In seguito alla ricostruzione offerta ieri dall’ex Sindaco Michele Crisetti, che ha attribuito la rottura consumatasi nel Partito Democratico di San Giovanni Rotondo alle modalità con cui è maturata la scelta del candidato Sindaco per le ultime amministrative, arriva la replica del segretario cittadino Matteo Masciale. La vicenda rappresenta uno dei passaggi più delicati del dibattito che da settimane attraversa il Pd di Capitanata, alimentato anche dalle prese di posizione di diversi dirigenti provinciali sul rapporto tra federazione e circoli territoriali. Masciale ripercorre le tappe che hanno portato alla candidatura di Rossella Fini, respinge -in parte- l’ipotesi di interferenze esterne nella decisione finale e rivendica il lavoro svolto dal circolo cittadino. Nell’intervista affronta anche il futuro del Pd di San Giovanni Rotondo, i rapporti con gli ex dirigenti fuoriusciti dal partito e il confronto interno che interessa la federazione provinciale.
L’ex Sindaco Michele Crisetti ha offerto una ricostruzione molto forte delle ultime vicissitudini interne al Pd di San Giovanni. Oltre a lui, durante e dopo le comunali avete perso un pezzo importante della storica classe dirigente del partito. Come stanno adesso le cose?
Sì, alcuni hanno compiuto scelte diverse rispetto a quelle del partito, sostenendo Giuseppe Siena anziché Rossella Fini. Allo stesso tempo, però, abbiamo inserito nel circolo numerosi giovani, tutti preparati e con competenze importanti. Alle elezioni amministrative abbiamo comunque ottenuto un buon risultato e adesso stiamo lavorando per consolidare questo percorso e far crescere ancora il partito.
Come motiva il fatto di avere proposto Siena come candidato Sindaco, avere sottoscritto un accordo con Giuseppe Miglionico di Casa Riformista e poi avere improvvisamente virato su Rossella Fini? Ci sono state interferenze?
Noi abbiamo cercato fino all'ultimo di costruire un'alleanza che riunisse tutta l'area progressista e riformista attorno alla candidatura di Giuseppe Siena. Siamo andati anche a Foggia insieme a Giuseppe Miglionico proprio per definire quell'accordo. In quella riunione, alla quale partecipavano tutti i rappresentanti di San Giovanni Rotondo, fu però lo stesso Miglionico a proporre il nome di Rossella Fini, a metterlo ai voti e ad approvarlo per primo. Una volta rientrati a San Giovanni, evidentemente una parte della sua area politica, non so chi né per quali ragioni, non ha condiviso quella scelta. Presumo che abbiano inciso anche ambizioni personali di qualcuno che aveva già immaginato un proprio ruolo nell'eventuale amministrazione guidata da Siena. Sta di fatto che non siamo più riusciti a trovare una sintesi con Casa Riformista e ci siamo presentati divisi alle elezioni. L'accordo che avevo sottoscritto con Miglionico, di fatto, venne superato proprio su sua proposta durante quella riunione a Foggia.
Quando parla di ambizioni personali si riferisce a qualcuno in particolare?
All'interno della lista riconducibile a Casa Riformista sapevamo che qualcuno aveva già immaginato per sé un ruolo amministrativo, da vicesindaco o con altri incarichi, nell'eventualità di una vittoria di Siena. Tuttavia, a mio avviso, questo è un aspetto secondario. Il vero problema è che, se manca la maturità di mettere davanti a tutto il progetto comune, poi finiscono per verificarsi situazioni come quella che abbiamo vissuto.
Però questa scissione è stata determinante nella sconfitta. Non c'è stata una riflessione di questo tipo dopo le elezioni?
Sicuramente quella divisione ha avuto un peso, ma lo avrebbe avuto anche la situazione opposta. L'accordo iniziale riguardava soltanto il Partito Democratico e Casa Riformista. Mancavano ancora tutte le altre forze del campo largo, dal Movimento 5 Stelle a Con, da Prossima fino alla lista che poi avrebbe sostenuto Rossella Fini. In seguito i fuoriusciti dal Pd hanno dato vita alla lista civica "Competenza e Territorio", nella quale sono confluiti loro insieme ad altre persone. Io, però, continuo a pensare che l'obiettivo debba essere quello di ricostruire un campo largo riformista e progressista capace di tenere tutti insieme. Non sono mai stato favorevole alle divisioni, perché alla fine producono quasi sempre una sola conseguenza, cioè la sconfitta.
