Una dichiarazione d’intenti. Questo è stata la conferenza stampa del Foggia di venerdì scorso che ha finalmente acceso i riflettori sulla stagione che verrà. Dopo un’annata traumatica e in un contesto ancora legato alla riammissione in Serie C, Gennaro Casillo e Gianni Francavilla hanno cercato di spostare il dibattito dal contingente alla costruzione di un progetto che sia dilatato nel tempo.
La domanda, però, sorge inevitabile: la strada intrapresa è quella giusta? Ci sono segnali incoraggianti che inducono all’ottimismo, ma anche aspetti che potranno essere giudicati solo dai fatti. Si intravede, ad esempio, il cambio di prospettiva. Che va in netta controtendenza rispetto ad un recente passato. Non si parla più esclusivamente di mercato o di risultati immediati. Casillo ha insistito su concetti che aprono il cuore alla speranza come “identità”, “settore giovanile”, “scuola calcio”, “brand”, “stadio” e “organizzazione”. Pare a tutti gli effetti l’inizio di un cambio culturale importante, perché un club come il Foggia non può vivere ogni estate come un anno zero.
Il secondo aspetto convincente riguarda le professionalità scelte all’interno della governance. L’accoppiata Gianni Francavilla sul piano organizzativo, e il ritorno di Peppino Pavone nell’area tecnica segnano una svolta ideologica perché si fa largo finalmente l’orientamento di affidarsi a figure che conoscono profondamente il calcio e l’ambiente. Anche la scelta di Gaetano Auteri va nella direzione di un allenatore che ha una precisa identità tattica ed una comprovata esperienza in C.
Il terzo punto è il richiamo all’imprenditoria locale. Casillo ha ribadito che il Foggia non può essere sostenuto soltanto dalla proprietà, rilanciando il concetto del “modello Foggia”. È una riflessione condivisibile, anche se negli ultimi anni l’appello è stato ripetuto più volte senza produrre risultati concreti. Finché dunque all’orizzonte non si vedranno nuovi partner strutturali, quello della proprietà resterà solo un semplice auspicio.
Il rovescio della medaglia dice che esistono anche alcuni interrogativi. Il primo riguarda la credibilità del progetto, che nel calcio si conquista con la coerenza tra parole e azioni. Dopo anni difficili che hanno prodotto solo malumore e macerie, la tifoseria resterà alla finestra in attesa che alle parole seguano anche i fatti. Serviranno dunque una campagna di rafforzamento razionale, una società sempre presente ed una squadra competitiva.
Il secondo interrogativo riguarda i tempi. Parlare di settore giovanile, merchandising e valorizzazione del marchio è corretto, ma si tratta di investimenti che producono effetti nel medio-lungo periodo. Nel frattempo il Foggia dovrà affrontare un campionato complesso, e l’ambiente giudicherà inevitabilmente anche i risultati che arriveranno dal campo.
Infine, c’è un quarto elemento che emerge: la volontà di normalizzare il club. Meno proclami, più struttura. È probabilmente ciò che serviva dopo mesi segnati dalle tante emergenze. Se questo approccio sarà accompagnato da continuità gestionale, potrebbe rappresentare una vera svolta.
In conclusione, la direzione indicata appare sensata: costruire prima la società e poi la squadra è un principio che, nel lungo periodo, tende a dare maggiore stabilità. Tuttavia, il calcio vive di verifiche continue. Le idee espresse da Casillo e Francavilla sembrano coerenti e condivisibili; la vera sfida sarà trasformarle in risultati concreti, evitando che rimangano semplicemente un buon manifesto programmatico.
Dopo le delusioni degli ultimi anni, il Foggia ha probabilmente bisogno meno di slogan e più di continuità: se questa sarà mantenuta, allora sì, si potrà dire che la strada intrapresa è davvero quella giusta.
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