Il dramma delle famiglie del Reparto Autismo ASL Foggia: rischio chiusura per scadenza contratti professionisti

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“Per la prima volta ci siamo sentiti accolti”. Comincia così la lettera da pelle d’oca, giunta alla redazione de l’Attacco, firmata da una mamma di un ragazzo autistico che si fa portavoce di gran parte delle famiglie che hanno scelto di affidarsi al nuovo Reparto Autismo della ASL di Foggia. “Per anni abbiamo chiesto che il nostro territorio si dotasse di un servizio pubblico realmente dedicato alle persone con disturbo dello spettro autistico. A gennaio di quest’anno quel sogno sembrava finalmente essersi realizzato con l’attivazione del reparto, inizialmente presso la sede di via Montegrappa e successivamente trasferito in via Nedo Nadi”, si legge. “Abbiamo trovato un’équipe di giovani professionisti preparati, competenti e animati da una straordinaria voglia di fare. In pochi mesi sono riusciti a costruire qualcosa che, almeno per noi famiglie, non avevamo mai visto prima. In appena sei mesi questo servizio ha preso in carico oltre cento famiglie del territorio, diventando un punto di riferimento concreto per bambini, ragazzi e genitori che per anni avevano atteso una risposta pubblica ai loro bisogni”. Ma pochi giorni fa è arrivata una comunicazione che ha gettato nello sconforto tante famiglie. “Nel momento in cui abbiamo cercato di programmare il percorso dei nostri figli per il prossimo anno, ci è stato riferito che, allo stato attuale, le attività possono essere pianificate soltanto fino a dicembre 2026, poiché i contratti dei professionisti dell’équipe sono in scadenza entro la fine dell’anno”. “L’autismo non può essere affrontato con progetti a termine. I nostri figli hanno bisogno di continuità, di relazioni di fiducia costruite nel tempo, di professionisti che conoscano la loro storia, le loro difficoltà e i loro progressi. Interrompere improvvisamente questi percorsi significherebbe costringere tante famiglie a ricominciare ancora una volta da capo”, parole che vogliono essere un accorato appello. “Chiediamo alla Direzione della ASL di Foggia, alle istituzioni e alla politica di fare chiarezza sul futuro di questo reparto e di garantire la continuità di un servizio che, in pochi mesi, ha dimostrato quanto fosse necessario”. “È tutto vero”, esordisce a l’Attacco Maurizio Alloggio, presidente dell’associazione iFun. Che offre una cronistoria per contestualizzare quanto riportato nella lettera della mamma: “Nel 2022, il Governo decide di stanziare dei fondi sull’autismo affinché si potessero realizzare dei percorsi sui territori, che a loro volta potessero sperimentarsi e diventare strutturali. Questi fondi calano nella Regione Puglia con due distinte linee di finanziamento: quella per i servizi sociali e quella per i servizi sanitari”. “Abbiamo insistito tantissimo perché nascesse questa unità”. E a settembre, Antonio Nigri, ex commissario straordinario dell’ASL Foggia, con un atto aziendale istituisce due unità operative: l’unità operativa autismo legata alla dotazione della Regione, che ha messo in circolo i soldi assegnati dal Governo, e l’unità di neuropsichiatria infantile. Dopodiché, vengono espletati dei bandi per titoli. “A gennaio, in seguito alle selezioni tra le professionalità con competenze specifiche in autismo presenti sul territorio regionale, prende vita questa unità”, prosegue nel racconto Alloggio. “Inizialmente viene collocata in via Montegrappa, che però non aveva spazi a sufficienza. Allora, come associazione, offriamo all’ASL i nostri spazi gratuitamente. Dopo 3-4 mesi viene recuperata dal Dipartimento di Salute Mentale la struttura di Via Nedo Nadi, all’interno delle cui stanze viene istituita l’unità autismo. Dove si fanno gli interventi, le visite con le famiglie, gli ambulatori e i laboratori. Il 31 dicembre scadranno i bandi del personale, per cui bisognerà capire se questa unità rimarrà in piedi”.

