Il settore nostrano della ristorazione appare in via di cambiamento anche non solo per le dinamiche che stanno interessando, a livello più generale, tale comparto ma anche per il ricambio generazionale che si sta registrando nel Gargano. Un nome su cui tanti addetti ai lavori scommettono con forza è quello del 39enne viestano Andrea Miacola, chef e patron del ristorante La Ripa, situato nel centro storico della città del Pizzomunno. Formatosi dapprima presso lo storico istituto alberghiero di Vieste, il Mattei, e poi a Parma in Alma, il più autorevole centro per l'alta formazione in cucina e nell'ospitalità italiana a livello internazionale, Miacola ha poi lavorato con alcuni dei più grandi nomi: Del Cambio a Torino, Cracco a Milano, Le Calandre dei fratelli Alajmo, poi in Olanda (nel De Librije di Jonnie Boer, tre stelle Michelin) e Danimarca (Era Ora di Elvio Milleri). Infine, pochi anni fa, la scelta di tornare a Vieste per guidare il ristorante di famiglia con la madre Anna e il fratello Marcello.
Se i colleghi ammettono, senza alcuna esitazione, che “Andrea è veramente bravo”, molteplici sono le lodi dei giornalisti gastronomici, alcuni dei quali non hanno problemi nel dire di ritenerlo meritevole del riconoscimento più ambito, la Stella Michelin. Lo ha scritto Alessandra Tibollo, giornalista professionista specializzata nel mondo food&beverage e firma di Bargiornale e di numerose testate gastronomiche. Per diverse settimane Tibollo ha soggiornato a Vieste, dove ha casa e dove ha condotto un incontro di Oleocentrica – La settimana dell’olio.
“Per rispondere un po' a Leonardo Vescera e lanciare la mia umile proposta di rilancio, che parte dall'ascoltare chi ha capito come si fa e meriterebbe di essere esaltato per questo, perché non sono le criticità che voglio rimarcare, ma il buono che negli ultimi anni è emerso a Vieste. A partire dalle giovani generazioni che hanno fatto il fagotto e sono andate fuori a studiare, per poi tornare in paese e riportare un bagaglio di idee e tecniche aggiornate”, ha scritto Tibollo.
“Partiamo dal fine dining, che secondo me ha un unico vero interprete in paese e si chiama Andrea Miacola de La Ripa Ristorante: quest'anno Andrea ha messo in carta un menu degustazione (strepitoso) a 50 euro. Andrea ha esperienze stellate nel suo percorso e un locale elegante, con una cucina non comprensibile per tutti (qui una pasta alle vongole non la si trova), ma raffinata e coraggiosa, che chi ha già masticato un po' di cucina gourmet non può che amare. La Ripa è in guida Gambero Rosso e Identità Golose, oltre che in JRE e Ambasciatori del Gusto, purtroppo non in Michelin e questo lo penalizza perché non traina ospiti stranieri che a quella fanno riferimento. Inoltre, a poca distanza, all'ombra della cattedrale, c'è il fratello Marcello Miacola, che ha lanciato il format Adalt, fra panini di mare e proposte street food sfiziose come le cozze fritte, che guardano anche alla tradizione. La mia risposta a Vescera, che resta uno dei migliori ristoratori in paese, ma che ha l'unica colpa di essersi arroccato su un target che a Vieste latita, è che sì, operatori e istituzioni dovrebbero, come dice lui, riunirsi il prima possibile e ripensare l'offerta, ma anche guardare a esempi virtuosi, incentivarli e combattere i mangifici con la qualità. E con la comunicazione, supportata anche dalle istituzioni. Servono percorsi di comunicazione integrata, press tour per raccontare il meglio del territorio, itinerari studiati per valorizzare il meglio di questa terra. Per chiarire, andate a leggere lo speciale Puglia di Dove di quest'anno, che ha Vieste in copertina, e contate gli indirizzi gastronomici consigliati in paese (spoiler, nessuno), poi fatevi i conti se avete saputo comunicare bene e agganciare i giornalisti. Le manifestazioni ci sono già e sono belle, da Vieste en rose alla Settimana dell'olio, ma ancora di più dovrebbero coinvolgere gli attori virtuosi come quelli che ho citato e per farlo serve supporto. Aggiungo il tema dell'alberghiero, punta di diamante cittadina, che ha sfornato alcune eccellenze, ma potrebbe fare di più, specialmente sull'accoglienza e il servizio, visto che di professionalità di sala promettenti fra i tavoli dei ristoranti locali ne vedo poche e raramente parlano viestano”.
Grande apprezzamento nei confronti di Miacola è stato espresso anche da Antonio Mercaldi, firma di Identità golose, per il quale il viestano “oggi dà l'impressione di aver raggiunto una maturità che gli consente di cucinare senza dover dimostrare nulla a nessuno” e che esalta come i piatti del viestano uniscano il territorio alla personalizzazione della “strada percorsa”.
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