Vicini e... lontani. Se il matrimonio con Di Toro pare già ai titoli di coda ancor prima di iniziare, quello con Felleca prende quota. E in settimana potrebbe già giungere ad un punto di svolta. A distanza di soli otto giorni dal tracollo, sul Foggia che verrà cominciano a diradarsi le nubi. E per un ds che pare destinato a prendere altre strade, si registra un improvviso ritorno di fiamma di chi ha già gravitato nell’orbita rossonera, e che non è più una semplice suggestione.
I destini di Elio Di Toro e del Foggia è difficile che a questo punto tornino ad incrociarsi: ormai la strada pare tracciata, il futuro del dirigente abruzzese foggiano d’adozione, che fin dal primo istante dall’ingresso della nuova proprietà era l’indiziato numero uno ad ereditare le redini dell’area tecnica, appare lontano da Foggia. E in quella che sembra una scelta definitiva, non si sa bene quanto influisca la recente retrocessione in D, e quanto invece la volontà delle parti di soprassedere su una intesa che pure sembrava siglata.
Di Toro, che è ormai sul punto di chiudere la sua fortunata parentesi all’Audace dopo sette anni di successi e gratificazioni personali, in questi mesi ha sempre accuratamente evitato di avallare un suo coinvolgimento nelle vicende rossonere, per quanto il suo nome sia stato spesso accostato a quello del Foggia: “Quando sono stato contattato, senza mai ricevere peraltro una proposta concreta, fin dal primo momento ho messo in chiaro un punto: sono un tesserato dell’Audace, e come tale non posso assumere altri impegni. Se ne riparlerà, eventualmente, a tempo debito...”. Siccome però fra il dire ed il fare c’era di mezzo… il Foggia, Di Toro a più riprese è stato contattato dall’attuale proprietà per qualche suggerimento. “Uno dei tanti ai quali Casillo e De Vitto hanno fatto spesso ricorso, e con più interlocutori, dal momento in cui hanno rilevato il Foggia”, tiene a precisare Di Toro, che poi aggiunge: “Quando mi è stato chiesto ho detto la mia, ma le scelte finali sono sempre state di pertinenza di altri”.
L’attuale direttore sportivo del Cerignola, insomma, nei giorni in cui in casa rossonera si prova a risalire ai responsabili del fallimento, non ritiene di dover essere chiamato in causa. Nè di essere accostato ad una retrocessione che, per quanto lo abbia turbato profondamente, non lo ha visto attore protagonista. Difficile allora muoversi nel ginepraio delle contraddizioni rossonere, anche se una domanda sorge spontanea: a chi addebitare le scelte che da gennaio in poi hanno portato il Foggia sull’orlo del baratro, precludendogli ogni possibilità di salvezza? Se queste sono le premesse, è chiaro che la sintonia iniziale frale parti abbia conosciuto qualche passaggio a vuoto. Con tutto quello che, a questo punto, ne dovrebbe conseguire. Per un Di Toro che pare evaporare definitivamente, c’è viceversa un Roberto Felleca che vede avvicinarsi il suo ritorno. Dopo che la sua presenza nelle due ultime gare interne di stagione aveva suscitato una certa curiosità sollevando qualche inevitabile domanda, la rentrée dell’imprenditore sardo comincia adesso a prendere quota.
Oggi, attraverso un suo legale di fiducia foggiano, l’ex patron inoltrerà una proposta piuttosto articolata con la quale chiederà ufficialmente di entrare nella governance rossonera. Rilevando il 50% delle quote del club che, com’è noto, al momento vede una ripartizione a tre fra Gennaro Casillo (50%) e Giuseppe e Antonio De Vitto (25% a testa).
Felleca, che non ne farebbe una questione di categoria ma solo di programmi, e che porrebbe come condizione imprescindibile la supervisione dell’area tecnica, preme per definire il suo ingresso in tempi brevi per avviare da subito la programmazione ed arrivare alla data del 20 luglio (che sancirà riammissioni e ripescaggi) con l’intelaiatura della squadra già assemblata. Più defilate, al momento, ma sempre valide le altre piste sondate: a cominciare da quelle che portano a Matteo Lauriola (che però resterà ad Altamura anche per la prossima stagione) e Daniele Delli Carri (che troverebbe il gradimento interno).
Mentre sul fronte societario non si escludono ulteriori ingressi sulla scorta di quel modello preconizzato dal presidente di Camera di Commercio Pino Di Carlo, e che torna prepotentemente d’attualità dopo una dolorosa retrocessione che suggerisce un ulteriore allargamento della base societaria e del frazionamento del rischio.
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