A questo, bisogna aggiungere anche un particolare non indifferente: in Regione, tanti soldi del Fondo Nazionale Autismo non sono stati attinti. Fondi che avrebbero potuto essere utili ai Comuni per progettazioni specifiche.

Foggia è stato l’unico capoluogo di provincia che è riuscito a spendere tutti i soldi delle domande di rimborso – massimo 5.000 euro all’anno – presentate dalle famiglie. Però, gli altri fondi avrebbero potuto essere utilizzati per il futuro dell’unità autismo, che è fondamentale”, aggiunge il presidente dell’associazione. “Io sono molto critico con il regolamento regionale del 2016, che era partito avendo delle ottime premesse, ma poi non ha prodotto quello che avrebbe dovuto fare. E siamo rimasti con un regolamento che dovrebbe avere delle caratteristiche di personale, che però non ci sono sul territorio, per funzionare. Noi avevamo chiesto di abrogarlo perché oggettivamente non riesce più a rispondere alle esigenze. Ma restiamo schiavi di questo regolamento regionale”.

Particolarmente duro è stato l’intervento di Elvira De Santis, presidente dell’associazione Autismosansevero, che a l’Attacco è stata netta: “A San Severo c’è il nulla. Parliamo di diagnosi che verranno fatte addirittura nel 2028, non abbiamo la psicologa e nemmeno un’équipe multidisciplinare per la presa in carico dei ragazzi con autismo”.

“A San Severo è tutto un problema”, asserisce De Santis, che poi spiega anche il perché. “L’équipe di presa in carico parte dal presupposto che ci sia un’équipe che prenda in carico il ragazzo dal sospetto dell’autismo alla diagnosi, e poi dovrebbe accompagnarlo per tutta la vita. Invece, accade che a 11 anni vengano dimessi sia dal centro di riabilitazione dell’ASL che da quello della Fondazione Padre Pio, e da quel momento diventano invisibili”.

“A San Severo non abbiamo uno psichiatra di riferimento per i pazienti adulti. Il povero primario di Psichiatria, Angelo De Giorgi, che è un professionista validissimo, è allo stremo, perché non ha neppure le risorse umane. Addirittura, il reparto manca delle figure indispensabili degli OSS. Dell’ospedale di San Severo sono rimaste solo le mura e quei pochi sanitari che sono soldati di trincea. Abbiamo un CAT (Centro Territoriale per l’Autismo) a Lucera che si è disintegrato. Siamo nel deserto più totale”, è la dura realtà raccontata dall’operatrice del Terzo Settore.

“Non hanno dignità. E gliela dobbiamo dare, perché sono esseri umani”, dice De Santis riferendosi ai pazienti affetti da autismo.

“È quella approssimazione, quella superficialità, quel dare il contentino per poi lavarsi le mani che non va bene”, è la critica rivolta a coloro che sottovalutano la condizione di autismo. “Per non parlare dei ragazzi estromessi dai centri estivi perché non c’è personale formato. E ancora, i parcheggi per invalidi negati”, è lo sfogo di una madre di un figlio autistico, prima che di una presidente di un’associazione che accoglie ragazzi autistici.

“Qui non c’è proprio la cultura del sociale. Manca la conoscenza, la consapevolezza. L’autistico ha bisogno di una presa in carico globale e multidisciplinare a vita perché se trattato per tempo e seguito in un percorso può raggiungere l’inclusione lavorativa”. E sono numerosi gli esempi tangibili, PizzAut il più riconoscibile.

Infine, De Santis lancia un appello: “Non vogliamo sempre e solo assistenzialismo, abbiamo bisogno di servizi, di strutture che accolgano i ragazzi autistici”.

“È un allarme sociale”, afferma la presidente. E rischia di esserlo davvero per la comunità se il Reparto Autismo dell’ASL di Foggia dovesse chiudere. Perché significherebbe riportare nel limbo 140 famiglie.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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