Manfredonia, Scelte urbanistiche scellerate e cinema demoliti: il teatro civile obbliga la comunità al ricordo

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E’ teatro civile quello che porta gli spettatori a riflettere, amaramente, su quanto possano esser state deleterie e scellerate le scelte urbanistiche compiute in una città? Quello che si sofferma su come gli storici cinema siano stati sostituiti da edifici residenziali, banche, parcheggi, supermercati? O su come nella piazza principale si sia permessa la realizzazione di incongrui palazzoni, distruggendo la natura e l’identità di un centro storico?  Sicuramente sì, è vero teatro civile. Non è un mistero che da decenni la compagnia teatrale Bottega degli Apocrifi - che abita e gestisce il teatro comunale Lucio Dalla - contribuisca fortemente ad alimentare in modo costante la coscienza critica e civica della comunità di Manfredonia.  Lo si è visto anche nei giorni scorsi, quando dal 17 al 22 luglio è tornato in scena lo spettacolo itinerante in cuffia “Tutti i cinema di domani”, un omaggio alla città e ai suoi numerosi cinema storici, oramai scomparsi da lungo tempo, a cura del Circolo Bergman di Milano. Si è trattato di uno degli appuntamenti di “Mille di queste Notti”, la rassegna di teatro e musica organizzata dagli Apocrifi e cofinanziata dal Comune sipontino, all’interno della programmazione del Manfredonia Festival, con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Puglia. Lo spettacolo è stato realizzato dal collettivo composto da Paolo Giorgio e Marcello Gori, che nel 2022 accettò l’invito degli Apocrifi a immaginare un progetto esclusivo dedicato alla comunità di Manfredonia. Nato da una serie di interviste con cittadini, professionisti e appassionati, “Tutti i cinema di domani” è un percorso per gruppi di quaranta spettatori, che attraversano il tessuto urbano con uno sguardo inedito, guidati da un sistema di cuffie wireless. Un viaggio che permette a quei cinema che oggi non ci sono più, e che hanno segnato un’epoca di questa città, di tornare a vivere, almeno per una sera; e che permette, a chi decida di attraversare la città alla loro ricerca, di seguire le tracce di quello che è stato, di quello che avrebbe potuto e di quello che potrebbe, perché no, ancora essere. 

Non solo cinema, peraltro: gli spettatori sono stati condotti anche di fronte ad alcune delle più grandi brutture della città, come i palazzoni costruiti in piazza del Popolo, a cominciare da quello che campeggia proprio accanto all’antico Palazzo San Domenico, la sede municipale, deturpando quello che avrebbe dovuto continuare a rappresentare il cuore del centro storico. “Per me, che vivo a Milano, è stato emozionante vedere ancora una volta come questo spettacolo agisca come un vero attivatore di memoria sui manfredoniani. Si racconta un contrasto tra scelte diverse, tra quello che si conserva e quello che si distrugge”, ha detto a l’Attacco il regista Paolo Giorgio. “La prima volta lo facemmo in pieno inverno, subito dopo la fine del periodo Covid”, ha fatto eco il regista degli Apocrifi, Cosimo Severo. “E’ un viaggio che va fatto, di tanto in tanto continuerò a riproporlo perché è un modo per ricostruire quasi una fotografia dell’immaginario. Molti ragazzi, ma anche adulti, perdendo la memoria visiva del luogo perdono anche la memoria che quel luogo sia davvero esistito e che ci sia stata una città che amava molto i propri cinema”.

Appartiene ancora alla classe dirigente di Manfredonia la capacità di demolire e abbruttire i luoghi della propria storia, anziché preservarli? “Io penso sempre che in questo nostro territorio, la provincia di Foggia, stiamo sempre un passo indietro. Bisogna in qualche modo accelerare, andando in altre direzioni. Però qualcosa sta cambiando: il fatto stesso che il teatro Dalla continui ad esistere ed essere abitato da centinaia di ragazzi ci fa ben sperare”, la risposta di Severo. Tra i presenti, mercoledì sera, il sindaco Domenico la Marca, la decana dell’ufficio cultura Anna Ciuffreda, il consigliere comunale Alfredo De Luca con l’ex assessora Innocenza Starace, numerosi giovani, il regista lucerino Luciano Toriello, l’ex primo cittadino Angelo Riccardi.

