Sei povero? Allora puoi anche morire di caldo: “Ridurre isola di calore Foggia per migliore qualità della vita”

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Le ondate di calore stanno diventando una delle principali emergenze urbane in Italia ed Europa, con temperature che superano i 40°C per più giorni consecutivi e impatti sempre più gravi sulla salute pubblica. Secondo il Copernicus Climate Change Service, il 2025 è stato il secondo anno più caldo mai registrato, mentre uno studio dell’Imperial College London evidenzia che l’85% dei decessi in eccesso riguarda persone over 65. In Spagna quest’anno per il caldo sono morti 212 persone e le temperature sono andate oltre i 45 gradi anche l’’Italia è nella bolla di calore di questo periodo e si sono avuti già 5 morti.

“In questo contesto cresce la cooling poverty, la povertà di raffrescamento: l’impossibilità, per molte famiglie, di mantenere abitazioni e spazi urbani a temperature sicure durante il caldo estremo – osservano Tonino Soldo, presidente ARCI “Maria Schinaia” e Pino Maccione, presidente Legambiente circolo Gaia -. Il fenomeno colpisce soprattutto le periferie, dove si sommano basso reddito, scarsa presenza di verde, edifici non isolati e servizi insufficienti. Le disuguaglianze climatiche tra quartieri sono ormai evidenti e profonde”.

“A peggiorare la situazione contribuisce l’isola di calore urbana, che rende le città fino a 4°C più calde delle aree circostanti. In Europa la cooling poverty interessa una famiglia su cinque, con picchi del 35% tra i nuclei a basso reddito. In Italia, l’OIPE segnala che la povertà energetica ha raggiunto il 9,1% nel 2024 (2,4 milioni di famiglie). Nel 2025 il caldo estremo ha causato 4.597 vittime nel nostro Paese”.

“Le persone più povere e svantaggiate, che hanno contribuito meno al riscaldamento globale, sono anche quelle che subiscono le conseguenze più gravi del caldo estremo. Per questo è urgente che l’amministrazione locale adotti misure strutturali, garantendo protezione alle fasce più fragili: anziani, bambini, persone con patologie e residenti delle periferie”.

“La sfida è chiara: costruire città più fresche, più verdi e più giuste, capaci di proteggere tutti i cittadini dagli effetti sempre più intensi della crisi climatica. Servono strategie comunali di adattamento climatico, riqualificazione edilizia ed ecologica (tetti verdi, superfici permeabili, riforestazione urbana), una rete diffusa di rifugi climatici, il potenziamento delle infrastrutture verdi e blu, l’integrazione tra pianificazione urbanistica e adattamento climatico, e lo sviluppo di un welfare climatico che unisca politiche sociali e ambientali”. 

“La Cooling Poverty a Foggia è un’emergenza locale perchè è tra le città italiane più esposte al caldo estremo per tre motivi strutturali: assenza di verde urbano diffuso e scarsa ombreggiatura, quartieri periferici densamente costruiti, con edifici vecchi e poco isolati e temperature estive molto elevate, aggravate dall’isola di calore urbana”.

“In molte zone periferiche della nostra città si sommano scarsa qualità edilizia, pochi spazi verdi, servizi di prossimità insufficienti e una popolazione anziana numerosa”.

“Per proteggere la popolazione e ridurre le disuguaglianze climatiche, sono necessari interventi immediati e strutturali: piantumazione massiva nei quartieri periferici,  ombreggiamento di fermate bus, piazze e scuole, corridoi verdi lungo i viali principali, creazione di rifugi climatici (biblioteche, centri civici, scuole aperte nelle ore più calde), fontane potabili nei parchi e nelle piazze, riduzione del traffico nelle zone più calde, piste ciclabili ombreggiate, pavimentazioni drenanti nelle piazze , reti di vicinato per monitorare anziani soli, campagne informative nei quartieri più esposti”.

“Bisogna ricordare che Foggia è una delle città italiane con meno alberi per abitante: invertire questa tendenza è vitale per ridurre l’isola di calore e migliorare la qualità della vita”.

“Il caldo estremo non compromette solo la salute, ma anche la qualità della vita e l’accesso ai diritti essenziali. A Foggia questo rischio è amplificato da fragilità socioeconomiche, degrado urbano, scarsa presenza di verde e una popolazione anziana numerosa”.

“La Cooling Poverty non è un problema del futuro: è già qui. Affrontarla significa proteggere le persone più vulnerabili e costruire una città più equa, resiliente e vivibile”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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