Proseguono senza sosta le ricerche dell’uomo di 82 anni scomparso nella Foresta Umbra mentre era impegnato nella raccolta di funghi. A oltre quarantotto ore dall’ultimo contatto utile, il vasto dispositivo di soccorso messo in campo nell’area di Coppa Croce, nel territorio di Vico del Gargano, continua a battere sentieri, radure e zone boschive nella speranza di individuare il disperso.

Nella notte tra il 24 e il 25 giugno 2024 – al termine della serata in cui in tutta Italia si festeggiava la qualificazione della Nazionale agli ottavi di finale dei campionati europei di calcio, conquistata al novantottesimo minuto contro la Croazia – Egidio Robortaccio, di 25 anni, perdeva la vita a Foggia dopo essere caduto dall’autovettura in movimento sulla quale viaggiava come passeggero.

La paura è arrivata prima del corteo. Si è infilata nelle vetrine svuotate, dietro i pannelli montati a protezione degli ingressi, nelle decisioni dei commercianti di chiudere al passaggio dei manifestanti. A Bari il sabato dello shopping ha cambiato volto: il salotto della città si è ritrovato a fare i conti con l’ombra dei saccheggi di Milano, con gli appelli circolati sui social e con un’attesa che, per ore, ha tenuto insieme passeggio e apprensione. Poi sono arrivati la manifestazione, alcune decine di giovani lungo le strade del centro, qualche momento di tensione e infine lo scioglimento al Molo San Nicola. Senza incidenti. È stato questo l’epilogo di una giornata surreale, nella quale il timore delle violenze ha inciso sulla vita della città molto prima che qualcuno iniziasse a sfilare. Già dalla tarda mattinata, via Sparano ha mostrato i segni delle precauzioni. Prada ha oscurato le vetrine con pannelli, Gucci le ha svuotate e ha trasferito la merce, pur mantenendo possibile l’accesso al negozio.  Anche altre attività si sono protette: Sephora ha utilizzato il legno per schermare alcune superfici, Foot Locker ha adottato misure di sicurezza dopo i saccheggi subiti dalla catena a Milano il sabato precedente. Nel cuore commerciale del capoluogo, gli allestimenti hanno lasciato spazio alle protezioni. Il lusso è arretrato dietro le barriere, mentre fuori hanno continuato a passare clienti, famiglie e persone dirette ai locali.Il contrasto ha restituito l’immagine più straniante della giornata: le insegne illuminate sopra gli espositori vuoti, le porte ancora aperte accanto alle vetrine schermate, la normalità degli acquisti condizionata dalla possibilità di dover interrompere tutto. Per i commercianti è stato un sabato trascorso a osservare anche ciò che accadeva fuori, oltre la soglia. Per chi ha attraversato il centro, il consueto percorso tra negozi e locali si è trasformato in una passeggiata tra pattuglie, controlli e precauzioni. La città, inizialmente, ha provato a conservare le proprie abitudini. Bar e ristoranti hanno lavorato, il passeggio è proseguito, ma il dispositivo di sicurezza è apparso ben visibile. 

