La nuova stagione della Regione Puglia impone trasparenza, ricambio generazionale e bandi aperti almeno trenta giorni. Ma a Foggia, in Arca Capitanata, siede ancora un amministratore che ha superato l'età pensionabile da oltre due anni. La legge regionale lo vieta esplicitamente ma nessuno, finora, ha mosso un dito. Da qui la domanda che a Foggia in pochi si sono posti apertamente, ma che il nuovo corso decariano rende sempre più urgente: cosa succede al l'amministratore unico dell’ente di via Caggese che gestisce le case popolari dell'intera Capitanata, alla luce delle indicazioni con cui il capo di gabinetto della Regione, Davide Pellegrino, sta ridisegnando le regole del gioco nelle agenzie regionali? La vicenda ha una sua precisa geometria. Da una parte c'è la legge, scritta nero su bianco, che fissa un limite invalicabile. Dall'altra c'è la realtà dei fatti, che quel limite ha ignorato con una disinvoltura sconcertante per oltre due anni. E sullo sfondo si staglia ora la nuova Regione targata Antonio Decaro, che dal suo insediamento nel gennaio 2026 ha avviato una campagna sistematica di pulizia e trasparenza nelle agenzie regionali, con Pellegrino nel ruolo di esecutore implacabile. Sono due le direttive inviate da Pellegrino nei giorni scorsi, anticipando l’imminente rinnovo dei vertici di agenzie e società pubbliche. Il punto di partenza è che la legge vieta alle pubbliche amministrazioni di conferire incarichi a pensionati, a meno che non siano gratuiti e - per i dirigenti - limitati a un anno. Ebbene, Pellegrino ha scritto nella prima direttiva che “il gabinetto del presidente ha riscontrato casi in cui alcuni esponenti aziendali hanno raggiunto, nel corso del mandato, l’età di collocamento in quiescenza, ovvero la hanno già superata”. Ciò sol leva due ordini di problemi: il primo in termini di responsabilità patrimoniale, per cui sarebbe obbligatoria la segnalazione alla magistratura contabile oltre che la richiesta di restituzione delle somme percepite; il secondo in quanto “la prosecuzione dell’attività da parte di soggetti già collocati in quiescenza può determinare ricadute in ordine alla legittimità degli atti adottati”. Ecco perché con la seconda direttiva si impone ai dipartimenti di inserire nell’istruttoria propedeutica alle nomine anche lo stato lavorativo dei candidati. È per questo che Pellegrino ha chiesto di effettuare un controllo sulle date di nascita di tutte le persone nominate dalla Regione in società, enti controllati ed agenzie.
La legge regionale pugliese n. 22 del 2014, quella che istituisce le agenzie Arca e ne disciplina il funzionamento, è inequivocabile sul punto. L'articolo 9, comma 3, stabilisce che l'incarico di amministratore unico “non può comunque protrarsi oltre l'età pensionabile”. Non si tratta di una norma di principio o di un'indicazione di massima: è un limite preciso e cogente, che non lascia margini interpretativi. Una volta raggiunta l'età pensionabile l'incarico deve cessare, indipendentemente dal fatto che il quinquennio previsto dalla stessa norma non sia ancora scaduto. L'attuale amministratore unico di Arca Capitanata è il cerignolano Giuseppe Liscio, nato il 15 gennaio 1956. L'età pensionabile, ovvero i 67 anni secondo la normativa previdenziale applicabile, è stata raggiunta nel gennaio 2023.
Da quel momento in poi, la sua permanenza in carica sarebbe, secondo una lettura lineare della norma, una violazione continuativa e quotidiana della legge regionale. Eppure, a maggio 2026, Liscio è ancora al proprio posto. Una situazione che l’Attacco aveva trattato già in precedenza, ma anche ora torna d’attualità alla luce delle nuove regole decariane. Per capire come si sia arrivati a questa situazione occorre tornare agli ultimi giorni del dicembre 2022, quando la giunta regionale guidata da Michele Emiliano si mosse con una tempistica che, a mente fredda, dice molto sulle intenzioni di chi aveva orchestrato la vicenda. Il 22 dicembre 2022 l’esecutivo approvò la delibera n. 1936 e designò Liscio come nuovo amministratore unico.
Cinque giorni dopo, il 27 dicembre, Emiliano firmò il decreto di nomina n. 489 e quel giorno stesso Liscio presentò le dichiarazioni di insussistenza delle cause di inconferibilità e in compatibilità richieste per legge. Tutto si chiuse nel giro di poche ore, in piena pausa natalizia, con una celerità insolita per gli standard della burocrazia regionale. La ragione di tanta fretta era banale: Liscio avrebbe compiuto 67 anni il 15 gennaio 2023, appena tre settimane dopo. La nomina prima del compleanno significava, almeno formalmente, nomina di un soggetto ancora in età lavorativa. Una mossa che aggirò nella sostanza ciò che la legge aveva inteso vietare: la gestione di un ente pubblico da parte di chi ha superato i limiti anagrafici previsti per quegli incarichi.
