Un occhio ai conti. Da tenere sempre in ordine. E l’altro al Salary cap, che dalla prossima stagione diventa regola. Ed impone nuovi paletti sotto il profilo economico e finanziario. In casa Foggia è tempo di programmare la stagione che verrà. Che, per fortuna, sarà ancora di C. Ma rivisitato e corretto. In meglio, si spera.
Il torneo che si appresta a mutare pelle: il “Salary cap” si appresta a diventare una delle riforme più importanti introdotte dalla Lega Pro a partire dalla stagione ‘25/26, con applicazione sperimentale nel primo anno a pieno regime dalla prossima stagione. Non si tratta di un tetto “fisso uguale per tutti”, ma di un sistema relativo, cioè legato alla capacità economica di ogni club.
Il principio base è semplice: ogni società può destinare agli stipendi dei calciatori una quota massima del proprio fatturato, e questa quota è fissata al 55% del Valore della Produzione (VP) del club. In pratica più una società fattura, più può spendere in ingaggi; ma sempre entro quel limite.
I parametri principali del regolamento prevedono una spesa massima per stipendi dei calciatori: 55% del Valore della Produzione. Il “Valore della Produzione” è il dato di bilancio (ricavi + altri valori economici) dell’ultima stagione utile. Ad esempio: se un club ha 10 milioni di VP può spendere circa 5,5 milioni in stipendi squadra.
C’è poi anche il Salary cap individuale (tetto ai singoli contratti): oltre al limite di squadra, infatti, esiste anche un controllo sui singoli ingaggi:circa 9.500 € mensili lordi come base, fino a circa 13.500 € mensili lordi tra fisso + variabili. Serve ad evitare che pochi giocatori “sfondino” gli equilibri interni.
Con questo nuovo tetto imposto dalla Lega, il Foggia sta cominciando a prendere confidenza in questi giorni che segnano l’inizio ufficiale della nuova stagione. Gianni Francavilla, che sta per concludere la sua parentesi con l’Audace Cerignola, è già al lavoro per mettere nella condizione il Foggia di rispettare tutti i nuovi parametri imposti, perché il monitoraggio da parte della Lega sarà periodico e prevederà sanzioni economiche in caso di sforamento: le multe confluiranno in un fondo per il sistema (settori giovanili e riequilibrio).
Come cambia, in sostanza, la gestione dei club? E cosa deve fare, d’ora in avanti, il Foggia? Per il sodalizio di Casillo&De Vitto, che si prepara a una stagione delicata dopo la retrocessione e una sempre più probabile riammissione in Serie C, il Salary cap significa soprattutto budget più “scientifico”: non si potrà cioè più costruire una rosa “a sensazione” ed alzare il monte ingaggi senza legame con i ricavi.
Servirà, dunque, per prima cosa definire il Valore della Produzione realistico (sponsor, botteghino, diritti TV, player trading), prima di assemblare una rosa costruita con equilibrio e non solo su nomi. Il Foggia dovrà possibilmente privilegiare contratti sostenibili, utilizzare giovani e giocatori funzionali, evitare gli ingaggi pesanti che “mangiano” il budget.
Di conseguenza servirà dare maggior peso del settore giovanile, finora fin troppo trascurato. Il sistema, difatti, è pensato anche per incentivare i vivai, ridurre la dipendenza da over-30 costosi e premiare chi valorizza i giovani (anche economicamente). Ne deriva che il Foggia dovrà pianificare in modo più rigido il mercato ed ogni acquisto dovrà essere compatibile con il “tetto 55%”, e ci sarà meno margine per colpi last minute “fuori budget in favore dei prestiti e dei parametri zero.
In sintesi il Salary cap in C è un tetto di spesa legato ai ricavi (55%) che pone un limite anche sui singoli stipendi. Si tratta di uno strumento per rendere i club più sostenibili e ridurre le crisi finanziarie. Per il Foggia, come per molte piazze storiche della Serie C, significa una cosa molto concreta: meno “spese emotive”, più progettazione economica e tecnica coerente con i conti.
Sarà la volta buona?
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