Tredici pazienti psichiatrici trasferiti a Foggia, cinque nel limbo: quale destino per la Turati di Vieste?
Tredici pazienti psichiatrici destinati al trasferimento entro il primo giugno e cinque casi ancora sospesi, senza una risposta chiara. Operatori sanitari col fiato sospeso. Famiglie in agitazione. E una struttura storica come la Fondazione Turati di Vieste che, all’improvviso, si ritrova al centro di una vicenda che rischia di aprire una ferita enorme sul territorio. Una vera e propria bomba esplosa in queste ore attorno al presidio socio-sanitario viestano. La questione ruota attorno a diciotto pazienti con gravi patologie psichiatriche accolti negli anni dalla Turati dopo il rientro dalla mobilità extraregionale previsto da una delibera regionale. Tredici di loro, secondo quanto comunicato dal Dipartimento di Riabilitazione, dovrebbero essere trasferiti al Don Uva di Foggia perché la struttura viestana non dispone del setting assistenziale “mantenimento tipo 2” previsto dal regolamento regionale. Una spiegazione tecnica ineccepibile che però, sul territorio, si scontra
con la realtà quotidiana di ragazzi fragili che da quasi dieci anni vivono a Vieste, hanno costruito legami con operatori e personale sanitario, trovato una routine, una stabilità, una dimensione umana. “Qui stavano bene”, ripetono familiari e operatori. Famiglie che, secondo quanto emerso, avrebbero già scritto all’Asl e in alcuni casi avviato azioni legali per opporsi ai trasferimenti. La direttrice operativa della struttura, Angela Casamassima, conferma che la situazione è ancora in evoluzione e che tutto dipenderà dall’esito del tavolo convocato con Asl e sindacati: “Non parliamo di chiusura della struttura - spiega a l’Attacco - ma certamente il trasferimento di tredici pazienti comporta un ridimensionamento importante. E ci sono ancora cinque ragazzi sui quali non abbiamo ricevuto indicazioni”. Inevitabilmente, comunque, in paese cresce la tensione. Qui la questione non riguarda soltanto numeri, riguarda persone: ragazzi fragili, famiglie spaventate, lavoratori che temono per il proprio futuro e un territorio che vede assottigliarsi, pezzo dopo pezzo, i suoi presìdi sanitari.
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