente è stata affrontata la tematica dell'intuito ed è grazie ad esso che scegliamo il meglio per noi, ma per comprendere la conseguenza delle nostre azioni, il perché di ciò che ci accade e scegliamo, abbiamo bisogno di tempo. Quest'ultimo è sempre la migliore soluzione per superare traumi, disagi, difficoltà, per accettarsi. Oggi vorrei riportare e condividere l'esperienza di un mio paziente A. F., un ragazzo con una paralisi celebrale infantile che mi ha parlato della sua difficoltà nell'accettare la propria patologia, nell'accettare se stesso.

Mi ha colpito una sua affermazione che riporto qui: "Credevo che nascondendomi, nessuno avrebbe visto la mia disabilità, rifiutavo la fisioterapia, poi mi sono reso conto, che così facendo gli altri la vedevano di più, perché ero io il primo a vederla, ma quando ho iniziato a non vederla più, neppure gli altri la vedevano". 

Parole che nascondono una profonda sensibilità, ma non solo il vero segreto per vivere bene, per vivere nella felicità. Un'altra frase che mi ha citato che è stata la scintilla del suo cambiamento, il suo light, è una celebre citazione di Robert Frost che dice: "Questa storia racconterò con un sospiro chissà dove fra molto tempo: divergevano due strade in un bosco e io... presi la meno battuta e di qui tutta la differenza è venuta" (tratto dal testo originale The road not taken).

Quante volte ci è capitato di trovarci di fronte a quel bivio, e a chiederci se la persona che ci sta accanto è realmente l'amore della nostra vita, se il lavoro che svolgiamo ci soddisfa completamente, se ci sentiamo realizzati, se siamo felici. Chi meglio del poeta statunitense poteva parlarci della scelta intesa come prerogativa fondamentale della vita di ciascun individuo. Nel testo originale in inglese, la frase che racchiude il reale significato è: "And that has made all the difference", solo dopo aver scelto, guardandoci indietro, capiremo.

Scegliendo la strada impervia, scegliamo di affrontare le nostre paure, l'incognito che condizionerà per sempre la nostra vita. Le strade possono sembrare esattamente identiche ma una ci blocca nella nostra evoluzione, mentre l'altra, la più difficile ci permette di avanzare. Sono le nostre decisioni a determinare chi siamo e chi saremo. E come facciamo a comprendere quella strada? Beh, lo sentiamo. 

Mi capita spesso di ascoltare racconti di persone anziane che parlano del loro passato: tutti si ricordano il momento esatto di quel bivio, però ahimè, pur avendolo percepito nel corpo, nella mente e nelle emozioni, nei visceri, in pochi hanno avuto il coraggio di rischiare, di rincorrere la felicità. Adeguarsi al conformismo è molto più semplice, è una scelta di comodo, acquieta le nostre paure, ci pone in una situazione di sicurezza, di controllo, nella classica comfort zone. Ci sentiamo sicuri, perché ne conosciamo il percorso, i ritmi, i tempi, anticipiamo le risposte. Ma quanto durerà?

Pochissimo, perché non saremo cresciuti, non ci eravamo messi in discussione; magari la vita ci porrà nuovamente di fronte ad un altro bivio, ma probabilmente non avremo più le forze per intraprendere quella strada perché abbiamo dato potenza, abbiamo fortificato le nostre paure che ormai ci hanno ingabbiato, indebolito. Posso affermare che tutti i miei pazienti che seguo nel somato-emozionale sono cambiati e cambiano, affrontano scelte di vita importanti.

Lavorando su corde emozionali importanti, sulla comunicazione del sistema limbico e dell'ipotalamo, e di conseguenza con l'ipofisi, il paziente cambia nelle emozioni, nelle abitudini e credenze e a livello ormonale. Più il paziente è anagraficamente piccolo, più veloce sarà il cambiamento per due motivi principali: meno bagaglio esperienziale ed emozionale da riequilibrare (con tecniche per sbloccare traumi emotivi) e maggiore capacità sinaptica e di plasticità neuronale. "Cogli la rosa quando è il momento, che il tempo lo sai che vola... e lo stesso fiore che oggi sboccia, domani appassirà (dal film L'attimo fuggente).

*Fisioterapista Osteopata

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