Una presunta organizzazione criminale radicata nel settore del gioco legale e delle sale slot, capace di riciclare ingenti somme di denaro e di reinvestire capitali illeciti attraverso una fitta rete di società. È questo il cuore della maxi operazione condotta all’alba dalla Guardia di Finanza di Bari, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura barese, che ha portato all’esecuzione di 23 misure cautelari personali e al sequestro preventivo di beni per un valore superiore ai 60 milioni di euro. Gli indagati complessivamente sono oltre cento, residenti nelle province di Bari, Bat, Brindisi, Taranto e Roma.
Secondo quanto emerge dall’ordinanza cautelare, al vertice della presunta associazione vi sarebbero Alessandro Snidar, indicato dagli inquirenti come promotore e capo del sodalizio, i fratelli Antonio e Massimiliano Snidar, oltre a Donato Snidar. Tra i presunti dirigenti figurano inoltre Adolfo Antonicelli, Carmelo Isaia, Davide Patruno, Francesco Lops, Angelo Alessio Virgilio, Alessandro De Biasi e il commercialista Sergio Petrosino, ritenuto dagli investigatori uno dei professionisti di riferimento del gruppo.
Per la Procura, l’organizzazione avrebbe operato per anni nel settore delle apparecchiature da intrattenimento e delle sale Vlt e Awp, utilizzando società formalmente lecite per riciclare denaro di provenienza illecita, occultare patrimoni e reinvestire i proventi delle attività criminali. L’accusa ipotizza anche l’aggravante del metodo mafioso, contestando presunti collegamenti e rapporti di sostegno economico con i clan baresi Diomede e Mercante, ai quali il gruppo avrebbe garantito nel tempo risorse economiche e altre utilità.
L’ordinanza ricostruisce un arco temporale che parte dalla seconda metà degli anni Novanta e descrive la nascita e l’espansione di un articolato gruppo imprenditoriale nel comparto del gioco, composto da numerose società e attività commerciali che, secondo l’accusa, sarebbero state utilizzate per schermare la reale gestione degli affari e favorire il riciclaggio dei capitali. Tra le ipotesi di reato contestate figurano, a vario titolo, associazione per delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta e reati fiscali.
I dettagli dell’operazione sono stati illustrati nel corso della conferenza stampa convocata in Procura a Bari alla presenza del procuratore Roberto Rossi, del comandante provinciale della Guardia di Finanza, generale Pasquale Russo, e del comandante dello Scico, generale Antonio Nicola Quintavalle Cecere.
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