Da luglio 2023 pulisce la spiaggia antistante piazza Marina Piccola, al centro di Vieste. Raccoglie carte, fazzoletti, bottiglie, cicche di sigarette e tutto ciò che resta dopo le serate e dopo l’inciviltà di chi pensa che la spiaggia libera significhi terra di nessuno. Non lo fa per mestiere, non prende soldi. Lo fa perché non riesce a stare fermo e perché sente che in qualche misura quella sabbia sia una parte di lui.
Si chiama Michele Scirpoli, ha 85 anni (86 a settembre) ed è diventato una specie di sentinella silenziosa della spiaggia tornata a vivere nel cuore di Vieste. “Della spiaggia e delle piante”, precisa lui. “Sono del ’40, sono cresciuto su questa spiaggia”, racconta a noi de l’Attacco.
Spiega di aver lasciato la scuola dopo la terza elementare. A nove anni era già in campagna ad aiutare la famiglia. “Volevo continuare a studiare, ma allora si doveva lavorare”, ricorda. Forse è anche da quella vita fatta di sacrifici che nasce il rispetto quasi istintivo che oggi mostra per gli spazi pubblici e per il lavoro degli altri. Poi la Germania, il lavoro, la fabbrica, il muletto, ben trentatré anni lontano da Vieste.
“Là ho preso la mentalità dei tedeschi”, dice. Una frase quasi ruvida, che spiega molto: l’ordine, la puntualità, l’attenzione per gli spazi comuni: “In Germania o fai come loro o torni in Italia”. Lui è rimasto, ha imparato, ha lavorato. Successivamente è tornato. E quando Marina Piccola ha ricominciato ad avere sabbia, Michele ha trovato il suo posto: “Io senza fare niente non ci so stare”, dice.
All’inizio raccoglieva quello che trovava. Poi il Comune ha cominciato a conoscerlo, a fidarsi. Oggi, racconta, per quella piccola porzione di spiaggia “gli spazzini non hanno bisogno di venire, sanno che ci penso io”. Il suo fastidio più grande non sono i rifiuti ingombranti, ma quelli piccoli, vigliacchi: i fazzoletti nascosti sotto la sabbia, le cicche lasciate tra gli asciugamani, le bottiglie abbandonate sulle rocce la mattina dopo. “Questo a me mi dà fastidio”, ripete. “Perché non è solo sporco. È mancanza di rispetto!”. Michele non si limita a pulire: parla con le persone, richiama i ragazzi che giocano a pallone tra i bagnanti, invita chi ha il cane a rispettare le regole, prova a spiegare che la spiaggia è libera, sì, ma non per questo ognuno può fare quello che vuole. Qualche volta trova comprensione, in altre circostanze un po’ meno e, quando capita che qualcuno gli risponda in malo modo, lui ci resta male davvero. “Mi offende”, racconta, “Io cerco di parlare con mentalità gentile”.
Accanto alla pulizia c’è anche la cura delle piante, nella fattispecie piante grasse, oleandri e altri piccoli tentativi di verde su una spiaggia che il mare si prende e restituisce a modo suo. Alcune piante, l’anno scorso, sono state rovinate dalla mareggiata arrivata fino alla pedana, altre non erano adatte alla sabbia e sono state sostituite. Ma lui insiste, perché vedere quel tratto ordinato, vivo, gli dà gioia: “Le persone mi fanno i complimenti. Mi dicono: questa spiaggia non è mai stata così in ordine”. Col tempo è diventato una figura familiare. Turisti e viestani lo salutano, qualcuno si ferma a scambiare due parole, i vacanzieri gli chiedono informazioni. In un luogo attraversato ogni giorno da decine di persone, Michele è diventato un punto di riferimento discreto, una presenza costante che contribuisce a dare un volto umano alla spiaggia.
Prima era stato nei Nonni Vigili, poi è entrato nelle Giacche Verdi. Gli hanno dato giacca, scarpe, pantaloni. Lui ci tiene. Non tanto alla divisa in sé, quanto al riconoscimento di poter ancora servire a qualcosa: “Giacche verdi o rosse non importa. A me fa piacere che mi accolgano, vuol dire che sono una persona su cui si può contare”. La sua storia è anche una piccola lezione sulla pensione, termine che spesso diventa sinonimo di ritiro, di giornate vuote. Non per Michele: “Finché ce la faccio sarò sempre qui”. Lo dice senza enfasi, ma convinto, come si dice una cosa già decisa. Pulire la spiaggia, per lui, non è lavoro, bensì “un passatempo” - così afferma. Ma è un passatempo che restituisce decoro a un luogo pubblico e dignità a una comunità.
In cambio non chiede molto: più attenzione, più rispetto, magari qualche cartello in più e una telecamera per scoraggiare chi la sera lascia bottiglie e sporco tra sabbia e rocce. Chiede soprattutto mentalità. Quella parola gli torna spesso in bocca. Mentalità. La stessa che ha visto fuori, che ha imparato lavorando, che ora prova a riportare nel suo paese con una scopa, qualche pianta e una pazienza che non sempre gli altri meritano. Marina Piccola oggi è una spiaggia grande, centrale e bellissima. Ma ogni mattina, prima degli ombrelloni e dei turisti, c’è un uomo di 85 anni che passa e guarda se qualcuno l’ha rispettata. Un esempio di senso civico, da un anziano che si china sulla sabbia e raccoglie quello che altri hanno lasciato.
(Foto da GarganoTv).
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).