Vaira: “Sindaca lascia non per i motivi giusti, dietrofront già scritto. Consiglieri andate dal notaio”

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“Terzo articolo sui cassonetti intelligenti. Doveva essere un aggiornamento tecnico - scrive l’avvocato Michele Vaira -. La cronaca ha deciso diversamente. Ma andiamo con ordine, perché le notizie sui rifiuti, intanto, non migliorano affatto. Ho appreso in questi giorni che la tariffazione puntuale non sarà applicata nemmeno a chi ha ritirato la tessera o usa l’applicazione. Nemmeno a loro. Non si comprende per quale motivo. Avevamo già spiegato che senza pesatura il sistema era zoppo. Ora scopriamo che non camminerà proprio: la tariffa non sarà legata in alcun modo al comportamento del cittadino. E allora la domanda è una sola: che incentivo ha un foggiano a fare la differenziata? Nessuno. Zero. Il sistema nasce senza il suo motore. Si è speso denaro pubblico per una tecnologia che doveva premiare i virtuosi, e si è deciso di non premiare nessuno. Continua, poi, a non esserci alcuna campagna di informazione degna di questo nome. E i cosiddetti “facilitatori ambientali”, annunciati in pompa magna alla presentazione del progetto, nessuno li ha mai visti. Dovevano aiutare cittadini e condomìni a usare i nuovi contenitori. Promessi, mai pervenuti. In ogni caso, restano i numeri di partenza. Due terzi della popolazione non avranno nemmeno potenzialmente la possibilità di accedere a un’agevolazione sulla Tari. Che intanto è aumentata, per tutti. Si paga di più per un servizio che, per la maggioranza della città, non è cambiato di una virgola. E per la minoranza è cambiato in peggio, tra grate, code e app indecifrabili. C’è poi una cosa che ho notato nei giorni scorsi, recandomi per lavoro negli uffici comunali. Una cosa che ho dovuto guardare due volte per crederci. Al Comune di Foggia la raccolta differenziata non viene svolta. La società in house non fornisce raccoglitori adeguati nemmeno nella sede dell’ente del quale è espressione e che ne controlla il 21,87% come socio del Comune di Bari. Proprio lì, nel palazzo da cui partono gli appelli ai cittadini, gli spot, le campagne sul “basta poco”, i rifiuti finiscono tutti insieme. Si chiede ai foggiani ciò che non si pratica in casa propria. Questo è davvero paradossale. E dice tutto”.

“I primi due articoli si chiudevano con una richiesta di dimissioni, questo no. Perché le dimissioni sono arrivate: lunedì pomeriggio la sindaca le ha protocollate, dopo una seduta sul rendiconto andata deserta, con un solo consigliere della sua maggioranza presente in aula al primo appello”.

“Ma attenzione a non confondersi. Non si è dimessa perché si è resa conto della sua palese inadeguatezza. Si è dimessa perché ha perso , per ora, il braccio di ferro con il consiglio comunale. È una resa tattica, non un esame di coscienza. E già la giornata di lunedì è stata teatro: le dimissioni firmate portate in aula e mostrate, poi le ore chiuse nella sua stanza tra un andirivieni di consiglieri, infine il protocollo nel pomeriggio”.

“Nelle sue dichiarazioni affidate a un video pubblicato su Facebook, la sindaca ha rivendicato di aver lavorato “con le mani pulite” e su questo non abbiamo elementi per contraddirla. Ma c’è una cosa che va detta con chiarezza: l’incapacità e l’inadeguatezza sono forme molto gravi di disonestà”.

“Faccio un esempio che conosco bene, perché riguarda il mio mestiere. Se da me, che mi occupo da sempre di diritto penale, venisse un cliente per una causa di divisione ereditaria e io accettassi l’incarico sarei disonesto. Non perché gli ruberei il compenso, ma perché non ho alcuna capacità di svolgere al meglio quel tipo di lavoro. Accettare un compito che non si è in grado di fare è già, in sé, un atto di disonestà. Verso il cliente, in quel caso. Verso un’intera città, in questo”.

“Le mani possono essere pulite ma se il lavoro non lo sai fare il danno lo produci lo stesso e chi lo subisce non distingue”.

“Le dimissioni, stando a quanto si apprende, sono state definite “irrevocabili” nella chat dei sindaci. Si è parlato, e tanto, di dignità, di distacco dalla poltrona e dagli emolumenti. Eppure la legge concede venti giorni per ritirarle. E io lo dico subito, mettendolo per iscritto: è matematicamente certo che quelle dimissioni saranno ritirate. Contraddicendo in pieno ogni parola pronunciata in questi giorni. Le segreterie romane dei partiti, del resto, sono già al lavoro per ricucire”.

“E anche nell’ipotesi, che ritengo improbabile, in cui tutto il resto del consiglio ritirasse le richieste avanzate, accettando di votare a scatola chiusa il rendiconto e perdendo a sua volta la faccia, il dietrofront della sindaca resterebbe comunque poco glorioso. Comunque la si giri, un finale privo di dignità”.

“Chiudo quindi con una richiesta diversa dalle precedenti. Rivolta a voi, consiglieri comunali. Ponete fine a questo spettacolo indecoroso. A questo accanimento terapeutico in danno della città.  Abbiate il coraggio di essere conseguenti e interrompete questo teatro: andate dal notaio, firmate insieme le dimissioni, e chiudete questa pagina vergognosa della storia della nostra città”.

“A quel punto lo scioglimento sarà automatico. Niente più venti giorni di trattative, niente più ricatti incrociati, niente più repliche. Solo la parola restituita a chi spetta: i foggiani.
Foggia merita di voltare pagina. Non di assistere all’ennesima messinscena”. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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