In questi giorni, è stata approvata le delibera di Giunta che chiude una convenzione del valore di un milione e mezzo di euro e, forse, apre una stagione in cui Manfredonia decide di non lasciare più che le royalties scivolino via invisibili, come era accaduto per anni. Su relazione dell’assessora Rita Valentino, la Giunta ha definito la misura compensativa per l’impianto agrivoltaico “Borgo Mezzanone” e approvato una convenzione da 1,5 milioni di euro. Per capire che cosa sta accadendo oggi a Manfredonia sul fronte delle compensazioni ambientali, bisogna tornare indietro di qualche anno, cioè a quando la città era appena uscita dal commissariamento e si trovava davanti a un quadro amministrativo fragile, segnato da bilanci ridotti all’osso, servizi tagliati e una tecnostruttura da ricostruire. Era il 2022, e in quel contesto il giovane assessore alla Transizione ecologica, Giuseppe Basta, scoprì che le royalties derivanti da impianti eolici e fotovoltaici non venivano riscosse da anni. Non solo: alcune aziende avevano pagato per l’installazione degli impianti, ma non avevano mai corrisposto il canone dovuto. Nel giugno 2022 – su queste colonne -, Basta raccontava che “le royalties non venivano riscosse da anni e c’erano aziende che avevano pagato per l’installazione ma non avevano mai versato il canone. In quattro o cinque mesi di verifiche e lavoro abbiamo recuperato quasi un milione di euro”. Un lavoro che, in un certo qual modo, avrebbe potuto preparare il terreno per ciò che doveva accadere negli anni successivi: recuperare risorse fondamentali e capire che cosa non aveva funzionato negli anni precedenti. Ma, da quello che riferisce l’assessora Valentino a l’Attacco, i buoni propositi non hanno avuto poi granché seguito. Questa premessa è essenziale per comprendere la svolta del 2025, quando la Giunta guidata dal Sindaco Domenico la Marca ha approvato una delibera che introduce un principio chiaro: tutte le società che producono energia da fonti rinnovabili sul territorio devono versare al Comune una quota pari al 3% dei proventi derivanti dalla vendita dell’energia elettrica e dagli incentivi. Per la prima volta Manfredonia si è dotata di un quadro coerente con la normativa nazionale e regionale, per disciplinare le compensazioni ambientali. E senza un sistema strutturato, le royalties rischiano di diventare un terreno di inadempienze, ritardi e perdite economiche. L’assessora Rita Valentino, che ha la delega alla Sostenibilità, racconta che quel lavoro preparatorio è stato decisivo perché “in quella delibera avevamo individuato un elenco di priorità di interventi da realizzare con le royalties”. La convenzione con SR Bari S.r.l. – che sarà siglata nei prossimi giorni - è la prima applicazione concreta di quell’impianto normativo.

Gentile Senatrice Anna Maria Fallucchi, Lei conosce il Gargano. Proprio per questo sorprende che, negli ultimi anni, alcune delle sue proposte e delle sue dichiarazioni abbiano suscitato forti perplessità tra chi questo territorio lo studia, lo vive e lo difende ogni giorno. Dalla definizione dei cacciatori come "bioregolatori della Natura" con l’orribile DDL “sparatutto” di cui  è firmataria, alle iniziative che hanno riguardato la proposta di soppressione della stazione ferroviaria di San Menaio, fino all'ipotesi di realizzare un aeroporto sull'istmo di Varano, emerge una visione dello sviluppo che rischia di mettere in secondo piano ciò che rappresenta la vera ricchezza del Gargano: il suo straordinario patrimonio naturale e paesaggistico.

