La vicenda dell'Ente Autonomo Fiera di Foggia rappresenta uno dei casi più emblematici di paralisi istituzionale nel panorama degli enti pubblici economici del Mezzogiorno. Oltre dieci anni di commissariamento - avviato dalla Regione Puglia il 22 dicembre 2015 - non hanno prodotto il risanamento atteso, e la fine della gestione straordinaria appare oggi più lontana che mai. Straordinaria, appunto: un aggettivo che in origine indicava l'eccezionalità temporanea della misura e che col tempo si è trasformato nella più ordinaria delle condizioni permanenti. Il nodo più critico dell'intera vicenda è di natura strutturale e ha la forma di un elegante corto circuito istituzionale.
La Regione Puglia riveste simultaneamente il ruolo di soggetto che ha disposto il commissariamento, di nominante del commissario e di controllore del suo operato. È la stessa Regione che fissa i requisiti per uscire dal commissariamento e che valuta se tali requisiti siano stati raggiunti. Come se un esaminatore stabilisse i criteri del proprio esame, somministrasse la prova, la correggesse e decidesse anche se il candidato avesse il diritto di presentarsi. Il risultato, prevedibilmente, è che il candidato non supera mai l'esame.
A rendere il tutto più gustoso, la stessa Regione ha negato all'ente l'accesso al fondo rotativo previsto dalla L.R. 52/2019 - strumento essenziale per il risanamento - richiedendo una fideiussione bancaria che l'ente non è in grado di prestare per ragioni tecnico-giuridiche. In altri termini, chi impone le condizioni per uscire dal commissariamento è lo stesso soggetto che ha reso inaccessibili le risorse necessarie per soddisfarle. Una perfezione kafkiana raramente raggiunta anche dalla pubblica amministrazione italiana, che pure in questo campo vanta una tradizione consolidata. Particolarmente stridente è poi la posizione dei soci fondatori - Comune di Foggia, Provincia e Camera di commercio - chiamati a versare le quote di contribuzione ordinaria senza avere alcuna voce in capitolo sulla governance dell'ente.
Gli organi statutari sono soppressi dal 2015: non esiste un consiglio di amministrazione, non esiste una presidenza eletta. I soci partecipano economicamente alla sostenibilità dell'ente ma sono esclusi da qualsiasi decisione programmatica e strategica. Pagano, in sostanza, il biglietto di uno spettacolo a cui non possono assistere e che nessuno dirige davvero. Lo stesso commissario straordinario Sottile ha avvertito la Regione che questo paradosso rischia di generare un nuovo disimpegno economico dei soci, riproducendo esattamente le cause che avevano originato il dissesto finanziario originario. La storia, insomma, minaccia di ripetersi.
Prima come tragedia, poi come farsa, poi ancora come rendiconto consuntivo in deficit. I piani di ristrutturazione approvati nel 2014 e nel 2019 sono rimasti nel frattempo sostanzialmente inattuati, accomunati dal destino di quei buoni propositi di inizio anno che si guardano con affetto crescente man mano che l'anno avanza senza che nulla accada. Il parcheggio multipiano - infrastruttura cardine del rilancio, con entrate stimate a regime di 480.000 euro annui - è ancora al 93-94% di avanzamento nel maggio 2026, bloccato da un'interferenza tra cavi dell'alta tensione e sistema di smaltimento delle acque meteoriche. Il teatro-tenda resta incompiuto.
La Fiera dell'agricoltura, prevista per maggio 2026, è stata rinviata a settembre. Un ente fieristico che rinvia la propria fiera è un'immagine che contiene, in forma compressa, tutta la storia di questa vicenda. Eppure la Fiera di Foggia dispone di 18 ettari nel cuore di Capitanata, un patrimonio immobiliare di assoluto rilievo in posizione strategica per il sistema fieristico e congressuale del Sud-Est Italia. Strutture che, opportunamente valorizzate e affidate a una gestione privata come peraltro già previsto nei piani mai attuati, potrebbero generare entrate significative e contribuire concretamente allo sviluppo economico del territorio.
Il potenziale c'è, è riconosciuto da tutti, e proprio per questo la situazione attuale ha quel sapore particolare di occasione sprecata con metodo, quasi con cura. Il quadro complessivo che emerge da anni di carteggi, delibere, relazioni semestrali e note di riscontro è quello di un ente intrappolato in una logica autoreferenziale da cui nessuno sembra avere davvero interesse a uscire. La Regione controlla, commissaria e valuta senza sbloccare le risorse. I soci pagano senza governare. Il commissario chiede di essere sostituito da organi legittimi e attende. Il territorio aspetta. E la Fiera di Foggia, con il suo potenziale intatto e i suoi cantieri al 93%, rimarrà probabilmente così ancora a lungo. Che, a questo ritmo, potrebbe coincidere con il collaudo del parcheggio.
(di Josef K)
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