Tutti a Vieste guardano il mare. L’osservano, lo fotografano, lo attraversano a nuoto, lo raccontano d’estate come cartolina e d’inverno come nostalgia. Oltre a questo, però, c’è anche “un altro mare”, che non si vede passeggiando sul litorale: quello sotto la superficie, dove finiscono plastica, reti, relitti, biodiversità, paura e meraviglia. È lì che Michele Urbano ha deciso di piantare - in senso figurato - la sua bandierina, creando nel 2023 l’ASD Vieste Scuba Explorers. Urbano, 32 anni, il mare lo abita da quando era bambino: “Quest’anno faccio vent’anni dal mio primo brevetto: l’ho preso a 12 anni, in Francia”, racconta a l’Attacco. Ha fatto il militare, l’esperienza da incursore, il lavoro da sommozzatore nei vigili del fuoco francesi, le immersioni in acque contaminate, finanche all’attività da sommozzatore professionista sulle piattaforme. Poi il ritorno a Vieste, con un’idea precisa in testa: portare qui la subacquea ricreativa, farla uscire dalla nicchia, toglierle quella patina da sport per pochi e trasformarla in una porta d’accesso al territorio: “Vieste è una città di mare, ma mancava da anni una cultura di quello che c’è sotto la superficie”, spiega. In più di tre anni l’associazione ha rilasciato 132 brevetti e oggi conta una quarantina di soci attivi. Gente di Vieste, ma anche di Peschici, Rodi, Vico, Foggia, San Severo, San Giovanni Rotondo. Una piccola comunità subacquea garganica, nata quasi controvento, in un posto dove il mare è ovunque ma non sempre viene conosciuto davvero: “Il mio obiettivo iniziale era farlo conoscere prima ai locali - dice Urbano - perché sono loro i primi che devono prendersene cura”.
Uno dei progetti più forti è quello con la scuola. Si chiama “Vieste Underwater Experience - La subacquea incontra la scuola” ed è realizzato con l’Istituto Fazzini-Giuliani e il sostegno del Comune, che finanzia le borse di studio. Il meccanismo è semplice e potente: studenti selezionati attraverso rendimento e colloquio motivazionale, corso, brevetto Open Water e un’esperienza unica, che ha visto il primo anno otto borse, poi altre otto, quest’anno dodici. “Quando ero piccolo a Vieste non potevo permettermi un brevetto. In Francia, grazie alla scuola, ebbi questa possibilità. Mi sono detto: perché non darla anche ai ragazzi di qui?”- commenta Michele. Il brevetto può valere punteggi nei concorsi e può aprire strade, oppure diventare una spinta anche personale. Urbano racconta di ragazzi che, grazie a quell’esperienza, hanno ritrovato socialità, amicizie, fiducia. È qui che il mare diventa palestra educativa: anatomia, fisica dei fluidi, biologia, navigazione, meteorologia. Tutto quello che a scuola spesso resta teoria, sott’acqua prende corpo.
Poi c’è il fronte ambientale. La Vieste Scuba Explorers organizza eventi “Against Debris”, pulizie dei fondali, collaborazioni con Guardia di Finanza, Capitaneria, Marina Militare, associazioni e cittadini. In una delle iniziative sono stati raccolti circa 300 chili di plastica, rifiuti e materiali inquinanti. Ma Urbano ci tiene a chiarire: “Non andiamo in mare a raccogliere cose alla rinfusa, seguiamo protocolli, con WWF e PADI. I rifiuti vengono riconosciuti, pesati e analizzati. Si tratta a tutti gli effetti di citizen science”. Tutto deve essere rigoroso, vale a dire fatto bene, con metodo. L’altro canale è la fotografia subacquea, che coglie piccoli esseri, branchi, fondali, colori che molti viestani non immaginano nemmeno di avere sotto casa. Uno scatto realizzato nelle acque di Vieste è arrivato primo nella categoria del concorso fotografico “Ho visto la Puglia così”; un altro, presentato al Salone Internazionale della Subacquea di Parigi, è finito tra i primi venti su 380 nella categoria macro.
Ad agosto, tra il 7 e il 9, l’associazione punta a portare a Marina Piccola una grande mostra con una quarantina di scatti locali, allestita come un percorso a forma di conchiglia. Un progetto finalizzato a far vedere che sotto il livello del mare si cela un patrimonio vivo da conoscere e difendere.
Sul tema sicurezza Urbano non fa il venditore di sogni. La subacquea, dice, è per tutti, ma non è un gioco. Prima si fa la prova in piscina, dove gli spazi sono confinati. Occorre un addestramento e il certificato medico è richiesto sempre, anche quando gli standard consentirebbero di fermarsi all’autocertificazione: “Noi lo chiediamo comunque. Costa trenta euro, ma è una cosa che va fatta”. Asma, problemi cardiaci, polmonari, crisi epilettiche sono alcune delle condizioni che possono limitare o impedire l’immersione. Quando invece si parte, lo si fa per gradi: piscina, mare, primo livello fino a 18 metri, e solo in seguito (eventualmente) si scende a 30-40 metri. Nessun’improvvisazione: “La subacquea è uno sport per tutti, ma bisogna rispettare i protocolli. La prima causa degli incidenti è l’eccesso di confidenza”.
Nel programma 2026-2027 ci sono nuovi viaggi, Maldive, Baia con archeologia subacquea, Mar Rosso, iniziative di pulizia, un progetto WWF sulle reti fantasma, la mostra fotografica, nuove edizioni scolastiche Charlie e Delta. Si affaccia anche il sogno di una piscina coperta a Vieste, che permetterebbe di lavorare tutto l’anno senza dover cercare spazi a Manfredonia, Foggia o San Nicandro.
In questi quasi quattro anni di attività la Vieste Scuba Explorers si è presa il suo spazio ed è riuscita a coinvolgere un pezzo di comunità.
Dopotutto Vieste non finisce sulla riva, continua anche sotto.
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