La Serie A a Foggia è ancora possibile? O dobbiamo abituarci all’idea che trentenni come l’ultimo diventeranno consuetudine, e sarà già un successo rimettere il naso in B solo sporadicamente?
Il nostro viaggio attraverso la crisi infinita del calcio nostrano ospita in questo suo secondo appuntamento il punto di vista autorevole di uno degli allenatori più amati da queste parti: Roberto De Zerbi. Giusto cominciare il giro di orizzonte da chi ormai da oltre un anno è cittadino onorario di Foggia per avere uno spaccato il più possibile verosimile: il tecnico che da qualche mese è tornato in Premier League ad allenare il Tottenham, in rossonero ha vissuto la doppia parentesi di calciatore prima e di allenatore poi. Ed ha avuto dunque tutto il tempo per farsi un’idea sulle ragioni che ormai da così tanto tempo tengono il Foggia lontano dal palcoscenico dorato della massima serie. Il legame tra Roberto De Zerbi e Foggia resta il più intenso della sua carriera.
Pur essendo nato a Brescia, ha più volte definita questa la sua “seconda casa”, un rapporto costruito prima sul campo da giocatore e poi consolidato in panchina. De Zerbi arrivò al Foggia nell’estate del ‘02, e in due stagioni si impose come uno dei giocatori più talentuosi della squadra grazie alla sua tecnica, alla visione di gioco e alla capacità realizzativa. Con la maglia rossonera collezionò oltre 56 presenze e segnò 18 reti, contribuendo alla promozione dalla Serie C2 alla Serie C1 nel ‘03, conquistandosi l’affetto dei tifosi. Nel luglio 2014 tornò da allenatore, avviando un progetto tecnico che avrebbe lasciato un segno profondo. Sotto la sua guida il Foggia si distinse per un calcio offensivo, basato sul possesso palla, pressing alto e valorizzazione dei giovani. Arrivarono così la vittoria della Coppa Italia Lega Pro nel ‘16; il secondo posto in campionato nella stessa stagione che valse la finale playoff per la promozione in Serie B, persa contro il Pisa. Nonostante la mancata promozione, quella squadra è ancora ricordata come una delle più spettacolari degli ultimi anni.
L’esperienza di De Zerbi a Foggia terminò nell’agosto ‘16 per divergenze con la società. Anche dopo aver allenato club come Sassuolo Calcio, Brighton e Olympique de Marseille, De Zerbi ha continuato a manifestare pubblicamente il proprio affetto per Foggia. In diverse interviste ha ricordato la città come un luogo fondamentale per la sua crescita personale e professionale. Nel ‘24 espresse inoltre una sentita vicinanza alla comunità foggiana dopo la tragica morte di quattro giovani tifosi in un incidente stradale, gesto che contribuì ulteriormente a rafforzare il legame con la città. L’8 gennaio ‘25 il Consiglio comunale approvò all’unanimità il conferimento della cittadinanza onoraria, riconoscendone non solo i meriti sportivi ma anche il forte attaccamento dimostrato verso la città negli anni. La cittadinanza onoraria rappresenta il riconoscimento istituzionale di un rapporto che, nato sui campi di calcio nei primi anni Duemila, è diventato nel tempo un legame affettivo e identitario tra Roberto De Zerbi e la città di Foggia.
Quando Foggia chiama, De Zerbi risponde sempre presente...
Inevitabile che sia così, questa città rappresenta una parte fondamentale della mia vita, non soltanto professionale. Mi sento tuttora profondamente legato alla città e ai suoi tifosi, l’affetto ricevuto negli anni non si è mai affievolito e questo sinceramente non posso dimenticarlo. Ogni volta che posso, dunque, torno con piacere, Foggia continua a occupare un posto speciale nel mio cuore e nei miei pensieri.
Meglio il De Zerbi calciatore in rossonero, o l’allenatore?
Sono stati due momenti diversi della mia carriera, diversi fra loro ma comunque complementari. Nei panni di calciatore la gente ha conosciuto un ragazzo estroverso, che con il pallone fra i piedi provava a divertire. Quando sono ritornato dieci anni dopo ero un’altra persona. Avevo maturato altre esperienze importanti, ero maturato. Nel frattempo anche Foggia calcisticamente era cambiata, veniva da un periodo difficile e cercava di rialzare la testa. I miei esordi sulla panchina rossonera non sono stati semplici, le difficoltà iniziali sono state notevoli, costruire una squadra riconoscibile ha chiesto impegno e sacrificio. Tornare per me non significava solo vincere, ma creare un’identità di gioco capace di entusiasmare il pubblico e di valorizzare i calciatori.
Qual è oggi il calcio di De Zerbi?
Ci sono alcuni principi che mi accompagnano da sempre: il possesso palla, che deve avere uno scopo e non essere fine a sé stesso; il coraggio nel costruire dal basso che per il sottoscritto era e rimane irrinunciabile; gli errori è giusto che ci siano, e fanno parte del percorso di crescita; un allenatore deve convincere i giocatori attraverso il lavoro quotidiano, non soltanto con i risultati. Resto fedele a questi concetti, che ovviamente in tutti questi anni ho cercato di affinare ulteriormente con l’esperienza maturata sul campo.
Foggia 30 anni fa era un laboratorio di idee, addirittura l’avevano definita l’Università del calcio italiano. Adesso vivacchia in C: dopo Zeman l’involuzione è stata netta...
Beh, lui ha segnato un’epoca, è stata enorme l’influenza esercitata dal tecnico boemo sulla formazione calcistica di tanti allenatori che si sono ispirati a Zeman. Negli anni ‘90 una formidabile congiuntura astrale ha permesso a Foggia di vivere una delle parentesi più significative della storia, ma poi è seguito un lungo periodo di eclissi dal quale è stato complicato risollevarsi. Ora intravedo ad esempio segnali di ripresa...
Che stia per cambiare finalmente il vento?
Ho seguito come sempre l’ultima stagione dei rossoneri che ha avuto un epilogo amarissimo con la retrocessione. Ho la sensazione però che il periodo buio stia per finire, e che il club stia per ritrovare stabilità societaria e tecnica. Foggia meriti di tornare ad avere ambizioni importanti.
Ci stai forse dicendo che prima o poi torneranno i tempi belli, e magari il Foggia riabbraccerà anche la Serie A?
Prima o poi accadrà, lo dice la storia del club. Ma bisogna procedere per step, senza illudersi. È fondamentale costruire un progetto credibile prima ancora di inseguire risultati immediati. Credo che se si sposa questa filosofia, il corso degli eventi possa finalmente cambiare.
Di Foggia cosa ti resta?
Il clima dello stadio Zaccheria nelle partite più importanti, il gruppo costruito all’interno dello spogliatoio, la crescita esponenziale di diversi giocatori durante la mia gestione. E poi l’entusiasmo che si respirava in città...
A proposito: al meraviglioso popolo rossonero De Zerbi cosa si sente di dire?
Con loro il rapporto è rimasto sempre autentico e spontaneo. Quando torno mi sento sempre a casa, essere riconosciuto per strada mi procura una profonda soddisfazione, vuol dire che evidentemente ho lasciato qualcosa di positivo. Il mio calcio da voi ha fatto breccia, e questo non posso dimenticarlo. Non so quando, ma un giorno tornerò.
Chissà, forse per restarci…
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