Casella e dintorni, l’avvento del nuovo direttore sportivo va nella direzione del rinnovamento a tutto tondo

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La conferenza stampa di presentazione di Alex Casella si lascia alle spalle diversi spunti di riflessione. Più che gli annunci, a colpire è stato il lessico utilizzato: progetto, mentalità, organizzazione, gestione umana, identità. Sono tutti concetti che sembrano voler marcare una discontinuità con il più recente passato.   Basta improvvisazione: è il primo messaggio che si è colto fra le righe nelle parole del dirigente di Borgomanero. Ad emerge un concetto preciso: il Foggia non vuole più essere una società che vive alla giornata. E quando Casella dice che “oggi la difficoltà più grossa non è fare mercato, ma la gestione umana”, insistendo sulla comunicazione interna e sul rispetto dei ruoli, sembra quasi fotografare uno dei problemi storici degli ultimi anni: l’errore non è stato tanto nella scelta dei calciatori, quanto nella mancanza di una struttura capace di sostenerli nel corso della stagione.  È un cambio di paradigma che si sta per intraprendere: prima viene l’organizzazione, poi il mercato. Il secondo messaggio: non si costruisce semplicemente  per salvarsi. Molto significativa in tal senso è stata la frase: “La proprietà mi ha chiesto una cosa che va al di là dell’obiettivo… bisogna costruire qualcosa per alzare l’asticella, è un modo per dire che il Foggia non vuole programmare una stagione di semplice sopravvivenza”. Anzi, Casella ha evitato volutamente di parlare di piazzamenti, insistendo su un concetto più difficile da fare proprio: creare una cultura vincente.  
Interessante anche ciò che Casella ha detto di Gaetano Auteri.

Le sue parole sono state molto misurate: “non è arrivato con la lista della spesa, è professionale, stiamo individuando profili compatibili con le sue idee”. Sembrano dettagli trascurabili, ma raccontano molto. Significa che l’allenatore non detta il mercato, il direttore sportivo non lavora da solo, le scelte saranno sempre condivise. È un equilibrio che nelle società più organizzate rappresenta la normalità.  Auteri detta il profilo, non i nomi. Fra le righe si percepisce anche un’altra indicazione. Il neo-allenatore del Foggia sembra aver chiesto soprattutto determinate caratteristiche: agonismo, intensità, disponibilità al sacrificio, adattabilità alla sua idea di calcio. Casella ha parlato infatti di giocatori “idonei alle sue idee” più che di nomi altisonanti. Questo lascia immaginare un mercato meno costruito sulla notorietà, e più sulla funzionalità.
Il Foggia in questi mesi di riflessione dopo il salto nel buio della D avrà finalmente imparato la lezione?

È ancora presto per dirlo, ma alcuni segnali sono diversi rispetto al passato. In particolare: nessuna promessa eclatante, nessun proclama sulla promozione, attenzione ai processi più che ai risultati, continui riferimenti a identità e organizzazione.Sono elementi già emersi anche in sede di presentazione della nuova stagione, in cui si era parlato di metodo, settore giovanile e recupero dell’identità del club. Naturalmente saranno i fatti a dire se questa impostazione reggerà quando arriveranno le prime difficoltà. L’impressione è che il nuovo Foggia voglia assomigliare più a una società strutturata che a una squadra costruita sull’emergenza. Se il triangolo Società-Pavone-Casella riuscirà davvero a lavorare senza sovrapposizioni e Auteri avrà il tempo di plasmare il gruppo, allora il club potrebbe finalmente interrompere quel ciclo di rifondazioni continue che lo ha caratterizzato negli ultimi anni.

Il vero banco di prova, però, non sarà tanto il mercato di luglio. Sarà capire se tra ottobre e novembre, dopo le inevitabili difficoltà, la società manterrà la stessa linea senza cambiare rotta al primo momento negativo. È lì che si comprenderà davvero se il Foggia avrà voltato pagina, oppure se questo nuovo corso resterà soltanto nelle intenzioni.

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