Il momento più politico della serata è arrivato quando Alessandro Del Zompo ha preso il microfono e, quasi senza girarci troppo attorno, ha detto apertamente quello che molti dentro quella sala avevano già capito: “Oggi è un po’ l’ufficialità del passaggio di testimone tra Graziamaria e me”. E in effetti l’inaugurazione della mostra “Giorgio de Chirico. Ritorno al Mediterraneo”, andata in scena venerdì sera al Museo civico archeologico “Michele Petrone”, è sembrata soprattutto questo, il primo grande evento culturale dell’era Del Zompo. La serata che, simbolicamente, chiude il ciclo costruito negli ultimi anni dall’ex assessora alla Cultura Graziamaria Starace e apre quello del suo successore, chiamato a portare avanti un progetto che ormai il Comune rivendica apertamente: trasformare Vieste da semplice meta balneare a destinazione culturale stabile. Dentro il museo si respirava proprio quella sensazione lì, di continuità, ma anche di passaggio. Infatti Starace, nel frattempo diventata assessora regionale al Turismo dopo l’elezione in Consiglio regionale, resta inevitabilmente la figura politica che più di tutte ha legato il proprio nome alla svolta culturale degli ultimi anni. Ma il volto operativo del presente, adesso, è quello di Del Zompo. È stato lui a prendersi la scena nel momento più delicato, con una frase semplice, quasi buttata lì, ma pesante: “Non è facile raccogliere quello che ha fatto Graziamaria in questi anni”. Parole accolte da applausi sinceri dentro una sala piena di amministratori, tecnici, operatori culturali e curiosi arrivati per l’anteprima della mostra dedicata al maestro della Metafisica. Una mostra che porterà a Vieste, fino al 27 settembre, circa cinquanta opere tra oli, disegni e acquerelli provenienti dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico di Roma. Il percorso espositivo attraversa soprattutto l’ultima produzione dell’artista, con cavalli, paesaggi mediterranei, figure sospese e richiami alla fase neometafisica. Ma il peso politico e simbolico dell’evento è andato ben oltre la semplice inaugurazione artistica. Perché ormai da anni il Comune sta cercando di costruire un’identità diversa per la città e quella traiettoria è stata rivendicata apertamente da tutti gli interventi. Giuseppe Benvenuto, direttore artistico delle mostre viestane, ha ricostruito quasi in fila il percorso iniziato anni fa. Dalle esposizioni dedicate ad Andy Warhol fino a Banksy, passando per Oliviero Toscani, in un racconto che sembrava quasi una lunga legittimazione pubblica del lavoro fatto dall’amministrazione. “Quando si fanno le cose seriamente e con trasparenza i risultati arrivano”, ha detto Benvenuto, rivendicando la solidità delle mostre organizzate negli ultimi anni a Vieste, anche mentre in altre città esposizioni simili finivano travolte da polemiche e sequestri.
Poi il passaggio più netto: “La persona che ha costruito tutto questo insieme all’amministrazione, grazie alla sua empatia e alla sua intelligenza emotiva, è Graziamaria Starace”. Ed è stata proprio Starace a trasformare il suo intervento in una specie di bilancio politico degli ultimi anni. Un discorso molto meno celebrativo di quanto potesse sembrare all’inizio. Piuttosto il racconto quasi materiale di quanto sia stato complicato trasformare il museo archeologico cittadino in uno spazio capace di ospitare grandi esposizioni nazionali: “Questo era un piccolo museo archeologico di paese”, ha detto. “Per renderlo adatto a mostre di questo livello è servito un enorme lavoro tecnico, economico e umano”.
Dietro quelle parole c’era tutta la fatica amministrativa degli ultimi anni: le infiltrazioni d’acqua, l’umidità, gli allestimenti da reinventare ogni volta, i costi, gli uffici da coordinare. Non a caso Starace ha insistito quasi ossessivamente sul concetto di “squadra”, citando l’assessora ai lavori pubblici - nonchè vicesindaca - Mariella Pecorelli, i tecnici comunali, il personale della cultura e gli uffici coinvolti nell’organizzazione.
Poi, inevitabilmente, il passaggio di consegne: “Quest’anno abbiamo avuto la fortuna di avere un valore aggiunto”, ha detto riferendosi proprio a Del Zompo. “Ha ripreso in mano tutto il lavoro in corsa ed è stato bravissimo”. Parole che hanno certificato pubblicamente quello che negli ambienti politici viestani era già chiaro da mesi: Del Zompo non è soltanto il nuovo delegato alla Cultura. È l’uomo scelto per dare continuità a una linea politica precisa.
Anche il sindaco Giuseppe Nobiletti ha battuto molto su questo aspetto, ricordando quasi con stupore il punto da cui si era partiti: “Quando arrivai qui sette anni fa c’erano le impalcature e anni di contenziosi”, ha raccontato. “Vedere oggi questo museo ospitare una mostra così importante significa che una piccola realtà può diventare grande”. “Stiamo andando nella direzione giusta”, ha insistito. “Vieste deve diventare anche una destinazione culturale”. Dietro la mostra su de Chirico c’è perciò il tentativo politico e turistico di allungare la stagione, spostando il racconto della città oltre gli ombrelloni e i lettini. Una strategia iniziata negli anni di Starace e che ora Del Zompo dovrà dimostrare di saper reggere da protagonista.
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