L’interrogativo posto trova una prima risposta, giunta direttamente da un esperto del mondo culturale. “Non c’è nessun ritorno economico. È soltanto un dispendio di denaro”, tuona così a l’Attacco un impresario navigato nel settore in provincia di Foggia. “Questi concerti sono toccata e fuga. Bisognerebbe invece fare una programmazione di più giorni, composta da diversi eventi collegati tra di loro. Solo così si può pensare di garantire un ritorno economico, altrimenti è solo un dispendio inutile di soldi che serve solo a quei maniaci di protagonismo che vogliono fare il concertone in piazza”, attacca l’intervistato.
Ancora una volta, insiste sull’assenza di programmazione: “Viviamo al momento, poi c’è chi fa qualcosa meglio e quindi gli riesce bene l’evento, ma la maggior parte fanno tutto in maniera così raffazzonata”. “Si spendono annualmente 2-3 milioni di euro in tutta la provincia per realizzare questi spettacoli. Questa somma, gestita in un altro modo, potrebbe garantire ben altri risultati”, spiega.
Ma non è solo l’assenza di programmazione a pesare, ma anche la mancanza di una logistica efficiente, come strutture e servizi all’altezza. “Non è l’evento di per sé, perché se ragioniamo con il solo concerto, questo non ti porta nulla. Ma c’è da fare anche un discorso più ampio, relativo alla cultura e alla storia di quel luogo”, aggiunge. Poi, offre alcuni esempi. “L’Umbria Jazz o il Festival del Cinema sono manifestazioni distribuite su più giorni. Così facendo, il ritorno economico è naturale che ci sia, perché devi pernottare in un albergo, devi pranzare o cenare in un ristorante, acquisti qualcosa nei negozi dopo una passeggiata in centro. E allora si attiva qualcosa”.
“I concerti che si tengono in quasi tutti i centri della provincia di Foggia sono abbastanza ripetitivi e diffusi, per cui non possono di certo ambire a richiamare una platea da fuori. Si tratta di un pubblico che non crea turismo”, sentenzia l’esperto. Sulla scelta dell’artista, risponde così: “Di solito, lo sceglie colui che potremmo definire il capomafia, che è a contatto con i subagenti. Nessun concerto in Capitanata è diretto dall’agenzia madre, ma ci sono sempre uno o più subagenti che operano in concorso per la realizzazione dello spettacolo”.
Con ciò, l’impresario vuole dire una cosa molto semplice. La spesa assegnata da un Comune per l’organizzazione di un concerto è sempre sovraprezzata perché bisogna dividere la torta complessiva con più attori all’interno della filiera. “In altre occasioni, per evitare che le amministrazioni si facciano nemici, demandano tutto al comitato festa o alla Pro Loco, disinteressandosi di quello che sarà l’ospite”, afferma. Infine, estende il discorso al turismo più in generale. “Alla BIT di Milano è stata solo una passerella”, dice l’intervistato riferendosi ai Comuni della Capitanata che vi hanno partecipato. “Le loro programmazioni sono a zero“.
“Manca la valorizzazione del territorio”, aggiunge. “Il Gargano non ha nulla da invidiare ad altre mete, anche dell’estero, ma siamo rimasti agli anni ’50 del secolo scorso. I garganici ti diranno di non volere l’invasione moderna. Beh, allora questo vuol dire che non avranno mai un turismo industriale, ma rimarrà sempre locale”. “C’è troppa improvvisazione e manca soprattutto la programmazione”, è il giudizio finale dell’impresario culturale.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).