Sullo stato di avanzamento dei lavori di bonifica del sito è mistero fitto. Come è stato riportato su queste colonne, per le operazioni di bonifica dell’area della discarica di Giardinetto sono stati stanziate ingenti somme: dalla Regione nel 2018 furono messi sul tavolo ben 29 milioni di euro, seguì poi la stagione delle risorse del PNRR, il cui fondo ammontava a 19.850.000 euro, per un totale complessivo delle risorse disponibili pari a circa 49 milioni di euro. Risorse importanti per un sito la cui storia ambientale è fortemente legata al suo impatto insalubre sulle comunità coinvolte in una difficile coesistenza che perdura da molti decenni. L’area, di complessivi 40 ettari, con capannoni di circa 18.000 mq di superficie, ospitava lo sversamento di rifiuti pericolosi stimati in oltre 300 mila tonnellate. Oggi, nonostante proclami roboanti di messa in sicurezza, poco o nulla si sa sull’avanzamento dei lavori di bonifica. Per squarciare il velo di mistero che si è creato attorno a tali operazioni, il consigliere pentastellato del Comune di Orsara di Puglia, Giuseppe Zullo, ha formalizzato al Sindaco Mario Simonelli, una interrogazione su tale stato di cose e una richiesta di accesso agli atti al Comune di Troia e agli Enti competenti per fare piena luce sullo stato della bonifica. “Per la questione del sito di Giardinetto tutta la comunità di Orsara ha sempre avuto un’attenzione particolare, sebbene il borgo dove insiste la discarica sia nel Comune di Troia, esso si trova a ridosso del Comune di Orsara e costituisce tutt’oggi un serio problema da affrontare con la massima celerità. Nonostante siano arrivati i fondi del PNRR e gli altri per la bonifica di emergenza, sembrerebbe che i lavori vadano molto a rilento, un ritardo amministrativo che non possiamo più consentirci a causa della scadenza dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, le cui cifre devono essere impiegate entro il 2027 – ha osservato su l’Attacco il consigliere orsarese -. Non possiamo rischiare di perdere tali somme. È importante che le istituzioni locali in questa occasione facciano rete, mostrando maggiore coopera zione, a tal proposito ho fatto una interrogazione al Sindaco di Orsara, per capire come sia stata condotta la comunicazione delle operazioni di bonifica alla comunità e cercare di porre l'accento sul tema che deve interessare tutti i comuni coinvolti, ciascuno di essi deve fare la propria parte con la massima trasparenza per far sì che si arrivi alla risoluzione del problema. L’interrogazione è stata inviata anche al Comune di Troia, per richiedere il fascicolo documentale ed il cronoprogramma che da Troia si sono dati i responsabili delle operazioni di bonifica. Confido che la mia azione non venga fraintesa e letta come una polemica nei confronti dei due enti comunali, ma vista per quello che è: un faro di attenzione su di una questione che dura da troppo tempo”, ha osservato Zullo, ritenendo che l’attenzione debba essere massima da parte di tutti gli enti comunali sui quali insiste il sito, o che comunque subiscono la vicinanza dalla discarica.

Incendi boschivi, come tutti convengono, sono di origine dolosa e, qualche volta, colposa. Quello appena spento nella pineta Marzini di Vico del Gargano, non ha ancora una stima dei danni. Perché, tra l’altro, non sono solo gli alberi a bruciare ma tutto ciò che nel bosco vive e destina alla catena alimentare. La pineta Marzini, un tempo chiamata anche “difesa Marzini”, è un vasto e monumentale bosco di pini d'Aleppo pluricentenari che si estende per circa quindici chilometri quadrati nella costa settentrionale del Gargano, tra le spiagge di San Menaio e i rilievi pedemontani di Vico del Gargano, tutto nel Parco Nazionale di Gargano. Con la grande presenza del pino d’Aleppo, per questo che viene identificata come “pineta”, ma nella zona è presente anche il leccio. La pineta è chiamata dalla comunità locale anche “la difesa”, nome probabilmente attribuitole per due motivi, così recita una descrizione del Parco: “In primo luogo, questo estremo lembo di foresta, a picco sul mare, ha costituito per secoli una difesa naturale contro le invasioni nemiche, perpetrate soprattutto dalla flotta saracena; in secondo luogo, la pineta ‘ospitava’ rifugi e casolari per la caccia imperiale, dette defense federiciane”. La pineta Marzini è una delle poche pinete italiane definite “geneticamente pure”, uno spazio cioè dove le specie hanno seguito naturali processi di selezione, mantenendo intatto il patrimonio delle sue caratteristiche peculiari. Se a ciò si aggiunge che il particolare microclima dell’area garganica ha consentito l’importante sviluppo del pino d’Aleppo anche ad altitudini poco comuni, si ha come risultato un’importante oasi naturale, all’interno della quale coesistono vari habitat (particolarmente florido e rigoglioso è il sottobosco, formato prevalentemente da macchia mediterranea) e una grande fauna autoctona che conta 225 specie identificate: volpi, cinghiali ed alcuni esemplari di caprioli, estremamente rari nella bassa macchia mediterranea, viene detto dal Parco. Parchi, boschi, foreste, rappresentano una ricchezza incommensurabile che andrebbe evidenziata costantemente e non solo quando sono vittime d’incendi o di catastrofi. La grande biodiversità della pineta Marzini è caratterizzata anche dall’orto botanico, nel quale numerose specie vegetali crescono a poca distanza le une dalle altre. La pineta, tra le più importanti d'Italia nel suo genere, risulta iscritta, per le caratteristiche morfologiche e genetiche, al “Libro nazionale dei boschi da seme”. Tutto ciò che essa contiene, non solo i pini di Aleppo o i lecci, sono tutelati dal Parco Nazionale del Gargano e dalle direttive europee “Habitat” e “Uccelli”, attraverso le relative misure di conservazione che non hanno lo scopo di “vincolare” il territorio, come spesso viene erroneamente percepito, ma di conservarne il valore ecologico, garantendo che ogni intervento sia compatibile con la salvaguardia degli habitat e delle specie d’interesse comunitario.

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