Non importa che la soglia pensionistica sia sopraggiunta poche settimane dopo la nomina: la legge dice che “non può protrarsi oltre l'età pensionabile”, e quella soglia è stata abbondantemente varcata. Ancora più grave, forse, è ciò che non è accaduto dopo. Nessun dirigente regionale ha avviato un procedimento volto a verificare se quella permanenza in carica fosse ancora legittima. I pagamenti periodici dell'indennità di funzione spettante all'amministratore unico che avrebbero dovuto costituire l'occasione naturale per una verifica di legittimità - sono proseguiti senza che nessuno sollevasse obiezioni. La giunta regionale non ha adottato alcun atto deliberativo per fare chiarezza. Sul sito istituzionale di Arca Capitanata, nella sezione dedicata ai rilievi della Corte dei conti, si legge laconicamente che “allo stato attuale non sussistono rilievi”. Una circostanza che, invece di rassicurare, interroga: la Corte dei conti ha effettivamente esaminato la questione, o semplicemente non è ancora intervenuta?
La differenza non è da poco, perché alla magistratura contabile spetta valutare se le risorse pubbliche, comprese le indennità erogate, siano state spese in conformità alle norme. Una permanenza in carica contra legem è esattamente il tipo di situazione che può configurare un danno erariale. È su questo sfondo che si inserisce la rivoluzione silenziosa in atto a Bari da quando Decaro ha assunto la presidenza della Regione e ha affidato al proprio capo di gabinetto Pellegrino il compito di riformare dall'interno il sistema delle agenzie regionali. Pellegrino ha lavorato metodicamente: sin dalle prime settimane ha firmato una raffica di direttive (ormai diciotto nel giro di poco più di due mesi) che hanno toccato ogni angolo del sistema. Le consulenze esterne da ridurre allo stretto necessario, i contratti di somministrazione da giustificare caso per caso, le procedure di selezione del personale da rendere più trasparenti. Una delle ultime direttive ha affrontato il tema dei cosiddetti “bandi lampo”: gli avvisi pubblici per le nomine nelle agenzie regionali erano spesso poco pubblicizzati e restavano aperti per pochi giorni, rendendo di fatto impossibile una reale concorrenza tra candidati.
Pellegrino ha disposto che d'ora in poi i termini per presentare le candidature non possano essere inferiori a trenta giorni e che gli avvisi siano diffusi attraverso tutti i canali istituzionali della Regione, non solo sul Bollettino Ufficiale. Una norma che, se fosse stata in vigore nel dicembre 2022, avrebbe probabilmente impedito la nomina-lampo di Liscio così come si è concretamente realizzata. Il lavoro più significativo è però di carattere legislativo. La giunta Decaro ha approvato a marzo 2026 uno schema di disegno di legge che ridisegna organicamente le regole sulle nomine negli enti e nelle agenzie regionali, dando attuazione alla cosiddetta legge Laricchia, dal nome dell’ormai ex consigliera M5S Antonella Laricchia, che battagliò per anni per introdurre regole più stringenti sulle nomine della giunta, in una vicenda parlamentare intricata che vide persino l’allora presidente Emiliano minacciare di ricorrere alla magistratura per bloccare quel la norma. Il testo ora all'esame del consiglio regionale si compone di 21 articoli e tocca le leggi istitutive di numerosi enti, tra cui esplicitamente le Arca, le Agenzie regionali per la casa e l’abitare, ovvero le ex IACP.
Introduce la nomina degli organi di revisione da parte del consiglio regionale anziché della giunta, fissa durate certe per gli incarichi nelle diverse agenzie e contiene una disposizione specifica per favorire il ricambio generazionale: giunta e consiglio dovranno definire criteri per incentivare la nomina di professionisti con meno di 45 anni nella gestione degli enti strumentali della Regione. Un segnale politico chiaro, che fa da pendant alle indicazioni operative di Pellegrino e che, messo a confronto con la situazione di Foggia, rende ancora più difficile spiegare perché quella norma del 2014 - già vigente, già applicabile, già violata - continui ad essere ignorata. La risposta a quella domanda non è ancora arrivata e il silenzio che la circonda è esso stesso un dato politico e amministrativo di rilievo. Perché la stagione Decaro-Pellegrino si gioca esattamente sulla credibilità (oltre che su tanta discontinuità rispetto agli anni di Emiliano): o le regole valgono per tutti o non vale la pena di scriverle. Quella norma del 2014, ignorata per anni a Foggia, aspetta ancora qualcuno che decida di farla rispettare.
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