Con la Determinazione n. 65 del 10 marzo 2026, il Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio – Sezione Tutela e Valorizzazione dei Patrimoni Culturali della Regione Puglia ha inserito ufficialmente il Teatro Comunale Giuseppe Verdi nel piano di interventi dedicato alla valorizzazione del ruolo della cultura nei processi di inclusione e innovazione. Il tempio della cultura sanseverese è stato ammesso a un finanziamento di 2 milioni e 774 mila euro, destinato a interventi di valorizzazione e innovazione della struttura. Gli interventi previsti sono finalizzati al superamento delle barriere e al miglioramento dell’accessibilità fisica e culturale, al fine di favorire l’integrazione sociale e ampliare le opportunità di partecipazione alla vita culturale. Il progetto prevede inoltre soluzioni tecnologiche innovative, destinate a contrastare la povertà educativa, promuovere l’inclusione sociale e rafforzare l’offerta culturale della città. Particolare attenzione sarà dedicata anche alla sostenibilità ambientale e all’efficienza energetica: saranno utilizzati materiali di qualità, pavimentazioni fonoassorbenti, illuminazione LED e impianti efficienti, mentre l’introduzione di sistemi di domotica consentirà di semplificare la gestione e ridurre i consumi energetici. L’investimento è inoltre coerente con i principi DNSH e con gli obiettivi della transizione ecologica. Ma quali sono le tempistiche previste per l’avvio dei lavori? È la domanda che si è posta l’Attacco, che nella mattinata di ieri è entrato nel cuore del teatro per un sopralluogo in vista della stagione teatrale 2026/2027. Una stagione che, al momento, resta avvolta dall’incertezza. Ci sarà oppure no? I più pessimisti sembrano ormai escluderlo, mentre i più ottimisti conservano ancora una flebile speranza. Quel che è certo è che la stagione di prosa è a rischio e, con essa, la possibilità che uno dei teatri cittadini più belli e significativi del Sud Italia possa restare vuoto proprio nel corso della prossima stagione.
Il Teatro Comunale “Giuseppe Verdi” rappresenta la massima sala teatrale della Capitanata, nonché il terzo teatro all’italiana della Puglia, dopo il Petruzzelli di Bari e il Politeama Greco di Lecce. Per la comunità sanseverese costituisce un simbolo identitario di straordinario valore storico, architettonico e artistico.
Erede del Teatro Real Borbone, una struttura da oltre quattrocento posti inaugurata nel 1819 e chiusa nel 1927, a sua volta erede del primo teatro pubblico cittadino, quello settecentesco del Decurionato, il Teatro Comunale del Littorio – questa la sua prima denominazione – venne realizzato su progetto dell’architetto Cesare Bazzani e rientrò a pieno titolo nella politica delle grandi opere perseguita dal regime fascista. I lavori, avviati nel 1929, terminarono nel 1936.
L’edificio, dalla pianta quasi trapezoidale, sorse sul vasto giardino del monastero delle Benedettine, in una zona centralissima della città. Il teatro, progettato originariamente per una capienza di 1.600 posti – 420 in platea, 600 nei palchi e 580 in galleria – fu inaugurato il 9 dicembre 1937.
Dopo la caduta del fascismo, la struttura venne chiamata semplicemente “Comunale”. Nel 1975 fu ufficialmente intitolata a Giuseppe Verdi. Chiuso nel 1987 per i lavori di restauro degli interni, il teatro fu riaperto nel 1991.
La riapertura fu accompagnata da una drastica, e in parte ingiustificata, riduzione della capienza, determinata dalla significativa diminuzione delle poltrone in platea, dalla chiusura dei palchi di proscenio, dal limite di quattro ingressi per palco, dalla radicale risistemazione della prima galleria e dalla totale impraticabilità della seconda. Interventi che furono il risultato dell’applicazione di criteri ritenuti particolarmente severi rispetto alle norme sulla sicurezza allora vigenti. I prospetti esterni, invece, sono stati oggetto di un intervento di restauro nel 2002.
L’intervento annunciato a mezzo stampa lo scorso 11 marzo, dunque, potrebbe rappresentare un nuovo e importante capitolo nella storia del Verdi, con ricadute significative non soltanto sul piano culturale, ma anche su quello sociale ed economico. Tra gli obiettivi figurano l’aumento del numero degli utenti, con particolare attenzione a bambini, anziani e persone con disabilità; la creazione di nuove opportunità lavorative nel settore culturale; l’ampliamento della stagione teatrale e delle attività collaterali; l’incremento del turismo di prossimità e una maggiore partecipazione della comunità alla vita culturale della città.
I lavori per la rifunzionalizzazione dell’auditorium del teatro, situato al piano superiore, dovrebbero partire già questo mese, mentre per la sala teatrale l’inizio degli interventi è previsto entro la fine della prossima primavera.
Particolarmente datati risultano i bagni, con gli orinatoi ancora in bella vista, così come i camerini, che necessiterebbero di una complessiva opera di modernizzazione. Discorso analogo per i termosifoni, che durante i mesi invernali non garantiscono un riscaldamento adeguato degli ambienti.
Tra gli interventi previsti figurano anche l’installazione dei climatizzatori, che consentirebbe di utilizzare un importante contenitore culturale e sociale anche durante i mesi estivi, quando il teatro resta invece praticamente chiuso, e quella di un ascensore, indispensabile per il superamento delle barriere architettoniche e per rendere la struttura maggiormente accessibile.
Eppure, al netto degli interventi necessari per adeguare e ammodernare la struttura, il teatro potrebbe ospitare uno spettacolo anche oggi. Le condizioni del palco e della platea, infatti, non presentano particolari criticità strutturali. Sarebbe certamente auspicabile il rinnovo delle tavole del palcoscenico e delle poltrone, così come la sostituzione del fondale e delle quinte. Da sistemare anche le serrature delle porte d’accesso alla balconata, che attualmente non funzionano.
Infine, un intervento apparentemente semplice, ma capace di restituire immediatamente agli ambienti un senso di freschezza, ariosità e luminosità: una nuova tinteggiatura. Piccoli e grandi lavori che, insieme, potrebbero restituire al Verdi tutta la sua centralità nella vita culturale e sociale della città.
Il vero rischio è, dunque, la perdita della stagione di prosa. Lo scorso anno, grazie alla sinergia tra la dirigente Silvana Salvemini e l’ex assessora alla Cultura Anna Paola Giuliani, la rassegna aveva registrato il tutto esaurito, arricchendo la vita culturale cittadina dal 5 dicembre 2025 al 12 aprile 2026 con un cartellone di quindici spettacoli.
Era previsto anche il ritorno della stagione lirica, proprio come annunciato da l’Attacco in occasione della conferenza di presentazione della stagione di prosa. Un progetto che, però, non ha mai visto la luce: un diverbio interno ha infatti fatto saltare i piani, facendo naufragare anche l’ipotesi di riportare l’opera sul palco del Verdi.
Non resta, dunque, che attendere l’avvio dei lavori all’auditorium e, in attesa di quelli nella sala teatrale, capire se il Verdi riuscirà ad avere una stagione culturale all’altezza della sua storia e del ruolo che da sempre ricopre per la città.
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