Ma oggi come sono i rapporti con chi è uscito dal Pd? Andranno nel nuovo contenitore politico centrista di Casa Riformista?
Per quello che so io, non si sono avvicinati a Casa Riformista, che è un progetto politico riconducibile a Matteo Renzi e che loro hanno sempre contestato. Se avessero voluto fare quella scelta, probabilmente l'avrebbero compiuta già in passato, quando Renzi lasciò il Partito Democratico. Credo, piuttosto, che intendano proseguire l'esperienza della lista civica "Competenza e Territorio", nata a sostegno della candidatura di Giuseppe Siena. Va anche detto che stiamo parlando di quattro o cinque persone e che molti, dopo le elezioni, sono già rientrati nel Partito Democratico.
Negli ultimi tempi si sono moltiplicate le contestazioni nei confronti della leadership provinciale di Pierpaolo d'Arienzo, espressione diretta di Raffaele Piemontese. Si sostiene soprattutto che, facendo il Sindaco, non abbia il tempo necessario da dedicare alla federazione provinciale. Lei che giudizio dà?
Il mio punto di vista è molto semplice. Pierpaolo d'Arienzo è diventato segretario provinciale quando era già sindaco. Per questo mi sorprende che quella scelta sia stata condivisa allora e venga contestata soltanto oggi. Credo che, nel complesso, il lavoro svolto sia stato positivo. È chiaro che il ruolo di segretario provinciale richiede un impegno politico molto importante e, se altri incarichi istituzionali rendono difficile dedicarvisi pienamente, è giusto aprire una discussione. Tuttavia non condivido le critiche che vengono mosse adesso, perché al momento della sua elezione non fu avanzata alcuna candidatura alternativa. Chi oggi solleva queste obiezioni avrebbe potuto farlo già allora.
Nel malessere che attraversa il partito hanno pesato anche le scelte compiute da Raffaele Piemontese alle ultime elezioni regionali, quando ha sostenuto candidature come quelle di Maria Fiore e Rossella Falcone, provenienti da percorsi politici diversi rispetto a quello tradizionale del Pd. Non è così?
Io sono stato candidato alle elezioni regionali in passato e, questa volta, ho fatto campagna elettorale per Maria Fiore con lo stesso impegno che avrei messo se fossi stato candidato personalmente. Mi è sembrata una cosa del tutto normale. La storia politica di Rossella Falcone la conosco meno, ma candidature provenienti da altre esperienze non rappresentano una novità. Ricordo, ad esempio, che in passato fu candidato anche un esponente proveniente dal Partito Socialista. Sono scelte che possono essere condivise oppure no, ma fanno parte della vita politica. Quando viene composta una lista, questa viene sottoposta alla federazione provinciale, dove sono rappresentati tutti i territori. Se in quella sede non emergono obiezioni, significa che la proposta viene condivisa. Poi saranno gli elettori a esprimere il loro giudizio. Per quanto riguarda Maria Fiore, la sua storia politica nasce nei Democratici di Sinistra e poi nel Partito Democratico. Successivamente ha scelto di dedicarsi al proprio percorso professionale come dirigente scolastica. Il fatto che familiari abbiano intrapreso altre esperienze politiche non significa che lei non appartenga alla storia del Pd.
Qual è, in definitiva, l'attuale stato di salute del Partito Democratico di San Giovanni Rotondo?
Ritengo che il circolo di San Giovanni Rotondo goda di buona salute. Abbiamo abbassato sensibilmente l'età media degli iscritti e, nonostante la scissione verificatasi a ridosso delle elezioni comunali, abbiamo ottenuto un risultato che considero importante. Alle regionali il Partito Democratico aveva superato i tremila voti in città, raggiungendo circa il 46 per cento. È evidente che, dopo quanto è accaduto alle amministrative, ripetere quei numeri sarà più difficile. Proprio per questo continueremo a lavorare per rafforzare il circolo. A settembre riprenderemo il confronto con l'obiettivo di ricucire i rapporti e coinvolgere il maggior numero possibile di persone nella vita del partito.
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