Sarà una notte da ricordare al Gaia Club di San Giovanni Rotondo: arriva Fabrizio Corona in persona. San Giovanni Rotondo si prepara a vivere una serata indimenticabile che verrà ricordata a lungo. Al Gaia Club Restaurant di San Giovanni Rotondo l’appuntamento è con una speciale cena spettacolo con ospite Fabrizio Corona, per una notte speciale pensata per unire gusto, intrattenimento, musica e nightlife in un’atmosfera elegante ed esclusiva.

Per anni la Cappella della Maddalena è rimasta lì, nel cuore di Palazzo San Domenico, come una ferita aperta. Il luogo che custodisce alcuni tra gli affreschi più antichi della città –soprattutto L’Albero di Jesse - che, allo stesso tempo, mostra senza filtri il peso del tempo e dell’incuria soprattutto. Ne abbiamo scritto più volte su queste colonne, documentando il progressivo deterioramento dell’antica abside della chiesa di San Domenico: un bene che appartiene alla storia profonda di Manfredonia e che da anni attendeva un segnale concreto. Quel “segnale” è arrivato adesso, con un tempismo che non può essere definito virtuoso ma che almeno rompe l’immobilismo. L’assessora alla Cultura del Comune di Manfredonia, Maria Teresa Valente, ha annunciato l’affidamento delle indagini conoscitive a Maddalena Leonardo, restauratrice specializzata. È la fase preliminare, cioè quella che servirà a capire quanto è profonda la ferita, quali materiali sono compromessi e che tipo di interventi saranno necessari. Un primo passo concreto dopo anni di sollecitazioni. L’antica abside della chiesa di San Domenico è un frammento tardoduecentesco che ha attraversato una storia quasi romanzesca. Separata dalla chiesa, colmata di detriti e interrata, poi trasformata in torre di avvistamento, infine inglobata nel carcere. Solo nel 1895 tornò alla luce, rivelando gli affreschi che oggi conosciamo: il San Nicola, il San Domenico, la Maddalena con la deposizione di Cristo e, soprattutto, L’Albero di Jesse: il più prezioso e il più compromesso. La questione è annosa, basti pensare che già nel 1897 il Comune chiese un contributo ministeriale per restaurarlo. Più di un secolo dopo, siamo ancora qui a parlare di urgenza. Un’urgenza che, oggi, è evidente. L’Albero di Jesse è ridotto molto male: lo abbiamo scritto, fotografato, mostrato ai lettori. L’acqua scivola lungo le pareti, la pellicola pittorica è instabile, le cromie sono sbiadite, alcune parti sono ormai irrecuperabili. 

L’interrogativo che l’Attacco si è posto è se TEDx riesca davvero a sedimentare nella comunità foggiana i contenuti e gli spunti emersi durante l’evento al Teatro Umberto Giordano, oppure se le idee condivise sul palco siano destinate a rimanere intrappolate tra le pareti della sala, senza riuscire a oltrepassarle. Chi ha seguito alcune edizioni di TEDx a Foggia ne muove una critica netta. I temi affrontati, seppur interessanti e approfonditi da illustri speaker, rischiano di rimanere circoscritti alla platea dell’evento. Perché possano produrre un effetto concreto, avrebbero bisogno di essere elaborati, discussi e metabolizzati dall’intera comunità, e non soltanto da chi ha acquistato un biglietto per assistere all’evento. “A mio modo di vedere, è l’ennesima declinazione di una formula globale che, dopo anni di repliche, comincia inevitabilmente a mostrare i segni del tempo. Il meccanismo è ormai noto: un palco, una scenografia studiata, tempi rigorosamente scanditi, una successione di speaker, biografie da raccontare, cadute e risalite, esperienze personali trasformate in pillole di ispirazione. Poi gli applausi, le fotografie, i video, i social. E soprattutto gli speech: brevi, confezionati, emotivamente efficaci, spesso impeccabili nella forma. Non mi ha mai appassionato: quella che qualche anno fa poteva apparire come una formula innovativa oggi rischia di sembrare una formula globalizzata, standardizzata e persino un pò vecchia. Un format replicabile quasi identico in qualunque città del mondo, nel quale cambiano i protagonisti ma non cambia davvero la grammatica dello spettacolo. Si riduce ad un evento piacevole, che trasmette qualche ispirazione individuale e una lunga serie di contenuti da condividere sui social, allora bisogna avere l’onestà di chiamarlo per quello che è: uno spettacolo. Legittimo, certamente. Ma pur sempre uno spettacolo. Cosa rimane alla comunità quando le luci si spengono, il palco viene smontato e gli speaker sono ripartiti? La risposta, troppo spesso, è: poco. A volte nulla. Rimangono le fotografie, i video, i post sui social, qualche frase sottolineata mentalmente, l’emozione di una testimonianza, magari la soddisfazione di aver assistito a uno spettacolo ben costruito. Quindi a mio giudizio TEDx lascia una scia utile per il mondo dei social e poco altro”.

Ago, filo, metri di stoffa e tessuti di tutti i colori, tanto studio e altrettanta passione: Rosanna Scibinico, da 39 anni, è la costumista, la donna che cuce, confeziona, rammenda e ripara i costumi medievali di “Suoni, sapori, colori di Terravecchia”, la manifestazione che ogni settembre, da quasi quarant’anni, fa tornare Pietramontecorvino ai fasti e alle suggestioni del Medioevo. È una storia nella storia la sua. “Si può dire che abbia intessuto l’anima di questa straordinaria manifestazione”, dichiara Alessia Tedesco, presidente della Proloco di cui la costumista di SSCT è parte integrante e punto di riferimento. 



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