Quando la memoria storica si perde, il rischio è che si spenga anche l’identità culturale e sociale di un popolo. A San Severo, tra le devozioni più antiche della storia religiosa della città vi è quella della Madonna dell’Oliveto, di cui si venerava il culto nella piccola chiesa rurale situata lungo l’antico tratturo L’Aquila-Foggia, a circa quattro chilometri dal comune del Tavoliere, in contrada Sant’Andrea – ubicata precisamente nei pressi del distributore “IP” sulla Strada Statale 16, a meno di un chilometro di distanza dallo svincolo per San Severo –. La storia del santuario è legata a quella del casale medievale Sant’Andrea, uno dei numerosi villaggi che in passato circondavano San Severo. Secondo la tradizione, nel 1220 Federico II cedette il feudo a un nobile locale. L’ostilità dei sanseveresi verso il feudatario e verso lo stesso imperatore avrebbe provocato la distruzione del villaggio e il trasferimento dei suoi abitanti entro le mura cittadine, dove contribuirono alla formazione del cosiddetto Borgo Casale. Quella di Santa Maria dell’Oliveto era già chiesa matrice del casale prima del XVI secolo. Diverse ipotesi sono legate all’orgine del nome, ma nessuna di quelle supposte ha trovato conferma. Nel 1627 il canonico Francesco Antonio Lucchino descriveva la chiesa come un edificio antico ma ancora comodo e ben conservato, distante tre miglia dalla città, dotato di una campana di quattro cantaja e appartenente ad un beneficio semplice. La storia della chiesa dell’Oliveto è stata segnata da numerosi eventi calamitosi. Il terremoto del 30 luglio 1627, che devastò gran parte della Capitanata e provocò gravissimi danni a San Severo, non arrecò alcun danno alla cappella. I terremoti successivi del 1688, del 1731 e del 1805 causarono invece danni consistenti alla struttura. Dopo una prima ricostruzione successiva al 1805 da parte del Cav. Ceva-Grimaldi, la chiesa fu affidata ad un eremita, ma il progressivo deterioramento dell’edificio portò infine al suo abbandono nel 1811. La rinascita del santuario avvenne intorno al 1855 grazie all’interessamento della famiglia Masselli, nelle cui proprietà ricadeva la cappella. L’edificio fu ricostruito in forme più ampie e solide. L’altare della Vergine, che originariamente si trovava sul lato sud, venne trasferito sulla parete orientale e affiancato dagli altari di San Michele Arcangelo e di Sant’Antonio. All’interno erano presenti affreschi raffiguranti l’Annunciazione e la Fuga in Egitto. Vi era inoltre una statua di Sant’Andrea Apostolo, oggi conservata nella chiesa parrocchiale dell’Immacolata. Fin dai tempi più antichi il santuario custodiva una veneratissima statua della Vergine Maria con il Bambino, poi trasferita in città, presso la Cattedrale, dopo l’abbandono della chiesa nel 1811. Lucchino raccontava che nei periodi di siccità veniva portata processionalmente fino a San Severo per implorare il dono della pioggia. Secondo la tradizione, la grazia era quasi sempre ottenuta e la pioggia non tardava ad arrivare. Per questo motivo la Madonna dell’Oliveto divenne una delle principali protettrici delle campagne sanseveresi e dei raccolti. Durante il brigantaggio postunitario, nell’ottobre del 1863, per evitare possibili profanazioni la statua della Madonna venne trasferita nella chiesa di Croce Santa. Nel maggio dell’anno successivo il simulacro tornò all’Oliveto con una solenne processione.
Per secoli la Madonna dell’Oliveto fu al centro di una delle più importanti e caratteristiche feste popolari del territorio sanseverese. Lo storico Matteo Fraccacreta ricorda che le celebrazioni si svolgevano il 25 marzo e la domenica successiva a quella in Albis. Durante le quali si svolgevano gare ippiche, corse nei sacchi, giochi popolari, spettacoli equestri, concerti bandistici, batterie e fuochi pirotecnici. Alla fine dell’Ottocento i Masselli introdussero anche una festa cittadina nella chiesa della Pietà, celebrata la seconda domenica di giugno. Nel Novecento la devozione rimase viva. Negli anni Cinquanta e Sessanta la statua veniva trasferita nella chiesa di Sant’Antonio Abate per l’inizio dei festeggiamenti organizzati dai Vigili Rurali, che si occupavano anche della custodia del santuario.
Nel corso degli ultimi decenni del Novecento la frequentazione della cappella diminuì progressivamente. La chiesa, pur mantenuta dignitosamente e ancora accogliente, non era più sede di celebrazioni regolari. Nei locali adiacenti si era insediata una famiglia che utilizzava alcuni ambienti come depositi e ricoveri per animali. La custodia era passata dalla Penitenzieria della Cattedrale alla parrocchia dell’Immacolata, nel cui territorio la chiesa ricade. Negli anni successivi i tradizionali festeggiamenti furono progressivamente interrotti e una delle più antiche manifestazioni popolari della città scomparve quasi del tutto. Oggi la statua originale della Madonna dell’Oliveto si trova in un deposito della Soprintendenza ai Beni Culturali di Bari, in attesa di restauro e in condizioni giudicate precarie. Nella parrocchia dell’Immacolata viene venerata una copia del simulacro. Mentre la chiesa è stata sconsacrata ed è occupata abusivamente.
Una ricostruzione storica possibile grazie al lavoro dell’appassionato di tradizioni locali Angelo Salcone, curatore del sito https://lafestadelsoccorso.weebly.com/, dopo un’analisi incrociata delle fonti documentarie, realizzata proprio con l’obiettivo di tenere viva la memoria storica del popolo sanseverese.
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