Il sole è ormai basso sul mare quando l’Anfiteatro Carlo Nobile di Vieste finisce di riempirsi. I gradini si occupano lentamente, il brusio cresce e sul maxischermo campeggia una sola parola: “Disobbedite!”. È un titolo provocatorio, quasi una dichiarazione d’intenti. Seppur in un’afosa giornata estiva come quella di sabato 27 giugno, la terza edizione della rassegna ideata e diretta da Manila Gorio riesce a fare qualcosa che oggi sembra sempre più raro: mettere sullo stesso palco persone che la pensano in maniera profondamente diversa e lasciarle discutere autenticamente. Ne nasce una lunga serata, durata oltre due ore, nella quale il confronto si fa presto vivace. Tanti gli argomenti: si parla di fake news, intelligenza artificiale, processi mediatici, social network, giornalismo, politica internazionale, libertà di espressione e informazione. Temi che dividono il Paese ma che in quel contesto vengono affrontati senza filtri. Sul palco salgono - oltre alla stessa Gorio - Francesco Giorgino, Pietro Senaldi, Barbara Lezzi, Alessandro Cecchi Paone, Mario Adinolfi, Francesca Pascale, Luca Palamara, Giuliano Giubilei, Karima Moual, l'avvocata Giusy Moscatelli e Attilio Romita, che ha co-moderato il dibattito. Un parterre volutamente eterogeneo, nel quale convivono sensibilità politiche e culturali opposte. E proprio questa eterogeneità diventa il valore aggiunto dell’iniziativa. Il sindaco Giuseppe Nobiletti, ha spiegato così il senso dell’evento ai nostri microfoni: “Bisogna dare voce a tutto, anche ai temi più controversi. La discussione e il dialogo sono fondamentali per la crescita personale. Ascoltare anche chi non la pensa come la massa è un’occasione di riflessione e di crescita”. Un messaggio condiviso anche dall’assessore comunale alla cultura Alessandro Del Zompo, che ha definito la rassegna un appuntamento ormai stabile dell’estate viestana: “È un evento che aiuta il pubblico a comprendere meglio fenomeni complessi come la disinformazione e a distinguere le notizie vere da quelle false”. La consigliera regionale Graziamaria Starace ha insistito invece sul valore del rispetto anche nello spazio digitale: “Non occorre nascondersi dietro un profilo fake per esprimere le proprie idee. Si può dire tutto, purché nel rispetto degli altri. La libertà di uno finisce dove inizia quella dell’altro”. Il tema cardine della serata è il rapporto tra informazione e verità. Per Manila Gorio, direttrice artistica della manifestazione ed editrice televisiva, la disinformazione rappresenta una delle principali sfide contemporanee: “Combatto ogni giorno contro fake news e disinformazione. Oggi è un mondo troppo libero e probabilmente avrebbe bisogno di regole capaci di tutelare chi legge. L’intelligenza artificiale, in questo momento, non ci sta aiutando”.
Una problematica che ritorna in vari momenti del dibattito, introdotto da una lezione di Francesco Giorgino, docente in alcuni master universitari in giornalismo. Il noto conduttore televisivo ha difeso con forza il ruolo della professione giornalistica: “Il giornalismo continua ad essere autorevole anche quando commette errori involontari. È soprattutto l’antidoto alla disinformazione”.
Parole volte a far riflettere, le sue: “Oggi esiste un’informazione senza giornalismo. Circolano continuamente contenuti percepiti come notizie, ma prodotti fuori dalle regole professionali che caratterizzano il lavoro giornalistico”. Per Giorgino, proprio competenze, metodo, verifica delle fonti e responsabilità deontologica rappresentano ancora il vero elemento distintivo dell’informazione professionale.
Ma giusto il tempo di chiamare a raccolta tutti gli ospiti sul palco che il dibattito entra nel vivo. Senaldi, Lezzi e la stessa Pascale si confrontano sui grandi scenari della politica nazionale e internazionale, offrendo letture spesso diametralmente opposte. Non mancano momenti di vivace contrapposizione, ma il confronto resta comunque nei binari del dialogo.
Anche Karima Moual porta il proprio contributo sui temi internazionali e sul pluralismo dell’informazione, mentre Giuliano Giubilei e Attilio Romita riflettono sull’evoluzione del mestiere del giornalista in un sistema comunicativo completamente trasformato dai social e dalle piattaforme digitali.
Tra gli interventi più attesi anche quello dell’ex magistrato Luca Palamara, che affronta il delicato rapporto tra giustizia, informazione e processi mediatici, una questione che continua a dividere magistratura, politica e opinione pubblica. Affrontato poi il ruolo dell’intelligenza artificiale nella produzione dei contenuti, la crescente difficoltà nel distinguere il vero dal falso, il peso degli algoritmi nella costruzione dell’opinione pubblica e la trasformazione dei social da strumenti di partecipazione a luoghi di forte polarizzazione.
In questo scenario, la disobbedienza non è tanto quella alle regole, ma quella al conformismo, nel segno del messaggio che la rassegna ha voluto lasciare al pubblico: la qualità della democrazia passa ancora dalla capacità di discutere, ascoltare e mettere alla prova le proprie convinzioni. In un’epoca in cui gli algoritmi tendono a chiuderci dentro bolle di opinioni simili alle nostre, il vero esercizio controcorrente potrebbe essere semplicemente quello di continuare a confrontarsi.
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