“Il Sud si ferma, ma proprio così afferma il suo movimento”. Franco Arminio, poeta e paesologo, sintetizza con un paradosso il significato della protesta che in queste settimane vede mobilitarsi autotrasportatori e agricoltori, soprattutto nel Mezzogiorno. Una mobilitazione nata da difficoltà concrete, a partire dal caro-carburante e dai costi che gravano su chi lavora e produce, ma che, nella sua lettura, porta alla luce una crisi più profonda: quella di un modello economico e sociale che genera solitudine, indebolisce le comunità e lascia sempre più persone senza un’effettiva rappresentanza. Arminio, da anni impegnato a raccontare la fragilità e la bellezza dei piccoli paesi e delle aree interne, invita a guardare oltre le ragioni immediate della protesta. Il disagio di chi trasporta merci e di chi coltiva la terra non può essere separato dalle contraddizioni di un sistema dominato dal consumo, dalla concentrazione delle ricchezze e da una politica spesso ripiegata sulla propria sopravvivenza. Né può essere liquidato come un’emergenza improvvisa: le difficoltà esistevano anche prima che esplodessero nelle piazze e lungo le strade. In questa sua intervista a l’Attacco, il poeta originario di Bisaccia, fondatore della Casa della Paesologia, richiama anche la responsabilità di chi racconta la realtà: giornalisti, intellettuali e analisti devono recuperare il contatto diretto con le persone, ascoltare e osservare, senza affidarsi soltanto agli schermi e ai social network. Una riflessione che si intreccia con il suo impegno contro lo spopolamento dei piccoli centri, affidato anche a un manifesto in 30 punti, e con il legame profondo con il Mezzogiorno, terra di appartenenza e di bellezza, ma anche di problemi che attendono risposte. Le proposte di Arminio si collegano idealmente alle ragioni della protesta di agricoltori e autotrasportatori: dal sostegno ai piccoli produttori e alle filiere locali, con l’obiettivo di trasformare le risorse dei territori in opportunità di lavoro, alla necessità di garantire servizi essenziali, dai trasporti alla sanità e alla scuola. Perché il disagio economico si intreccia con la qualità della vita e con la possibilità stessa di restare nei luoghi in cui si è nati o si è scelto di vivere. Centrale, inoltre, è il richiamo a restituire alle comunità un ruolo nelle decisioni che le riguardano, rafforzando la rappresentanza dei piccoli comuni e il coinvolgimento dei cittadini nella gestione delle risorse. Un impegno per la tutela del paesaggio e la valorizzazione delle aree interne riconosciuto anche con il conferimento, lo scorso 22 ottobre, del Premio speciale “Patrimonio Vivente 2026”, a Villa Rufolo, a Ravello, nell’ambito della XXI edizione di Ravello Lab – Colloqui internazionali, dedicata al tema “Memoria e Contemporaneità. Attraversare l’arte”.

La protesta degli autotrasportatori e degli agricoltori sta attraversando l’Italia, con una particolare intensità nel Mezzogiorno. Se dovesse raccontare con un’immagine il Sud che resiste e scende in piazza, quale le verrebbe in mente?
È curioso: esiste un’immagine del Sud come realtà immobile. Oggi siamo di fronte a un rovesciamento, che dimostra quanto questa rappresentazione sia superficiale. Il Mezzogiorno ha molti problemi, ma è anche una realtà molto dinamica. Ecco il paradosso: il Sud, considerato immobile, si ferma, ma proprio così afferma il suo movimento, per ragioni che conosciamo. 

“In queste ore Facebook è pieno di foto della nostra amata quercia secolare distrutta dal downburst che ieri si è abbattuto su Vico del Gargano. È giusto darle attenzione, perché è un pezzo della storia del nostro paese. Ma mi chiedo: chi sta dando voce alle persone che stanno vivendo situazioni drammatiche, a chi ha perso tanto e a chi ha paura di perdere anche la propria casa?”, ha scritto Alessia Del Conte.

All’indomani della violenta tromba d’aria che nel tardo pomeriggio di sabato ha colpito il centro garganico, Vico del Gargano si è risvegliata tra rami spezzati, tetti danneggiati e detriti ancora disseminati in alcune aree del paese. Il bilancio, per fortuna, non registra feriti, ma restituisce l’immagine di una comunità che per diversi minuti ha vissuto momenti di autentica paura.

Michele Finizio, dai microfoni de l’Attacco, nei giorni scorsi aveva lanciato un appello a tutte le istituzioni per attenzionare la problematica, per quello che concerne la sana concorrenza nei prezzi dei carburanti, visto che i distributori indipendenti, cosiddette “pompe bianche”, non sono messe nelle condizioni di tenere i prezzi delle note etichette, perché già pagano salato il prodotto all’acquisto che, con l’IVA e il ricarico di pochi centesimi, supera il prezzo calmierato dalla grandi compagnie.

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