Dieci volontari Global Sumud di terra arrestati in Libia: c’è anche la foggiana Leonarda Alberizia

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Il Coordinamento provinciale Capitanata per la pace (Foggia) “esprime forte ed accorata preoccupazione per Leonarda (Dina) Alberizia, da tempo residente in Piemonte ma originaria di Foggia, dove ha recentemente ed efficacemente contribuito ad alcune iniziative per la pace e a favore del popolo palestinese. Dina, così come il molfettese Domenico Centrone e gli altri otto attivisti internazionali arrestati, pare si trovi ora a Bengasi, "capitale" della Libia orientale”.

“Sono tutti accusati di "ingresso illegale" e trattati come clandestini, solo perché componenti di una delegazione recatasi a negoziare il passaggio del convoglio con gli aiuti umanitari diretti a Gaza. Con loro non è stato più possibile alcun contatto dal pomeriggio di ieri 24 maggio”.

Il Coordinamento “condivide pienamente il comunicato ufficiale di Global Sumud Italia, di seguito riportato, e fa anch'esso un pressante appello al governo italiano perché si adoperi per il rilascio immediato di tutti i volontari e per garantire il passaggio sicuro alla missione umanitaria”. 

“Dieci partecipanti civili del Global Sumud Land Convoy sono stati arrestati dalle Forze Armate Arabe Libiche (LAAF) e dalle autorità della Libia orientale (Governo di Salvezza Nazionale) dopo aver attraversato in buona fede la linea 5+5 nei pressi di Sirte per condurre negoziati pacifici a nome del convoglio e facilitare la consegna di aiuti umanitari a Gaza. La Global Sumud Flotilla invita i governi di tutto il mondo a chiedere il loro immediato rilascio”. 

“I partecipanti arrestati, tra cui due medici, sono: Alicia Armesto Nuñez (Spagna), Laura Kwoczała (Polonia), Jenelle Jones (USA), la dott.ssa Maria Paula Giménez (Argentina), il dott. Lucas Ezequiel Aguilera (Argentina), Matias Alvarez Rodriguez (Uruguay), Ana Margarida França Santana Baptista (Portogallo), Ashraf Khoja (Tunisia), Domenico Centrone (Italia), Leonarda Alberizia (Italia)”.

“I dieci delegati si sono offerti volontari per entrare nella zona di sicurezza 5+5 al fine di negoziare il passaggio per la missione umanitaria. L'ultima comunicazione da parte del gruppo è stata ricevuta alle 15:22 ora locale del 24 maggio, quando uno dei delegati ha riferito che il gruppo stava per essere trasferito su tre furgoni bianchi. Da allora non è stato stabilito alcun contatto diretto. Secondo informazioni provenienti da canali non ufficiali, le autorità della Libia orientale avrebbero affermato che i partecipanti sono entrati nella zona senza autorizzazione e che sono in corso le procedure per la loro espulsione”.

“L'arresto si inserisce in una serie di casi di mancato coordinamento da parte delle autorità della Libia orientale. Prima dell'ingresso della delegazione, il convoglio aveva tentato per due volte di avviare negoziati formali: il primo tentativo era stato accolto con calore e con la promessa di un incontro successivo che non si è mai concretizzato; il secondo si è concluso con un ufficiale militare che ha intimato ai delegati del convoglio di andarsene immediatamente. Quando i canali ufficiali e le procedure riconosciute a livello internazionale si sono rivelati inefficaci, il convoglio si è diretto verso il valico per tentare negoziati diretti in assoluta buona fede”.

“I delegati sono civili disarmati impegnati in una missione umanitaria. La loro detenzione è priva di fondamento giuridico”.

“Il Global Sumud Land Convoy è partito il 15 maggio 2026 (Giorno della Nakba) con a bordo 7 ambulanze, 20 case mobili, 10 camion di aiuti umanitari e oltre 200 partecipanti provenienti da più di 25 paesi, tra cui professionisti del settore medico, ingegneri, educatori e osservatori legali. Il suo obiettivo: fornire aiuti umanitari, creare un corridoio di solidarietà e fornire supporto specialistico alla ricostruzione delle infrastrutture civili di Gaza guidata dai palestinesi”.

“Il GNS, che esercita un controllo politico effettivo sulla Libia orientale, dove si è verificato l'incidente, ha la responsabilità di garantire il rilascio immediato e incondizionato di tutte le persone coinvolte e di assicurare il loro ritorno in sicurezza”.

“Chiediamo ai governi di Spagna, Polonia, Stati Uniti, Argentina, Uruguay, Portogallo, Tunisia e Italia di stabilire contatti urgenti con le autorità della Libia orientale a Bengasi, di richiedere il rilascio senza condizioni dei loro connazionali e di garantire un passaggio sicuro alla missione umanitaria”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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