Casillo e De Vitto cinguettano con Roberto Felleca, e la rentrée dell’imprenditore cagliaritano sembra ormai imminente. Dovesse andare a finire così, saranno sue le scelte di natura tecnica, a cominciare dunque da ds ed allenatore. Ma in attesa che gli scenari si delinino, qualche sondaggio in casa rossonera dagli attuali patron è stato fatto. Come nel caso di Matteo Lauriola, il dirigente originario di Manfredonia, che ad Altamura con una formazione neo-promossa è appena andato ad un passo dalla qualificazione play-off, e che a Foggia in tanti rimpiangono rievocando il breve interregno sotto la gestione-Canonico che con Fabio Gallo prima in panchina, e Delio Rossi poi, portò i rossoneri ad un soffio dal sogno B. L’Attacco lo ha intervistato.
Lauriola riparte ancora da Altamura. Contento?
Era quello che volevo, eravamo d’accordo sulla parola già da qualche tempo, il resto è venuto di conseguenza.
Cosa significa questa riconferma?
E’ la gratificazione del lavoro svolto, vuol dire che si è operato bene e che si sono create le migliori condizioni per proseguire assieme.
Cosa resta di questa stagione che ormai volge al termine?
La coesione di un gruppo che nel tempo è diventato squadra, e che nelle difficoltà ha saputo sempre ricompattarsi. Sono orgoglioso di questi ragazzi e del suo allenatore.
Rammaricato per la mancata qualificazione ai playoff?
Sarebbe stata la ciliegina sulla torta, ma va più che bene così. Abbiamo già fatto il massimo che era nelle nostre possibilità.
Avanti ancora con Mangia?
Ne parleremo a tempo debito, ora per qualche giorno godiamoci questo risultato. Col tecnico ci sarà spazio per confrontarsi, voglio però che sia chiaro che Mangia per Altamura è stato davvero un grande regalo.
Non fosse rimasto al suo posto, Lauriola avrebbe accettato la proposta del Foggia?
Devo riconoscere che la telefonata del presidente Gennaro Casillo mi ha fatto molto piacere. E’ stata una bella attestazione di stima. Detto questo, però, ho troncato sul nascere ogni discorso. Avevo un impegno sulla parola, e l’ho mantenuta.
Il Foggia è precipitato in D. Ha influito sulla sua scelta?
No, perché poi sono sempre i progetti a fare la differenza. Ed io sull’argomento con Casillo non mi sono soffermato.
La sua permanenza a Foggia è durata il breve volgere di un mattino. Rimpianti?
Assolutamente, ho fatto solo quello che dovevo fare per una questione di coerenza. Certo mi dispiace non aver portato a termine la mia missione. Ma in città sono tanti i tifosi e gli amici che mi stimano sempre, e coi quali il rapporto è più che saldo. Mi basta questo.
E di Gallo, che lei portò a Foggia in tempi non sospetti, e la cui carriera è in grande ascesa cosa pensa?
Che bisogna sempre puntare sugli uomini, prima ancora che sui tecnici. E Fabio appartiene a questa categoria. Sono felice dei suoi successi, se li merita tutti.
Il calcio a Foggia è in crisi profonda. Se lo aspettava?
I numeri parlano chiaro e non mentono mai: l’ultima annata è stata devastante, la squadra era inadeguata. Ma la retrocessione non è certo figlia solo degli ultimi mesi. Basta voltarsi indietro e vedere quanto accaduto negli ultimi tempi.
Cosa si sente di augurare ai rossoneri?
Di strutturarsi e di risalire la china il prima possibile. Io per primo faccio il tifo per il Foggia, e mi auguro fin dalla prossima stagione di ritrovarlo in C. E’ chiaro però che nel frattempo bisogna programmare con oculatezza. Sono convinto che i nuovi soci si prenderanno la loro personale rivincita.
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