A quasi tre settimane dalla sparatoria che aveva scosso il centro storico di Vieste, è arrivata una prima svolta investigativa. I Carabinieri della Tenenza di Vieste hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione della misura cautelare del collocamento in una comunità per minori nei confronti di un ragazzo di 17 anni del posto, ritenuto gravemente indiziato di lesioni aggravate e porto abusivo di arma da fuoco in relazione al ferimento avvenuto nel pomeriggio del 9 giugno, in piazza Vittorio Emanuele II, davanti agli occhi attoniti di astanti e turisti. Si tratterebbe di F.P., viestano, residente nella zona del Borgo Ottocentesco, già noto nella zona e alle forze di polizia per precedenti comportamenti violenti (non è dato a sapersi se gli stessi si siano mai tradotti in procedimenti giudiziari).
Un suo prossimo congiunto risulterebbe inoltre anch’egli coinvolto in vicende giudiziarie, essendo stato raggiunto nel 2019 da una misura cautelare nell’ambito dell’operazione denominata “Neve di marzo”. Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale per i Minorenni di Bari, su richiesta della Procura minorile, al termine dell’attività investigativa condotta dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Manfredonia con il supporto della Tenenza di Vieste. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori attraverso l’analisi dei filmati di videosorveglianza, le testimonianze raccolte e gli altri accertamenti svolti, il minorenne avrebbe estratto una pistola custodita in un marsupio durante un diverbio con un altro uomo, esplodendo un colpo che lo ha raggiunto e ferito a un braccio. Subito dopo si sarebbe allontanato a piedi tra le vie del centro storico.
La vittima, il quarantaduenne italo-marocchino Hechmi Hdiouech - già noto alle cronache poiché condannato in primo grado a undici anni e sei mesi di reclusione nell’ambito del processo “Omnia Nostra”-, era stata trasportata in ospedale e sottoposta alle cure del caso. Le sue condizioni non erano risultate tali da far temere per la vita, per cui era stato prontamente dimesso con una prognosi di 10 giorni.
L’ipotesi di reato contestata dalla Procura riguarda, almeno in questa fase, le lesioni aggravate e il porto abusivo dell’arma da fuoco. Non compare invece la contestazione del tentato omicidio, scelta che rientra nelle valutazioni dell’autorità giudiziaria sulla base degli elementi raccolti e dell’entità delle lesioni riportate dalla persona ferita. Tuttavia la qualificazione giuridica dei fatti non è definitiva. Nel corso delle indagini e dell’eventuale processo il capo d’imputazione potrà essere modificato dalla Procura qualora emergano nuovi elementi investigativi o nuove chiavi interpretative.
Il giovane non è stato arrestato nell’immediatezza dei fatti. Come chiarito dagli investigatori, al momento dell’intervento dei militari non ricorrevano infatti i presupposti della flagranza né quelli del fermo di indiziato di delitto. L’identificazione è maturata nel corso delle indagini e, una volta raccolti gli elementi ritenuti sufficienti, gli atti sono stati trasmessi alla Procura per i Minorenni, che ha richiesto ed ottenuto la misura cautelare eseguita nella giornata del 26 giugno. Il collocamento in comunità rappresenta una misura cautelare prevista dall’ordinamento minorile e non costituisce una condanna. Sarà ora il procedimento penale a stabilire l’eventuale responsabilità del ragazzo, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.
Restano però ancora diversi aspetti da chiarire. Tra questi, il movente del diverbio sfociato nella sparatoria e, soprattutto, la provenienza della pistola utilizzata. L’arma, infatti, non è stata ancora recuperata e gli accertamenti proseguono anche per ricostruirne il percorso e l’eventuale disponibilità. Stando a quanto trapela, tuttavia, gli investigatori non sarebbero particolarmente ottimisti circa la possibilità di un rinvenimento o di un eventuale profilo di collaborazione del minore o della vittima stessa dell’agguato. L’episodio aveva destato particolare allarme perché avvenuto nel pieno centro cittadino, in un’area molto frequentata e a pochi metri da bar e attività commerciali, in un orario in cui erano presenti numerosi passanti. Una circostanza che, al di là dell’esito del ferimento, ha riportato l’attenzione sul tema della sicurezza e sulla disponibilità di armi da fuoco anche tra soggetti molto giovani.
Gli investigatori, tuttavia, invitano alla prudenza nell’inquadrare l’accaduto. Allo stato degli atti emerge un episodio maturato nel corso di un diverbio, mentre il movente resta ancora oggetto di approfondimento. Non risultano, infatti, allo stato attuale elementi ufficiali che consentano di attribuire alla vicenda una diversa matrice. Vieste continua inoltre a rimanere un territorio seguito con particolare attenzione dalle forze dell’ordine. Durante il periodo estivo, come avviene ogni anno nelle principali località turistiche, è previsto anche un rafforzamento degli organici, con l’obiettivo di garantire un controllo ancora più capillare del territorio. L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Bari, prosegue per completare il quadro investigativo e accertare ogni aspetto della vicenda.
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