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E’ iniziata coi primi eventi e con l’attività di ristorazione, lounge bar e balneazione – nel solito pienone - l’estate 2026 dei Bagni Bonobo di Siponto, il cuore della movida del Golfo, nonostante la terza interdittiva piombata sull’impresa Biessemme srl il 13 aprile scorso. La presenza di Francesco Romito tra i soci continua da otto anni a rappresentare il motivo per cui la Prefettura di Foggia e il Gruppo interforze ritengono persista il rischio di infiltrazioni mafiose. Sono state molteplici le interdittive antimafia adottate dalla Prefettura foggiana nei confronti dei Romito, da quelle relative a Bagni Bonobo e al ristorante Guarda che luna che era gestito da Michele Romito (padre di Francesco) fino agli atti riguardanti la sorella di quest’ultimo Grazia Romito per le sue agenzie di onoranze funebri. Una famiglia, quella del boss Mario Luciano (fratello di Michele e Grazia) ucciso nella strage di mafia del 9 agosto 2017, su cui l’attenzione degli inquirenti e dell’UTG persiste in maniera costante. Soltanto per Biessemme si tratta della terza interdittiva. A pesare è stato sicuramente quanto emerso negli ultimi anni dall’inchiesta “Giù le mani” di Procura di Foggia e Guardia di Finanza, nel cui processo penale adesso in corso presso il Tribunale daunio tra gli imputati figura Michele Romito. La prima interdittiva per Biessemme srl risale al lontano 2018, confermata ad aprile 2022 (4 anni e 3 prefetti dopo la prima), quando - nonostante il Tribunale delle imprese di Bari dovesse ancora esprimersi all’esito del biennio di controllo giudiziario - l’allora prefetto Carmine Esposito tirò fuori il nuovo cartellino rosso. Ma per la Prefettura quella vicenda ebbe un epilogo amaro, perché a luglio 2022 il TAR Puglia annullò l’interdittiva, con grande soddisfazione di Checco Romito e dei suoi soci Antonio Conoscitore e Pasquale Emanuele Capuano. Ad aprile scorso il terzo atto cui subito seguì da parte del Comune la revoca delle S.C.I.A. del 2015 per attività di stabilimento balneare e annessa attività di somministrazione di alimenti e bevande in viale Lungomare del Sole.

“Questa indagine, per quanto riguarda la dottoressa Denise Decembrino, si fonda evidentemente su un errore investigativo, che ha portato a confondere i fatti”. A parlare a l’Attacco è il noto penalista foggiano Paolo D’Ambrosio, legale della dirigente di Palazzo Dogana. Il riferimento è all’articolo pubblicato su queste colonne sabato scorso, in cui rispetto all’ente Provincia di Foggia si ricordava come da giorni le Fiamme gialle si stanno recando negli uffici, un via vai che è collegato all’ampia indagine della Procura daunia (pm Giuseppe Mongelli) e della Guardia di Finanza su presunti episodi di corruzione, turbativa negli appalti pubblici, induzione indebita, falso, omissione di atti d’ufficio, frode nelle pubbliche forniture, truffa e reati in materia di lavori pubblici. Si tratta dell’inchiesta che attiene soprattutto al Comune di San Marco in Lamis. Gli inquirenti sospettano che il sindaco sammarchese Michele Merla, indagato, abbia indotto il Comune di San Marco e l'ente Provincia a commissionare disinfestazioni scolastiche, in assenza di oggettive e reali esigenze connesse alla pubblica igiene e alla salubrità degli ambienti, in favore di Urbano chimica srl cui avrebbe precedentemente promesso tali interventi. Secondo chi indaga, questa indebita induzione sarebbe stata attuata dal sindaco col concorso di Costanzo Cascavilla, preside dell'istituto superiore Giannone anch’egli indagato, il quale avrebbe redatto la richiesta di disinfestazione straordinaria alla Provincia dal contenuto ideologicamente falso, e col concorso della dirigente della Provincia Denise Decembrino (indagata), che ha emanato un provvedimento per la chiusura degli istituti di istruzione secondaria superiore a San Marco in Lamis, anch’esso per il pm dal contenuto ideologicamente falso perché a conoscenza del fatto che la richiesta di disinfestazione straordinaria avanzata da Cascavilla fosse basata su esigenze di igiene e salute pubblica che sarebbero state inventate da Merla.

A San Marco in Lamis sono numerosi gli interrogativi sollevati dall’indagine di Procura di Foggia e Guardia di Finanza su presunti episodi di corruzione, turbativa negli appalti pubblici, induzione indebita, falso, omissione di atti d’ufficio, frode nelle pubbliche forniture, truffa e reati in materia di lavori pubblici. Tra gli indagati, com’è noto, ci sono diverse persone per fatti legati al paese garganico, a partire dal sindaco piddino Michele Merla (ad un anno dalle elezioni comunali del 2027), dal dirigente comunale Antonio Del Mastro, dall’ex dirigente comunale Tullio Daniele Mendolicchio (oggi al Comune di Foggia), dal funzionario comunale Giuseppe Martino e dal dirigente scolastico dell’istituto Giannone, Costanzo Cascavilla. In Comune non paiono finora esser state adottate misure di sospensione cautelare preventiva volte a tutelare l’ente fino all’accertamento giudiziario dei fatti. Eppure le questioni oggetto dell’inchiesta sono pesantissime, come quella che riguarda l'attuale dirigente del settore lavori pubblici e manutenzione, ovvero l’ingegnere Del Mastro, che per gli inquirenti avrebbe falsamente attestato l'assenza di causa e incompatibilità tra l'ufficio pubblico ricoperto e l'essere socio di Res Aedificatoria Real Estate srl, società che ha in corso di realizzazione un complesso residenziale nel paese garganico. Inoltre, la realizzazione del complesso immobiliare avrebbe comportato la commissione di gravi illeciti superati formalmente con la redazione dell'attuale Piano urbanistico generale del Comune sammarchese, atto che sarebbe viziato da irregolarità e omissioni di natura tecnica. 

