Un’assemblea pubblica, programmata per la seconda metà di settembre, per riflettere e analizzare il tema dello scioglimento per mafia e della opportunità di riformare la normativa vigente. E’ quella che a Foggia stanno preparando le segreterie cittadine delle forze di centrodestra, che ha già svolto due riunioni organizzative al riguardo. E’ stata prodotta una relazione tecnico-giuridica sull’insussistenza dei presupposti per lo scioglimento del consiglio comunale di Foggia ai sensi dell’articolo 143 del d.lgs. n. 267/2000, con analisi critica della proposta del ministro dell’Interno del 29 luglio 2021 e della relazione prefettizia, nonché con una comparazione rispetto ai provvedimenti dissolutori adottati nei confronti dei Comuni di Manfredonia (2019) e di Reggio Calabria (2012), ma anche col caso Bari. Sono trascorsi cinque anni dal 2021, anno del clamoroso commissariamento del consiglio comunale per infiltrazioni negli organi di governo, secondo caso di Comune capoluogo dopo Reggio Calabria. Dei sei Comuni sciolti per mafia in Capitanata tra il 2015 e oggi (Monte Sant’Angelo, Mattinata nel 2018, Manfredonia e Cerignola nel 2019, il capoluogo e infine Orta Nova nel 2023) resta Foggia quello che richiede una discussione con la comunità vista la gravità della misura decisa da Prefettura e Viminale, un esito che fu risparmiato lo scorso anno a Bari, dove dopo il lavoro della commissione di accesso si decise di non procedere allo stesso modo del capoluogo daunio. Quel fatto determinò di fatto la fine di una stagione politica a Foggia, quella del centrodestra al governo della città dal 2014, e permise che nell’autunno del 2023, a suon di “tutta un’altra storia”, si insediasse l’amministrazione Episcopo, col campo largo progressista.
Da allora lo scioglimento è sempre rimasto, nei continui rimandi della sindaca, l’argomento principale contro il centrodestra, quello con cui continuare a tracciare una netta demarcazione tra le parti, come del resto avvenuto anche nelle altre città colpite dallo stesso destino. E’ dunque significativo che il centrodestra ora si riunisca per capire come affrontare tali questioni con la cittadinanza, ma si comprende anche un certo imbarazzo quando ai consessi si presentano personalità che fecero parte delle amministrazioni del sindaco Franco Landella e che hanno avuto procedimenti giudiziari o tuttora sono alle prese con processi.
Non tutti i presenti, ad esempio, hanno gradito la partecipazione dell’ex consigliere comunale foggiano Danilo Maffei, negli scorsi anni passato dall’UdC al ruolo di commissario cittadino di Puglia Popolare. Nel gennaio 2025, fu rinviato a giudizio dal Tribunale di Foggia, insieme ad altre 21 persone. Sia lui che suo padre Ludovico – ex patron della cooperativa di bidellaggio Astra – sono alle prese col processo per presunti reati legati alle elezioni regionali del 2020, in particolare di corruzione elettorale e falsificazione del voto. Secondo le accuse della Procura gli indagati avrebbero messo in atto un sistema illecito finalizzato ad alterare il risultato elettorale in favore di Maffei jr, candidato al consiglio regionale pugliese. L’inchiesta ha portato alla luce un meccanismo in cui alcuni elettori avrebbero ricevuto denaro o altre utilità in cambio della preferenza espressa, con la prova del voto ottenuta tramite fotografie scattate all’interno delle cabine elettorali. L’indagine ha coinvolto varie persone accusate di aver preso parte attiva nel condizionamento del voto. Tra le ipotesi investigative, anche minacce ai lavoratori per garantire voti al candidato sostenuto dagli imputati.
C’è chi, tornando alle riunioni del centrodestra in vista dell’assemblea pubblica, storce il naso pure di fronte a Bruno Longo, l’ex consigliere di Fratelli d’Italia che oggi sta dando una rilevante mano alla segretaria cittadina Daria Cascarano e che anni fa patteggiò chiudendo il procedimento penale che lo riguardava.
