C’è una litografia di Picasso datata 30 gennaio 1969, con il timbro a secco del leggendario atelier parigino Mourlot, appesa a una parete di viale Michelangelo. Accanto, il bianco in rilievo di Agostino Bonalumi, una persiana rossa che Tano Festa trasformò in quadro nel 1984 e la street art di Obey. La mostra "L’Arte che parla Moderno e Contemporaneo", negli spazi della Contemporanea Galleria d’Arte, prosegue per tutta l’estate, fino al 30 settembre: una ventina di opere che attraversano quasi un secolo, dagli anni Trenta a oggi.
“Sono tutte opere importanti, non esiste la meno o la più importante”, dice a l’Attacco il curatore e gallerista Giuseppe Benvenuto, che spiega la provenienza dei pezzi: “Quasi tutte da collezioni private, poi acquisite da questa stessa galleria”.
Benvenuto è il nome dietro le mostre-evento che hanno portato Banksy, Warhol e Jeff Koons a Vieste. Ma sul rapporto tra la sua città e l’arte che espone non fa sconti: “Non credo che a Foggia possa esistere un pubblico che può sostenere questo tipo di collezionismo. Quando si parla di opere di Schifano, Bonalumi, Castellani, Carla Accardi parliamo di un collezionismo sofisticato: quello locale non è un collezionismo, ma un modo di acquistare opere per emulazione”. Parole nette, pronunciate da chi quelle opere continua comunque a portarle qui.
Il filo che tiene insieme un secolo di linguaggi, spiega, è uno solo: “La ricerca, nella pittura, nella materia, nella sperimentazione. Il Guttuso degli anni Trenta è completamente diverso da quello degli anni Ottanta, però è partito da lì per arrivarci”.
Nell’intervista integrale, le opere, il mercato e il dialogo tra moderno e contemporaneo raccontati dal curatore.
La mostra è visitabile alla Contemporanea Galleria d’Arte di viale Michelangelo 65 fino al 30 settembre.
(Luca De Marco - l’Attacco)
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