“Va riconosciuto alla Bottega degli Apocrifi il merito di aver voluto e prodotto un’esperienza capace di andare oltre il teatro e oltre la semplice celebrazione della memoria. Ha consegnato alla città uno spettacolo che non si limita a ricordare ciò che è stato: ci invita a osservare ciò che siamo diventati”, il commento di Riccardi. “Camminando, avevo la sensazione che dietro le facciate di oggi potessero riaccendersi le insegne del Cinema Pesante con l’Arena Giardino, Fulgor, il Vittoria, l’Arena San Lorenzo, l’Impero e Piscinone. Non erano semplicemente nomi di vecchie sale cinematografiche, ma luoghi nei quali generazioni di manfredoniani avevano imparato a incontrarsi, a emozionarsi, a innamorarsi. Tra un racconto e l’altro del percorso mi è tornato alla mente il racconto di Lucio Dalla, legato al Cinema Impero e alle estati trascorse a Manfredonia. Da bambino, Lucio dormiva in una stanza affacciata sull’arena di via dell’Arcangelo.

Il cinema arrivava fino a lui attraverso il suono prima ancora che con le immagini. Un bambino disteso nel buio che ascolta, oltre la finestra, le storie proiettate sullo schermo. Talvolta quella finestra diventava un passaggio e Lucio riusciva a raggiungere la galleria, entrando quasi di nascosto dentro quel mondo che lo aveva già conquistato. Tra le voci ascoltate nelle sere manfredoniane rimase impressa quella calda e profonda di Marcello Mastroianni, che molti anni dopo avrebbe ritrovato e coinvolto nella sua canzone Cinema. Ho guardato Manfredonia e l’ho vista diversa. Ma non è stata la trasformazione degli spazi a colpirmi, è stato il vuoto. È stata la sensazione che insieme ai vecchi cinema si fosse consumata anche una parte della nostra capacità di stare insieme. Una città non si spegne in un giorno e non per una sola ragione. Si spegne lentamente quando smettiamo di abitarla davvero, quando rinunciamo all’incontro, quando consideriamo inevitabili le strade vuote e quando la memoria diventa soltanto rimpianto, senza riuscire più a generare desiderio. È questa, forse, la forza più profonda dello spettacolo: aver trasformato la nostalgia in una domanda: dove sono i manfredoniani? Cosa sta diventando Manfredonia?”.

“Ho vissuto molto intensamente lo spettacolo”, il commento di Toriello, ideatore e organizzatore del festival Monde. “Abbiamo camminato per le strade di Manfredonia alla scoperta dei luoghi che, tra gli anni Ottanta e i primi Duemila, ospitavano i davvero tanti cinema e arene della città. Luoghi d’incontro, di socialità e di magia, oggi trasformati in banche, parcheggi e altro ancora. A farli rivivere sono state numerose testimonianze ascoltate in cuffia, alcune delle quali raccolte da Cosimo Severo nel corso degli anni. Per qualche ora, quelle sale scomparse hanno ripreso forma davanti ai nostri occhi, come se le luci potessero accendersi ancora una volta e il film stesse per cominciare. E’ stato uno spettacolo capace di ricordarmi quanto sia importante ripensare e custodire i luoghi di socialità destinati ai ragazzi. E quanto sia prezioso il lavoro di compagnie come quella degli Apocrifi. Ho osservato Cosimo mentre camminava con noi: invece di temere o respingere alcuni ragazzi che si avvicinavano con curiosa spavalderia, ha messo loro le cuffie sulle orecchie, provando ad affascinarli e a coinvolgerli. Persone come lui credono davvero nei ragazzi e fanno bene”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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