Foggia, processo per presunte tangenti in Comune: l’imprenditore Azzariti (teste) assente e udienza rinviata

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La deposizione del teste Luca Azzariti - prevista nell’udienza tenutasi ieri mattina presso la Corte d’Assise del Tribunale di Foggia - è stata rinviata al 21 febbraio 2024. Questo perché lo stesso Azzariti ha presentato mediante il suo legale un certificato medico di indisponibilità.

E dunque verrà ascoltato dal giudice Armando Dello Iacovo tra circa due mesi l’imprenditore che avrebbe subìto tentata concussione da parte dell’ex Sindaco di Foggia Franco Landella rispetto all’appalto della pubblica illuminazione per cui il politico è accusato di aver compiuto “atti idonei in modo non equivoco a costringere Luca Azzariti, agente per conto della società Gi.One Spa a consegnargli denaro, richiedendogli dapprima 500mila euro e poi 300mila euro”. Assente giustificato, ieri mattina, anche Gallo, perito addetto alla trascrizione delle intercettazioni afferenti alla stessa vicenda.

E’, ad ogni modo, emersa qualche novità nell’ultima udienza del processo ordinario contro il presunto giro di tangenti a Palazzo di Città, che vede imputati, oltre a Landella e alla moglie Daniela Di Donna, anche l'ex presidente del consiglio comunale, Leonardo Iaccarino, con altri 11 soggetti tra ex amministratori pubblici, ex dipendenti comunali e imprenditori. Innanzitutto è stato riunito con il filone processuale principale il procedimento a carico della società Tonti Raffaele Coer Srl, che risponde per responsabilità amministrativa e che a processo è rappresentata dall’avvocata Cinzia Talamo.

In più, dall’avvocato Roberto Eustachio Sisto (difensore, in tandem con l’avvocato Michele Curtotti, dell’ex Sindaco di Foggia) e dal legale Umberto Forcelli (a difesa dell’imprenditore Paolo Tonti) sono state ancora una volta sollevate eccezioni sull’utilizzabilità delle intercettazioni confluite nel fascicolo processuale. A spiegare a l’Attacco i dettagli della questione sono stati gli stessi legali una volta usciti dall’aula di Tribunale. "E' una questione squisitamente di natura tecnica – ha riferito l’avvocato Sisto -. Noi riteniamo che, come già più volte ribadito in precedenza, alla difesa nel merito debba accompagnarsi anche il rispetto di regole e norme processuali, e dunque che, con riferimento alla vicenda Azzariti, l’iscrizione (di Landella nel registro degli indagati, ndr) antecedente all'entrata in vigore della cosiddetta legge Bonafede comporti inevitabilmente l’inutilizzabilità di parte delle intercettazioni. Si tratta di una questione che il Tribunale di Foggia, con la solita attenzione e pacatezza affronterà. Restiamo convinti che questo sia soltanto uno dei tasselli che compongono e comporranno il mosaico della difesa nell'interesse di Franco Landella”.

Per parte sua, anche l’avvocato Forcelli è entrato nel merito dell’eccezione sollevata dinanzi alla Corte. “Abbiamo sollevato nuovamente l’eccezione di inutilizzabilità di tutte le intercettazioni che sono state raccolte – ha spiegato a l’Attacco - perché a nostro avviso il decreto attraverso il quale sono state utilizzate è affetto da nullità. Si tratta, in particolar modo, del decreto della dottoressa Castellabate, perché laddove autorizza l'intercettazione sull'utenza telefonica di Iaccarino lo fa sulla base di indizi che derivano comunque da intercettazioni che secondo la sentenza Cavallo, all'epoca vigente, erano inutilizzabili in quanto non avevano nessun tipo di connessione con il reato principale, quello inserito, cioè, nella vicenda nella quale fu coinvolto l’ex assessore Bove. Dunque, non essendoci alcun tipo di connessione Castellabate non avrebbe potuto utilizzare gli indizi emergenti da simili intercettazioni per disporre nuove autorizzazioni in materia. Ecco perché oggi abbiamo ritenuto opportuno sollevare di nuovo la questione”, ha concluso sul punto Forcelli.

Dello Iacovo, nel merito, si è riservato di prendere una decisione che verrà comunicata alla prossima udienza. In aula, ad ogni modo, la pm Roberta Bray (che insieme al collega Enrico Infante rappresenta l’accusa) ha chiesto al giudice il rigetto in forma e sostanza delle eccezioni difensive, chiedendo inoltre che “nelle prossime udienze non si indugi più nell’affrontare questioni già risolte in precedenza” e che “non rientri dalla finestra ciò che era già uscito dalla porta”.

Gli altri imputati nel procedimento contro la presunta tangentopoli foggiana sono gli ex consiglieri comunali Dario Iacovangelo e Antonio Capotosto; e poi ancora Giuseppe Melfi, Francesco Landini, Giada Pirazzini, Donatella Iaccarino, Giuseppe e Potito Casparrini, Michele De Carlo.

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