Non è soltanto un’inchiesta giudiziaria. O almeno non lo è più. Perché il caso che coinvolge l’assessora regionale al Turismo della Puglia, Graziamaria Starace, è rapidamente diventato una questione politica destinata ad accompagnare le prossime settimane della nuova amministrazione guidata da Antonio Decaro. La notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati dell’assessora, insieme al presidente della Provincia di Foggia Giuseppe Nobiletti e a un dirigente comunale di Vieste, ha inevitabilmente acceso il dibattito pubblico e aperto il primo vero fronte di confronto tra maggioranza e opposizioni dall’insediamento della nuova giunta regionale. Al centro dell’inchiesta della Procura di Foggia vi sarebbe una vicenda legata alla gestione di una concessione balneare nel comune garganico e a presunte pressioni che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero state esercitate nell’ambito di un procedimento amministrativo riguardante un imprenditore locale. Fin qui la cronaca giudiziaria. Ma c’è un elemento che rende questa storia diversa da molte altre che negli anni hanno coinvolto amministratori pubblici. Sullo sfondo emergono infatti vicende personali e familiari particolarmente delicate, poiché il caso riguarda l’ex marito dell’attuale assessora regionale. Un aspetto che inevitabilmente colloca la vicenda in una zona molto sensibile, dove si intrecciano sfera privata e responsabilità istituzionali. È probabilmente questo il motivo per cui, almeno nelle prime ore successive alla diffusione della notizia, la prudenza ha prevalso su tutto il resto. La stessa Graziamaria Starace ha parlato pubblicamente di una vicenda “dolorosa”, respingendo le accuse e ribadendo la propria estraneità ai fatti contestati. Un intervento che lascia trasparire non soltanto la volontà di difendersi sul piano giudiziario ma anche il peso umano di una situazione che coinvolge aspetti estremamente personali della sua vita. Anche Giuseppe Nobiletti ha scelto una linea netta, sostenendo che le attività poste in essere dall’amministrazione comunale rientrassero nelle normali funzioni di controllo e vigilanza dell’ente. Sul fronte difensivo, l’avvocato Michele Vaira, che assiste il presidente della Provincia di Foggia, ha parlato di assoluta serenità e piena collaborazione con gli inquirenti. Il legale ha spiegato di guardare con tranquillità all’evoluzione delle indagini, nella convinzione che tutta l’attività amministrativa svolta sia stata corretta e conforme alle procedure previste dalla legge. Parole che confermano come la strategia difensiva degli indagati sia orientata a contestare integralmente la ricostruzione accusatoria e a collaborare con la magistratura affinché ogni aspetto venga chiarito.
Se sul piano giudiziario il percorso è appena iniziato, sul piano politico le domande sono già numerose. La principale riguarda inevitabilmente il presidente della Regione. Antonio Decaro, almeno fino a questo momento (ore 17 del 10 giugno, ndr), ha scelto di non intervenire pubblicamente sulla vicenda. Una scelta che qualcuno interpreta come prudenza istituzionale e che altri, soprattutto tra le opposizioni, leggono invece come una forma di attendismo.
Da ambienti regionali filtra comunque una posizione molto precisa: totale fiducia nell’operato della magistratura e pieno rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza. Tradotto in termini politici, significa che al momento non esiste alcuna intenzione di assumere decisioni affrettate o di trasformare un’indagine preliminare in una sentenza anticipata.
Una linea che appare coerente con il garantismo più volte rivendicato dal centrosinistra pugliese ma che non ha impedito alle opposizioni di alzare immediatamente il livello dello scontro. Particolarmente critica la posizione di Fratelli d’Italia. In una nota ufficiale, il gruppo regionale del partito ha dichiarato che la principale preoccupazione non riguarda tanto l’esistenza dell’inchiesta quanto il silenzio mantenuto dal presidente della Regione.
“È il silenzio del presidente Antonio Decaro che ci inquieta più della stessa inchiesta che coinvolge il suo assessore al Turismo”, scrivono gli esponenti regionali di Fratelli d’Italia. Il partito rivendica un approccio garantista e precisa di non voler entrare nel merito delle accuse né delle vicende personali che coinvolgono gli indagati. Tuttavia sottolinea come l’ipotesi investigativa riguardi l’esercizio di funzioni pubbliche nel settore turistico e si chiede se sia opportuno che Starace continui a guidare il medesimo comparto a livello regionale.
Un interrogativo che inevitabilmente richiama un altro elemento destinato a pesare nel dibattito politico delle prossime settimane: il Codice Etico di Avviso Pubblico. Non si tratta di un dettaglio secondario. Come più volte ribadito attraverso le pagine del nostro quotidiano, tutti i candidati della lista “Decaro Presidente” hanno infatti sottoscritto il documento prima delle ultime elezioni regionali, assumendo l’impegno di rispettarne principi e prescrizioni. Tra le disposizioni più rilevanti figura l’articolo 21, che disciplina il comportamento degli amministratori coinvolti in procedimenti giudiziari. Il principio previsto dalla norma è chiaro: la semplice iscrizione nel registro degli indagati non comporta automaticamente la rinuncia all’incarico istituzionale.
L’eventuale rimessione del mandato viene collegata invece al successivo rinvio a giudizio per specifiche fattispecie di reato. È una distinzione fondamentale e che, almeno allo stato attuale, rappresenta probabilmente uno dei motivi che inducono il governatore alla cautela. Oggi, infatti, non esistono né obblighi normativi né vincoli politici che possano imporre all’assessora un passo indietro immediato. Per questa ragione parlare di dimissioni appare prematuro. Anzi, allo stato dei fatti, non sembrano esserci elementi tali da giustificare una richiesta formale di dimissioni da parte della Presidenza della Regione. La stessa Starace continua a respingere le accuse e la fase processuale è ancora lontana.
Il vero nodo riguarda piuttosto i prossimi mesi. Gli accertamenti dovrebbero concludersi nell’arco di qualche mese. Questo significa che dopo l’estate il pubblico ministero potrebbe essere chiamato a compiere la scelta più importante dell’intera vicenda. Le opzioni sono sostanzialmente due. Da una parte l’archiviazione, qualora gli elementi raccolti non vengano ritenuti sufficienti a sostenere un’accusa in giudizio. Dall’altra la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti degli indagati, passaggio che aprirebbe una fase completamente nuova sia sul piano giudiziario che su quello politico.
Ma c’è un’altra domanda che in queste ore circola con insistenza nei corridoi della politica regionale. Decaro potrebbe decidere comunque di intervenire prima? Dal punto di vista strettamente politico non si può escludere nulla. Il governatore sembra intenzionato a seguire una linea attendista, osservando l’evoluzione dell’inchiesta prima di assumere qualsiasi decisione. Una prudenza che non sembra dettata esclusivamente dal rispetto dei tempi della giustizia. Perché ogni vicenda giudiziaria che assume una forte esposizione pubblica finisce inevitabilmente per coinvolgere anche chi non ha alcun ruolo nelle contestazioni oggetto dell’inchiesta. Evitare decisioni affrettate, dunque, attendendo che sia la magistratura a fare piena luce sui fatti.
(Antonio Cardano - l’Attacco)
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