È terminata la XVIII edizione del Festival Troia Teatro, che si è conclusa con la vittoria dello spettacolo in gara ‘Campesina’.
Durante la giornata si sono svolte le diverse attività in programma, che hanno coinvolto i centri più importanti del paese e le strade. Ci si è riuniti in piazza Cattedrale; presso la Biblioteca Cagiano; al Chiostro di San Benedetto; e in piazza Santa Croce.
In questi ultimi appuntamenti la tematica dell’alterità è stata espressa attraverso il movimento trasformativo del corpo, che diventa altro da sé e si libera delle apparenze per riavvicinarsi alla natura, con la danza poetica Tai-Chi di Paola Carbone. Oppure, l’alterità è stata espressa attraverso lo sguardo e la ricerca delle proprie radici, con l’ultimo spettacolo in gara di Maria Luisa Usai, autrice e attrice di ‘Campesina’. Anche in questo modo si incontra l’altro da sé o un’altra versione di sé stessi. Perché, cercando nel passato, si possono creare o trovare dei legami con altre parti della propria identità. “L'alterità, molto spesso, è quella che ci portiamo nel corpo, nel DNA, nelle ossa, ma è anche un modo di stare al mondo, un modo per autodeterminarsi e autodefinirsi”, ha spiegato a l’Attacco l’autrice.
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