Foggia Calcio, c’è chi dice no. E chi sì: Casillo e De Vitto cosa pensano del possibile ritorno di Felleca?

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C’è chi dice no. E chiude senza possibili ripensamenti alla sua rentrée. E c’è chi dice sì, perché valuta il suo ingresso un cambiamento che si rende necessario. Il riferimento è a Roberto Felleca, che pare sempre più vicino al Foggia dopo che la scorsa settimana ha ufficializzato il suo interessamento a tornare.

Chissà qual è, in questo frangente, la posizione della proprietà, che dopo il patatrac della retrocessione si è chiusa a riccio in un silenzio meditativo che si presta a tante interpretazioni. Cosa bolle in pentola? E cosa hanno realmente intenzione di fare Casillo&De Vitto per rilanciare il progetto-Foggia dopo la retrocessione in Serie D? Nell'attesa che la matassa si dipani e si comprendano quali siano i reali orientamenti del club, c’è una data da cerchiare in rosso: venerdì 15 maggio può diventare il giorno giusto per inaugurare una nuova fase all’insegna del radicale rinnovamento all'interno del club. Felleca sta per tornare in città, e la settimana che va a cominciare, dunque, potrebbe davvero essere quella decisiva per le sorti del Foggia. Gennaro Casillo e Giuseppe ed Antonio De Vitto, pur registrando i malumori di una parte dell’ambiente, nelle ultime ore hanno rotto gli indugi dichiarandosi disponibili al nuovo ingresso, la trattativa dunque può entrare nel vivo dopo che è stata valutata ricevibile.

Resterebbero adesso da definire il tipo di apporto in termini di frazionamento delle quote e di capitali che Felleca si appresta a sostenere. Che ovviamente dovranno essere in linea con i desiderata della proprietà. Che il Foggia si prepari però ad accogliere un nuovo socio a questo punto appare scontato. Per Felleca, dunque, all’orizzonte si profila una sorta di dejavù da quel 27 febbraio del ‘21 quando passava la mano, cedendo l’80% del Calcio Foggia 1920 a Maria Assunta Pintus, chiudendo così una parentesi protrattasi per un anno e mezzo.

“A malincuore, ma con la certezza di agire solo negli interessi del Foggia, ho deciso di farmi da parte - si congedava quel giorno Felleca con una lunga lettera di commiato che ancora oggi appare più che mai attuale -. Sinceramente mai avrei immaginato di chiudere con così largo anticipo la mia avventura in seno al club. Ma gli ultimi mesi, vissuti in continua conflittualità con il socio Pintus ed una sempre più insostenibile incompatibilità ambientale con una parte della tifoseria mi hanno spinto a prendere questa decisione. Non scappo, si tratta invece di una scelta meditata almeno quanto obbligata che serve a liberare il Foggia dall’impasse che la Corporate in tutti questi mesi ha generato. Lascio in buone mani, certo che chi sarà chiamato a proseguire il mio progetto nel solco della continuità, si assume contestualmente la responsabilità di fare meglio del sottoscritto. Sono orgoglioso di aver riportato subito il club rossonero in Lega Pro e, poi, di averlo visto protagonista inatteso nel corso di questa stagione. Le mie scelte, spesso contestate e non condivise, evidentemente hanno pagato. Vado via con la consapevolezza di aver fatto tutto il possibile per rilanciare il Foggia, nonostante il covid e tutte le avversità che abbiamo dovuto fronteggiare. E’ stato uno splendido e certosino lavoro di equipe quelli messo in campo, per questo mi sento in dovere di ringraziare tutti coloro che dal momento del mio arrivo a Foggia ad oggi hanno prestato con grande professionalità e dedizione la loro opera: dai dipendenti ai collaboratori, tutti ed indistintamente. Abbraccio affettuosamente anche tutti quei tifosi, e non sono pochi, che mi sono stati vicino, sostenendomi dal primo all’ultimo giorno”.  Cinque anni dopo Felleca si riavvicina, e ritrova il Foggia lì dove lo prese (ammissione o ripescaggio permettendo). Con l’obbligo di rialzarlo in fretta, se gli sarà consentito di rientrare nella governance rossonera e di incidere.

Potrebbe infatti spettare a lui di mettere in piedi il progetto tecnico di rilancio (nei panni di dg), facile immaginare che avrà puntati addosso gli occhi di tutti in una città che ritrova eternamente divisa su due sponde, e che non sarà certo disposta a concedergli sconti. Ieri come oggi.

 

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