E’ chiaro che oggi, tra possibili divergenze interne alla coalizione e il costante refrain sugli ex amministratori da parte di Episcopo, si corre il rischio di finire alla mercè di polemiche e critiche, specie se si affronta il tema spinoso delle infiltrazioni e degli scioglimenti per mafia. Non manca, in queste riunioni, chi sottolinea il convincimento immutato che il decreto di scioglimento del Comune di Foggia sia stato, a suo dire, un atto politico, bypassando le sentenze che hanno confermato, in sede di giudizio amministrativo la legittimità di tale atto e in sede di giudizio ordinario le incandidabilità di numerosi ex amministratori.
Quanto all’argomento della possibile riforma della normativa i più avveduti sanno che sarà rinviato alla prossima legislatura, quella che nascerà dalle elezioni politiche del 2027. I più scettici, nella coalizione, ritengono che – dietro l’interrogativo sulla effettiva sussistenza delle basi tecnico-giuridiche per lo scioglimento – ci sia un tentativo di riabilitazione e anche un modo per replicare agli affondi di Episcopo.
Nella chat creata ad hoc per l’iniziativa compaiono una ventina di persone, di varia espressione politica: ci sono, oltre a Maffei, i meloniani Longo, Cascarano e il capogruppo Claudio Amorese; la responsabile del Popolo della famiglia Miriam Ventura; l’ex eletto Lega Antonio Vigiano e l’ex consigliere regionale Lega Joseph Splendido; Matteo Viggiani, segretario cittadino dei Liberaldemocratici; il consigliere comunale e segretario cittadino di Forza Italia Pasquale Rignanese (ma alle riunioni si è visto anche Raffaele di Mauro); il segretario provinciale di Noi Moderati, Francesco Borgese; l’ex delegato di Landella Francesco Morese; l’ex membro del cda di Amiu Oronzo Orlando; e poi altri quali Vincenzo Paglia, Ciccio Russo, Paolo Russo, Maria Antonietta Valletta, Rino Russo, Gianni Gliatta, Franco Nunziante, Enza D’Aloia, Filippo Nunziante.
“Mi sono già espresso in merito a tale tematiche in ogni sede, sia in consiglio comunale che in diverse interviste”, dice a l’Attacco l’azzurro Rignanese. “Affronteremo il discorso in una pubblica assemblea, nella quale argomenteremo la posizione sul punto. Più di questo non posso dire”. “Non c’è ancora nulla di concreto”, fa eco Borgese.
L’intenzione è riprendere la discussione dopo l’estate, sperando di convogliare le sensibilità dei vari gruppi in una analisi lucida e in serie sollecitazioni a governo e Parlamento affinché la legislazione sia migliorata. Ma la sensazione è che specie a livello romano i vertici non siano del tutto convinti di questa “operazione verità” che il centrodestra intende realizzare nel capoluogo daunio.
“Il Partito Liberaldemocratico non è rappresentato nel consiglio comunale di Foggia e, pertanto, non partecipa alle dinamiche politiche che hanno condotto all’attuale situazione”, rimarca a l’Attacco Matteo Viggiani. “Seguiamo con attenzione il dibattito pubblico e siamo sempre disponibili a offrire un contributo di idee e contenuti, con spirito costruttivo e nell’interesse esclusivo della città. Se chi ha avuto responsabilità di governo non ha saputo cogliere o valorizzare proposte utili è una valutazione che spetta ai cittadini e riguarda chi ha amministrato. Oggi riteniamo che qualsiasi prospettiva credibile per il futuro di Foggia debba partire da un confronto serio tra le principali forze dell’area moderata e riformista, mettendo da parte le contrapposizioni e costruendo una proposta fondata su competenza, responsabilità e buon governo”, conclude il referente dei Liberaldemocratici.
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