Tace l’imprenditore turistico di Rodi Garganico Vincenzo D’Errico, il cui fascicolo relativo alla proposta di nomina alla presidenza del Parco nazionale del Gargano è bloccato alle commissioni ambiente di Camera e Senato. Non c’è ancora alcuna notizia delle audizioni, che precederanno il parere delle commissioni. L’Attacco ha provato invano ieri a contattare D’Errico, il nome su cui lo scorso anno a sorpresa l’allora presidente della Regione Michele Emiliano espresse l’intesa col ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto Fratin. La furbizia politica di Emiliano beffò il centrodestra, che nel presentare le due terne di candidati per le presidenze dei Parchi nazionali del Gargano e dell’Alta Murgia pensava di non incorrere in sorprese. Com’è noto in Capitanata, il vero uomo su cui puntava il centrodestra provinciale era quello dell’attuale commissario straordinario Raffaele di Mauro, mentre furono inseriti come riempitivi gli altri due nominativi: la sannicandrese Tiziana Casavecchia, ex vicesindaca di Vico del Gargano durante l’amministrazione Sementino, e D’Errico, con trascorsi nel M5S e poi approdato in Forza Italia al seguito dell’amico deputato Giorgio Lovecchio. La stessa logica fu seguita per l’Alta Murgia, dove il vero candidato su cui la coalizione puntava era (ed è) quello dell’attuale commissario Nicola Loizzo, legato al commissario regionale di Fratelli d’Italia e sottosegretario del governo Meloni, Marcello Gemmato. Stando a quanto trapela dal partito della presidente del Consiglio, Colucci andava bene invece all’europarlamentare Francesco Ventola e ad alcuni sindaci. Ecco il perché dei tentativi tutti interni di impallinare sia D’Errico che Colucci: rispetto al primo è arrivata mesi fa da eletti di Forza Italia la segnalazione di presunti conflitti di interessi (per tre sue società del comparto turistico-ricettivo operanti in area Parco, non dichiarate nel curriculum inviato al momento della candidatura), mentre per il secondo è giunta da eletti di Fratelli d’Italia l’eccezione di una presunta mancanza dei requisiti richiesti dalla legge quadro sulle aree protette, che disciplina il conferimento della presidenza dell’ente Parco (perchè finora avrebbe svolto solo mansioni impiegatizie di natura contabile). 

In appena sette giorni la Puglia ha perso 12,66 milioni di metri cubi d’acqua dagli invasi pur mantenendo un livello di riempimento del 77% grazie alle abbondanti piogge cadute tra inverno e primavera 2026, e questo dimostra che l’acqua c’è, ma va trattenuta perché senza nuove infrastrutture il patrimonio idrico accumulato rischia di disperdersi rapidamente sotto la spinta delle temperature estreme, oltre alle condotte colabrodo che continuano a disperdere una quota significativa della risorsa lungo la rete di distribuzione. Per questo Coldiretti Puglia, in occasione dell'Assemblea nazionale dell'ANBI in corso a Roma, rilancia la necessità di passare dall'emergenza alla programmazione, accelerando la realizzazione di nuovi invasi, il completamento delle infrastrutture idriche e l'ammodernamento della rete per garantire acqua alle imprese agricole e ai cittadini.

Le ondate di calore stanno diventando una delle principali emergenze urbane in Italia ed Europa, con temperature che superano i 40°C per più giorni consecutivi e impatti sempre più gravi sulla salute pubblica. Secondo il Copernicus Climate Change Service, il 2025 è stato il secondo anno più caldo mai registrato, mentre uno studio dell’Imperial College London evidenzia che l’85% dei decessi in eccesso riguarda persone over 65. In Spagna quest’anno per il caldo sono morti 212 persone e le temperature sono andate oltre i 45 gradi anche l’’Italia è nella bolla di calore di questo periodo e si sono avuti già 5 morti.

Legambiente “ GAIA” di Foggia e ARCI “ Maria Schinaia” lanciano l’allarme sul forte aumento degli incendi di sterpaglie che, dalle prime settimane di giugno, stanno interessando le aree rurali e periurbane del territorio. Temperature elevate, siccità e mancata manutenzione dei terreni incolti stanno creando condizioni estremamente favorevoli alla propagazione delle fiamme. I roghi nelle aree periurbane non sono episodi marginali: rappresentano un serio pericolo ambientale e sanitario anche perché con il cambiamento climatico gli incendi saranno sempre più frequenti e devastanti ed occorre agire subito. Sappiamo che questi fenomeni si ripeteranno ogni estate, e con il riscaldamento globale saranno sempre più intensi e devastanti. Non possiamo farci trovare impreparati. La situazione è stata aggravata dal vasto incendio del 19 giugno lungo la Statale 16, dove un capannone di una ditta di trasporti è andato a fuoco, generando una densa nube nera visibile da chilometri. Non si conoscono, al momento, le cause dell'incendio.

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