Il conto alla rovescia è partito. Fra pochi giorni il Foggia riabbraccerà la C e potrà finalmente tirare un sospiro di sollievo. L’ha davvero scampata bella il club di Casillo&De Vitto che solo poco più di due mesi fa aveva visto le streghe dopo la retrocessione in D sul campo.
Tutto fortunatamente cancellato con un colpo di spugna, le prime mosse del nuovo corso (invocato e ormai in itinere) sembrano indicare la volontà di voltare pagina rispetto agli ultimi anni, anche se probabilmente è ancora presto per affermare che si tratti di una vera rivoluzione. Il cambiamento più significativo non sarà tanto rappresentato dai nomi scelti, quanto dal metodo con cui verrà costruita la società. La gestione di Nicola Canonico ha lasciato in eredità un bilancio controverso.
Se da un lato ha garantito la sopravvivenza del club in un periodo economicamente delicato, dall’altro ha evidenziato limiti ormai evidenti: continui cambi di allenatore; campagne acquisti spesso improvvisate; organigramma tecnico instabile; scarso investimento sul settore giovanile e sullo scouting; programmazione limitata alla singola stagione, senza una visione pluriennale. Sono errori che hanno impedito al Foggia di costruire un’identità tecnica riconoscibile e di valorizzare il patrimonio dei calciatori. Se le prime nomine della nuova area tecnica rispondono alla logica di affidarsi a professionisti con competenze specifiche e maggiore autonomia operativa, allora il segnale è incoraggiante.
Ma sarà il mercato a dire se davvero è cambiato il paradigma. Per dare corpo a un progetto di medio-lungo periodo, servirebbero almeno cinque passaggi fondamentali, partendo dal definire un’identità tecnica. Che significa non cambiare filosofia ogni estate, ma scegliere un modello di gioco e costruire la rosa in funzione di quello. Proseguendo con la costruzione di una rete scouting vera.
Negli ultimi anni il Foggia ha spesso rincorso occasioni di mercato. Serve invece una struttura capace di individuare giovani emergenti in Serie D, Primavera e campionati esteri minori. Come poi non tenere in debito conto la valorizzazione del settore giovanile. Un club come il Foggia non può prescindere dalla crescita di talenti propri, sia per ragioni tecniche sia economiche.
Altro punto focale la stabilità dell’area tecnica. Direttore sportivo e allenatore devono lavorare con un orizzonte di almeno due o tre anni, senza essere messi continuamente in discussione dopo pochi risultati negativi.
Infine la comunicazione con la piazza. Che deve essere la più chiara possibile. La tifoseria foggiana accetta anche stagioni di transizione, purché percepisca coerenza e trasparenza nel progetto. Quanto alla nuova area tecnica, sulla carta sembra possedere competenze che negli ultimi anni sono mancate, soprattutto in termini di organizzazione e conoscenza del mercato. Tuttavia, nessun dirigente può incidere davvero se non dispone di tre condizioni essenziali: autonomia nelle scelte; un budget coerente con gli obiettivi; fiducia da parte della proprietà anche nei momenti difficili.
È proprio questo il punto cruciale. Le lacune emerse durante la gestione Canonico non erano soltanto individuali, ma anche strutturali. Se il nuovo assetto sarà libero di programmare senza interferenze e con continuità, il Foggia potrà finalmente costruire qualcosa di duraturo. Se invece si tornerà a decisioni dettate dall’urgenza o dall’emotività, il rischio sarà quello di ripetere un ciclo già visto.
In definitiva, le premesse sembrano migliori rispetto al recente passato, ma il vero banco di prova sarà rappresentato dalle prossime settimane: la composizione della rosa, la qualità dei profili scelti e, soprattutto, la capacità della società di mantenere la stessa linea anche quando arriveranno le prime difficoltà. Solo allora si potrà dire se gli errori degli ultimi anni saranno davvero serviti da lezione.
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