Il Coordinamento provinciale Capitanata per la pace (Foggia) “esprime forte ed accorata preoccupazione per Leonarda (Dina) Alberizia, da tempo residente in Piemonte ma originaria di Foggia, dove ha recentemente ed efficacemente contribuito ad alcune iniziative per la pace e a favore del popolo palestinese. Dina, così come il molfettese Domenico Centrone e gli altri otto attivisti internazionali arrestati, pare si trovi ora a Bengasi, "capitale" della Libia orientale”.

Sono operativi dal 22 maggio i portali della Regione Puglia dedicati alla presentazione delle domande relative ai due Avvisi pubblici rivolti ai Comuni costieri pugliesi nell’ambito della strategia regionale del “Mare Democratico”: il primo finalizzato alla valorizzazione delle spiagge libere della costa pugliese, il secondo dedicato ai contributi per l’accessibilità delle aree demaniali destinate alla libera balneazione delle persone con disabilità.

C’è stato un momento, nell’auditorium gremito di ragazzi, in cui il silenzio ha preso il posto di tutto il resto. Niente telefoni, niente brusio, niente distrazioni. Solo gli occhi degli studenti puntati verso Pasquale Vitagliano - ex comandante dei carabinieri di Vieste, arrivato in città negli anni Novanta dopo l’esperienza nei reparti speciali e nell’antiterrorismo al fianco del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa - mentre raccontava cosa significasse vivere gli anni del terrorismo con addosso un eskimo, la barba lunga, i capelli da ragazzo dei movimenti e il compito delicatissimo di infiltrarsi dentro un nemico che allora sembrava invisibile. È stato probabilmente uno dei passaggi più forti della “Settimana della Cittadinanza Attiva” organizzata a Vieste dagli istituti scolastici cittadini insieme al presidio di Libera e alle associazioni del territorio. Una settimana costruita attorno ai temi della memoria, della legalità, del contrasto alle mafie e dello sfruttamento, con appuntamenti diversi, ma legati dallo stesso filo: provare a spiegare ai ragazzi che la legalità non è una parola da manifestazione o da anniversario istituzionale, ma una scelta da compiere nel quotidiano. “È un’occasione per trasferire ai giovani quelle emozioni che io da giovane ho vissuto combattendo il terrorismo”, ha spiegato durante l’incontro moderato dal professor Sandro Siena, delegato all’istruzione del Comune di Vieste, che lunedì 25 maggio  ha guidato il dialogo con gli studenti alternando domande, riflessioni e alcuni stralci della fiction Rai “Il nostro generale”, dedicata proprio a quegli anni di sangue e tensione. Vitagliano ha raccontato un’Italia che combatteva “contro un nemico invisibile”, in anni in cui - ha ricordato -“la conoscenza del fenomeno era praticamente nulla”. Poi il riferimento ai movimenti extraparlamentari, ai cortei seguiti sotto copertura, alle trasformazioni di quella lotta politica degenerata nella lotta armata.

È arrivato a conclusione il ciclo di appuntamenti dal titolo “Una bussola per navigare tra le emozioni e le parole”, organizzato da ASL Foggia nelle scuole secondarie di secondo grado della provincia, per la promozione del benessere psicologico e alla prevenzione del disagio giovanile. L’ultimo incontro del percorso, si è tenuto ieri mattina in un’aula dell’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato “Antonio Pacinotti” di Foggia ed ha visto la partecipazione di Antonio Lo Conte, educatore e coordinatore del progetto “Una bussola per navigare tra le emozioni e le parole” e referente dell’integrazione scolastica del servizio di neuropsichiatria Asl, di Paola Telesforo, dirigente psicologa, della logopedista Anna Russo  e della docente dell’istituto foggiano, prof.ssa  Anna Paola Lombardi, referente per i rapporti con il territorio. 
Obiettivo del progetto itinerante è quello di sostenere l’importanza di una corretta educazione alla prevenzione dei disturbi mentali, in una fase della vita dei giovani molto particolare. “Dagli incontri è emerso un dato molto importante: i giovani hanno bisogno di essere ascoltati”, ha dichiarato a l’Attacco Lo Conte, “ciò è di assoluta rilevanza, sebbene a volte riscontriamo delle situazioni in cui difficilmente i ragazzi parlano. Essi utilizzano modalità per mezzo delle quali cercano di farsi comprendere, come quella del silenzio. Ciò ha consentito al team scientifico di capire che ci sono tanti che hanno bisogno di chiedere aiuto e il nostro lavoro come servizio di neuropsichiatria infantile adolescenziale è quello di prossimità, di andare incontro e quest’incontro ci sta dando dei risultati importanti”, ha continuato l’educatore, rimarcando la necessità di un approccio teso all’ascolto e al dialogo.



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