Lucera, impressione per rogo castello: Pitta si autoassolve ma ci sono responsabilità su mancata manutenzione

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Le foto di una vasta zona annerita dall’incendio, dentro e fuori le mura del castello di Lucera, stavolta hanno fatto molta più impressione alla popolazione locale. Sono trascorsi venti giorni dal rogo (al momento) più grave dell’anno, visto che sono andati a fuoco nuovamente i pendii scoscesi di Colle Albano, ma in questa occasione è toccato anche alla vegetazione interna della fortezza svevo-angioina che in quei giorni di inizio giugno era arrivata a superare anche il metro di altezza. Certi gesti da parte di certi piromani ormai sono una costante degli ultimi anni, le dinamiche sono piuttosto riconoscibili anche senza mostrare i volti e le mani, ma il devastante risultato finale arriva pure quando le condizioni del terreno sono ottimali per far correre le fiamme in lungo e in largo, alimentate dal combustibile naturale di sterpaglie incolte e condizioni del suolo non tenuto come si dovrebbe. Ma chi ha la responsabilità di gestire il Boschetto ed evitare episodi disastrosi come questo, e come l’altro ancora più grave dell’8 giugno 2025, quando fu necessario l’arrivo di due canadair e numerosi lanci di acqua? Accadde qualcosa di pressoché identico in realtà anche a luglio 2010. Il Comune di certo ha la proprietà delle aree pubbliche che però non cura neanche nel centro urbano, figuriamoci in zone scarsamente frequentate dai cittadini, al contrario di chi invece evidentemente ha interesse diretto a “pulire” la zona, magari da renderla un pascolo. E quindi ci sono responsabilità dirette di chi appicca il fuoco, ma anche indirette di chi non impedisce che le condizioni diventino favorevoli in determinate giornate di vento a favore. Ancora una volta la narrazione arrivata da Palazzo Mozzagrugno è stata quella auto assolvente: il Sindaco Giuseppe Pitta si è scagliato contro gli autori, ha ricordato che era successo pure in passato ma niente ha detto sul fatto che erba e sterpaglie stanno dilagando ovunque da mesi, guardandosi bene dal riferire e ammettere che la gestione del verde pubblico in questo 2026 è forse la peggiore di sempre, trascurata perfino in concomitanza della recentissima campagna elettorale da cui è uscito vincitore e ampiamente premiato dalla popolazione. 

Ma proprio perché era già ripetutamente accaduto, la sua memoria avrebbe dovuto essere più pronta nell’azionare rimedi e contromisure che pure sarebbero stati possibili. E lo sono ancora, perché non tutti hanno dimenticato che l’ente da quasi dieci anni ha affidato la risorsa boschiva intorno al castello e alla Villa comunale a una ditta esterna che fino al 2032 si è aggiudicata la concessione dei terreni. C’è un contratto firmato a Corso Garibaldi con l’impresa Marro di Pietracatella, chiamata a operare su una superficie di 52 ettari per una gestione ecosostenibile, anche con l’utilizzo dei soprassuoli. 

In altri termini, a fronte di un pagamento di 2.000 euro per 15 anni, è stato concordato che il soggetto privato può prelevare per uso proprio i prodotti legnosi ai fini di trasformazione e commercializzazione, e pure effettuare la manutenzione specifica del capitale da curare (compresi i sentieri e le aree di sosta), specie con la pulizia del sottobosco e la realizzazione di fasce tagliafuoco, proprio per limitare al massimo il rischio di incendi che avevano già falcidiato in precedenza la zona che ha uno straordinario e inespresso potenziale naturalistico e perfino turistico. A beneficio della ditta molisana c’era anche la previsione di poter accedere a finanziamenti pubblici a seguiti di progetti presentati e autorizzati dal Comune in materia di prevenzione, miglioramento della fruizione dei luoghi e relativo rimboschimento, magari con interventi di natura idraulica e forestale.

Tutto questo è accaduto negli ultimi anni? Una risposta istintiva farebbe propendere per il no, ma in realtà non è dato sapere, perché né la parte politica né la struttura tecnica hanno mai dato conto di questo dossier: non si sa se il canone annuo sia stato versato regolarmente, non si conosce la quantità di materiale legittimamente asportato dall’azienda, non è stata mai mostrata pubblicamente una relazione delle attività svolte sul posto, non sono mai stati resi noti progetti mirati ad aumentare il pregio e il valore del patrimonio. 

Eppure le criticità sull’argomento sono state periodicamente sollevate durante gli ultimi cinque anni: in Consiglio comunale era stata Antonella Matera (quando era in minoranza) a chiedere conto della situazione, e questa sollecitazione se non altro aveva portato a verifiche documentali sulla situazione, ma non risultano delibere o determine che facciano comprendere quali sia stata la posizione dell'Amministrazione comunale; l’anno scorso il circolo cittadino di Fratelli d’Italia ha posto domande precise sulla conduzione di quell’area da parte del soggetto privato, ma anche in questo caso non ci sarebbero repliche argomentate; l’ultima in ordine di tempo è stata Rosalia Nappa, candidata alle ultime elezioni nella lista civica ispirata dal consigliere regionale Antonio Tutolo, che si è messa a studiare tutto l’incartamento, per poi arrivare a formulare quesiti in materia di logistica, agronomia e finanza pubblica, contribuendo ad accendere una luce sulle capacità del Comune di far valere gli accordi stipulati e ancora formalmente in atto, ipotizzando omissioni e carenze da sottoporre anche alla procura della Repubblica. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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