Emma Bonino, storica leader radicale e figura centrale delle battaglie civili italiane, è morta a 78 anni dopo un nuovo ricovero d’urgenza a Roma. La fondatrice di +Europa, già ministra, commissaria europea e parlamentare per oltre mezzo secolo, era stata soccorsa nella sua abitazione il 7 settembre e trasportata in codice rosso all’ospedale Santo Spirito, dove le sue condizioni erano apparse critiche. Negli ultimi anni aveva affrontato diversi problemi respiratori, dopo aver superato nel 2023 un tumore al polmone diagnosticato nel 2015. 

La nuova fiammata di femminidi registrata negli ultimi giorni in Italia, praticamente a tutte le latitudini del Paese, sta portando ancora una volta al dibattito nazionale che anche numericamente non accenna a diminuire, nell’ambito di un contesto di sopraffazioni che per fortuna non sempre sfociano in tragedie e gesti definitivi. Uno di questi casi recentissimi è sicuramente quello dell’altro giorno a Lucera, dove un uomo di 46 anni è stato arrestato dai carabinieri di Lucera per maltrattamenti in famiglia, lesioni personali aggravate e violenza sessuale aggravata, secondo quanto rilevato dal pubblico ministero della procura di Foggia che ha chiesto e ottenuto dal gip del tribunale la detenzione in carcere, dopo le indagini condotte dai militari della locale Stazione. E proprio da Via San Domenico hanno rinnovato l'invito a riferire situazioni di difficoltà subite personalmente: ormai tutte le forze dell'ordine (e l'Arma in particolare che dispone di strutture e professionalità interne appositamente formate) sono preparate a gestire i casi da “Codice Rosso” che purtroppo si verificano sempre più frequentemente. Negli ultimi due anni, solo nel territorio della Compagnia di Lucera, i provvedimenti eseguiti sarebbero circa una quarantina.
La ricostruzione dell’arresto di giovedì scorso parla addirittura di 25 anni di vessazioni, umiliazioni, insulti e minacce (anche di morte) nei confronti della moglie, con la quale l’uomo era divorziato seppur convivente sotto lo stesso tetto del quartiere Porta Croce, atteggiamenti che spesso sarebebro stati tenuti anche davanti ai due figli, a loro volta vittime di soprusi e angherie ingiustificate.

Aveva 24 anni ed era un lavoratore tunisino regolarmente presente in Italia. Il 28 agosto si è tolto la vita nella foresteria per lavoratori stranieri del Villaggio Don Bosco, in agro di Lucera. Il giovane proveniva dal ghetto di Borgo Mezzanone. Sulla vicenda è intervenuta la Flai Cgil, che ha espresso cordoglio per la morte del ragazzo e ha collegato il dramma alle condizioni di vita e di lavoro vissute da molti migranti impiegati nelle campagne della Capitanata. Secondo Matteo Bellegoni, responsabile delle politiche migratorie e della legalità del sindacato, non si tratterebbe di una fatalità isolata, ma dell’esito di un contesto segnato da precarietà, sfruttamento, difficoltà burocratiche e marginalità sociale.

I Carabinieri Forestali hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa l’11 settembre dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Foggia su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di un volontario di un’associazione impegnata anche nello spegnimento degli incendi boschivi, residente a Vieste.

L’Associazione di volontariato e di Protezione Civile Pegaso Vieste, in relazione alle notizie diffuse dagli organi di informazione nelle ultime ore ritiene doveroso intervenire pubblicamente, con il massimo senso di responsabilità e con il rispetto che una vicenda così delicata richiede.

C'è uno sviluppo importante sulle indagini per gli incendi che hanno segnato l’estate viestana. Un uomo di 33 anni (classe '92), volontario nel settore della protezione civile, è stato arrestato nella tarda serata di ieri, venerdì 11 settembre, nell’ambito dell’inchiesta condotta dai Carabinieri forestali sui roghi divampati nell’agro di Vieste tra luglio e agosto. Tra gli episodi che gli verrebbero contestati figurano i due incendi in località Carabella - nelle immediate vicinanze del lungomare Europa - del 31 luglio e del 12 agosto, quando le fiamme, spinte dal vento verso la fascia costiera, avevano minacciato la vegetazione e reso necessarie alcune evacuazioni precauzionali. Ma sulla figura dell’uomo emerge adesso un particolare che rende la vicenda ancora più singolare: avrebbe partecipato personalmente alle operazioni di spegnimento di entrambi quei roghi. È quanto riferiscono a l’Attacco persone che lo conoscono da anni e che, dopo la notizia dell’arresto, descrivono un clima di totale incredulità: "Se avessi dovuto chiamare qualcuno per dare una mano durante un incendio, mi sarei rivolto lui", racconta una delle persone a lui vicine, "è sempre stato disponibile, è l’ultima persona alla quale avremmo pensato", riferisce un'altra fonte.

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