Poco prima del tramonto, Punta San Francesco a Vieste pare quasi in bilico tra due mondi. Da un lato si vede il mare, immobile; su quello opposto, il profilo del centro storico comincia gradualmente ad accendersi nella luce della sera. In questo spazio di confine, fisico e simbolico, venerdì 19 giugno e sabato 20 si è svolta la nuova tappa di Collateral Maris, festival dedicato alle arti e ai paesaggi che tenta di costruire un rapporto dialogico fra ricerca contemporanea e identità dei luoghi. Il tema scelto per questa nona edizione è stato “Limen”, parola latina che significa soglia, passaggio, confine. Un concetto che ha attraversato tutte le iniziative del programma e che ha trovato la sua espressione più compiuta nella mostra fotografica “In Limine” dell’artista pugliese Giorgia Lippolis. Attiva tra la Puglia e Milano, Lippolis ha presentato una serie di immagini in bianco e nero che sembrano allontanarsi dalla realtà per approdare in una dimensione sospesa. Un lavoro nato da un’intuizione semplice e potente, ispirata alla lettura de "Le città invisibili" di Italo Calvino. “A un certo punto mi sono chiesta perché non provare a raccontare anch’io delle città senza allontanarmi da casa”, racconta l’artista a l’Attacco. “Così ho iniziato a osservare le piante del mio terrazzo. Fotografandole molto da vicino, attraverso dettagli e ingrandimenti, quelle forme hanno cominciato a trasformarsi in paesaggi, in architetture immaginarie, in luoghi da attraversare con lo sguardo”.
Nelle fotografie esposte a Vieste il soggetto originario scompare quasi del tutto. Le piante diventano altro… città, memorie, visioni. Il bianco e nero contribuisce a questo processo di trasformazione, eliminando gli elementi più immediatamente riconoscibili e lasciando spazio all’interpretazione.
“Ho scelto il bianco e nero proprio perché funziona come un filtro”, spiega Lippolis. “Allontana la concretezza delle cose e rende più difficile identificare subito ciò che si sta guardando. Mi interessava creare una distanza, lasciare che fosse l’osservatore a completare il racconto”.
L’incontro tra l’artista e il territorio è nato grazie alla rete di relazioni costruita negli anni da Collateral Maris, che continua a portare sul Gargano autori, musicisti e operatori culturali provenienti da diverse esperienze artistiche.
La mostra è stata accompagnata dalle letture di Giacoma Di Vieste e da una serie di appuntamenti che hanno fatto di Punta San Francesco un vero e proprio laboratorio a cielo aperto.
Tra i momenti più suggestivi il live set di Lillo Morreale, il concerto del Brancaleone Project, la mostra fotografica “Monocromie” del foggiano Giuseppe Bruno, dedicata al ritratto analogico e gli incontri con artisti e autori scelti per animare i due giorni del festival.
La forza di Collateral Maris risiede nella capacità di utilizzare il paesaggio come parte integrante dell’opera. Opera in cui le scogliere, il mare, le antiche mura e gli spazi storici di Vieste diventano elementi attivi della narrazione artistica, contribuendo a costruire un’esperienza che supera i confini tradizionali dell’esposizione.
In un tempo in cui la velocità rischia spesso di consumare lo sguardo, iniziative come questa invitano invece a rallentare, ad abitare gli spazi e a interrogarsi sul significato delle immagini. A sostare, per l'appunto, su quella soglia evocata dal titolo del festival, laddove nascono le esperienze più profonde.
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