Cantiere Navale del Golfo, assunti 3 richiedenti asilo. de Stefano: “Sono più bravi di come si sono venduti”

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La benedizione impartita dall’arcivescovo Franco Moscone nel Cantiere Navale del Golfo non è stata l’unica novità della giornata. Accanto ai lavori di ristrutturazione e alle maestranze storiche del cantiere, si muovono tre nuovi operai: giovani richiedenti asilo arrivati da poche settimane nella Casa della Carità, dopo il trasferimento temporaneo da Borgo Mezzanone. Sono entrati in squadra in punta di piedi, ma in pochi giorni hanno conquistato la fiducia di chi il cantiere lo guida da anni.

Andrea de Stefano, responsabile commerciale, racconta di averli conosciuti grazie al passaparola. “Mi hanno parlato di questi ragazzi arrivati alla Casa della Carità e ho scoperto che avevano qualità e soprattutto umiltà”, spiega. Il primo giorno di prova è bastato per fargli cambiare prospettiva: “Erano più bravi di quanto si fossero venduti. Mi sono ricreduto moltissimo”. Da lì, uno dopo l’altro, sono arrivati il secondo e il terzo. E non esclude di assumerne altri.

de Stefano insiste su un punto che riguarda l’intero settore: la difficoltà nel reperire manodopera locale. “Nelle nuove generazioni non c’è questo grande desiderio di lavorare nel cantiere, forse tutti aspirano all’ufficio”, osserva. Non è una critica, ma una constatazione che spiega perché l’arrivo dei tre giovani africani sia stato accolto come un’opportunità. “Per me è una vittoria creare sinergie tra persone del luogo e persone di altre nazioni”.

Alla cerimonia era presente anche il consigliere comunale Antonio Tasso, invitato per vedere da vicino le trasformazioni del cantiere. Anche lui sottolinea il valore professionale dei nuovi operai: “Sono meccanici navali, carpentieri navali, maestri d’ascia: competenze che servono al cantiere”. Tasso ricorda che de Stefano ha cercato anche tra i lavoratori locali, “ma non ne ha trovati” di simili. E aggiunge l'auspicio che “chi cerca lavoro si faccia avanti, purché in regola con tutto, come lo sono questi ragazzi”.

Il cantiere, così, è diventato un piccolo laboratorio di integrazione concreta. Un luogo dove tre giovani arrivati da lontano trovano un mestiere e una comunità, e dove una città che discute di lavoro e accoglienza vede prendere forma una storia diversa.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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