Uscire dalla Coppa Italia ai rigori fa male, soprattutto quando il passaggio del turno è sembrato per lunghi tratti alla portata. Ma se l’obiettivo è utilizzare la prima gara ufficiale per capire a che punto sia il processo di crescita di una squadra profondamente rinnovata, allora il Manfredonia può archiviare il pomeriggio del Miramare con più certezze che rimpianti.
La Fidelis Andria passa, ma lo fa soltanto dopo i calci di rigore, al termine di una partita nella quale i biancocelesti di Andrea Ciaramella hanno messo in mostra personalità, qualità e una notevole capacità di soffrire. Soprattutto, lo hanno fatto per quasi un’ora in inferiorità numerica. L’espulsione di Andrea Orlandi al 41’ avrebbe potuto spezzare gli equilibri e trasformare la partita in un monologo federiciano. È accaduto esattamente il contrario: il Manfredonia ha trovato energie, compattezza e coraggio, arrivando addirittura a portarsi in vantaggio nella ripresa.
È probabilmente questo l’aspetto che avrà fatto più piacere a Ciaramella. Il tecnico aveva chiesto alla vigilia una squadra capace di esprimere un calcio propositivo, con un’identità precisa e con la voglia di divertire il pubblico. Al netto del risultato finale, il copione è stato rispettato.
Il 4-3-3 scelto dall’allenatore ha mostrato già alcuni meccanismi interessanti, soprattutto nella capacità degli esterni offensivi di attaccare gli spazi e di creare superiorità attraverso rapidità e uno contro uno. Orlandi, Babaj e Santarpia hanno composto un tridente leggero, mobile, difficile da prendere per una difesa come quella dell’Andria.
La partenza, del resto, aveva già lasciato intravedere le intenzioni del Manfredonia. Orlandi ha impegnato Lopez con una conclusione dalla distanza dopo appena due minuti e, al 20’, è stato ancora lui a creare apprensione alla retroguardia avversaria. La squadra ha palleggiato con buona personalità e, soprattutto, non ha rinunciato ad attaccare anche quando l’avversario sembrava avere maggiore struttura fisica. Una caratteristica che potrebbe diventare uno dei marchi di fabbrica della formazione sipontina.
Il rovescio della medaglia è rappresentato proprio dall’espulsione di Orlandi. Al di là della dinamica del singolo episodio, il cartellino rosso è un campanello d’allarme sulla gestione emotiva delle partite. Una squadra giovane, rinnovata e chiamata a misurarsi con un campionato lungo dovrà imparare a non concedere vantaggi gratuiti agli avversari. In Coppa è costato carissimo e avrebbe potuto compromettere definitivamente la gara. In campionato, episodi di questo tipo rischiano di avere conseguenze ancora più pesanti.
La risposta, però, è stata da squadra vera. In dieci contro undici il Manfredonia non si è limitato a difendersi. Ha continuato a cercare le proprie giocate e al 59’ ha trovato il vantaggio con Babaj, bravo a sfruttare una ripartenza e a saltare la difesa dell’Andria prima di battere Lopez. Anche dopo l’1-0, Ciaramella ha visto i suoi mantenere una buona organizzazione, concedendo poco e provando addirittura a colpire nuovamente. Sainz Maza, entrato nella ripresa, ha sfiorato il raddoppio al 78’.
La beffa è arrivata al 92’, quando Ferraro ha trovato il pareggio sugli sviluppi di un cross di Nicolao. E ai rigori la maggiore freddezza dell’Andria, accompagnata dalle parate di Lopez Salgado, ha deciso la qualificazione. Ma sarebbe sbagliato leggere il finale come un crollo.
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