Nel Cantiere Navale del Golfo, a Manfredonia - una delle realtà produttive più longeve e riconoscibili del panorama sipontino -, la giornata di giovedì scorso ha assunto un valore che va oltre la semplice ritualità. La benedizione impartita dall’arcivescovo Franco Moscone, infatti, è diventata l’occasione per raccontare una storia che intreccia lavoro, integrazione e trasformazioni sociali. I sei dipendenti attualmente impiegati nel cantiere includono tre giovani richiedenti asilo, arrivati da poche settimane nella Casa della Carità di Manfredonia. È lì che sono ospitati insieme a un gruppo di circa 70 persone trasferite temporaneamente dal CARA di Borgo Mezzanone durante i lavori di ristrutturazione che porteranno alla nascita del Villaggio dell’Accoglienza. La presenza dell’arcivescovo ha offerto l’occasione per affrontare un tema spesso oggetto di racconti distorti. “La narrazione sulle migrazioni che normalmente diamo non è sempre corretta e, perciò, può risultare facilmente strumentalizzabile”, le parole di Moscone a l’Attacco. Che sottolinea come molte imprese del territorio fatichino a reperire manodopera, quando constata che “le nostre aziende hanno bisogno di lavoratori. Questi giovani sono disponibili e lo stanno dimostrando. Sono regolarmente assunti e partecipano allo sviluppo di un’impresa locale come il Cantiere del Golfo”. Una riflessione che si inserisce nel contesto più ampio di un territorio che, come molte altre aree del Paese, vive un progressivo invecchiamento della popolazione e una crescente difficoltà nel trovare manodopera disposta a svolgere lavori manuali e tecnici. Il Cantiere Navale del Golfo - attivo da oltre quarant’anni nella costruzione, manutenzione e refitting di imbarcazioni da diporto e da lavoro - è una delle realtà produttive storiche della città. Negli ultimi anni ha avviato un percorso di rinnovamento strutturale e tecnologico, con interventi sulle aree operative e sugli impianti, e con un ampliamento delle competenze interne. È in questo contesto che si inserisce l’arrivo dei tre nuovi operai, provenienti dal Senegal e dal Ghana, che hanno trovato nel cantiere un’opportunità di lavoro regolare e un percorso di integrazione. Andrea de Stefano è il responsabile commerciale del cantiere e racconta a l’Attacco che “mi hanno parlato di questi ragazzi arrivati alla Casa della carità. E ho scoperto che avevano qualità e soprattutto umiltà”. Il primo giorno di prova è stato decisivo, dal momento che “ho scoperto che erano più bravi di quanto si fossero venduti per questo tipo di attività. All’inizio, infatti, avevo qualche dubbio, ma è stato subito smentito dal loro amore per la lavorazione”. Dopo il primo, de Stefano ha chiesto il secondo e poi il terzo, e non esclude ulteriori assunzioni.

Nelle ultime settimane, a Manfredonia si è discusso quasi soltanto di accoglienza. La Casa della Carità e il centinaio di richiedenti asilo ospitati, la gestione dell’accoglienza affidata ad Alcantara Service, il silenzio iniziale dell’Amministrazione comunale e il ruolo della Prefettura, la reazione furiosa di una parte della città. L’inchiesta sviluppata su queste pagine ha mostrato come il sistema dell’accoglienza in Capitanata sia un meccanismo che vive di urgenze, affidamenti lampo, gare deserte e strutture ricettive riconvertite all’ultimo minuto. Un sistema che non costruisce ma, piuttosto, cerca di mettere le toppe alle continue emergenze. “Il vero obiettivo delle proteste sollevate da alcuni è far cadere l’Amministrazione guidata da Domenico la Marca, questo è abbastanza evidente”, è il primo commento di Tommaso Rinaldi. L’ex candidato Sindaco di Manfredonia in Azione nel 2021 non ha più ruoli attivi proprio dopo quell’esperienza, tuttavia è un acuto osservatore della vita cittadina e ha annotato che la vicenda dei richiedenti asilo è stata travolta da “voci penose” e da un clima che sui social “in alcuni casi è andato oltre il razzismo spicciolo”. Rinaldi – che nella vita professionale è un affermato consulente finanziario - non si limita a stigmatizzare la degenerazione del dibattito pubblico ma, anche per deformazione professionale, ne mette in luce la miopia: tale è l’incapacità di vedere a distanza nel tempo. Mentre la città discute dei migranti, infatti, c’è un’altra emergenza che cresce e riguarda tutti: l’invecchiamento della popolazione, accompagnato dalla totale assenza di un sistema di servizi per gli anziani. È la “Silver Economy”, che altrove è già un settore strategico e qui non è nemmeno un tema. “Stiamo andando verso una società sempre più vecchia. E noi, qui, strutture non ne abbiamo”. Alcantara Service è cresciuta in un sistema che vive di spazi lasciati vuoti nel settore dell’accoglienza. E anche Rinaldi lo conferma, quando rileva che “si muovono sempre nel solco dell’urgenza. Laddove non ci sono concorrenti, si infilano”. Come già riscontrato da l’Attacco, vincono le gare non perché siano più bravi degli altri, ma perché non ci sono concorrenti. Però Rinaldi, in un certo qual modo, ribalta la narrazione secondo cui Alcantara è troppo presente: piuttosto è Manfredonia ad essere drammaticamente assente. Non difende la società, ne descrive il contesto quando dice che “non posso criticare Alcantara perché è l’unico soggetto che si muove. Dovrei aprire gli occhi se fosse una società che si muove nel sottobosco, ma non è plausibile che un qualsivoglia Prefetto consenta illegalità”. Il problema, per lui, non è chi partecipa alle gare, ma il fatto che le gare vadano deserte perché non c’è nessuno disposto a competere. Il discorso si allarga, quindi, perché se il welfare dell’accoglienza vive di emergenze, anche il welfare degli anziani vive di vuoti. E quei vuoti, prima o poi, qualcuno li riempirà. 

La benedizione impartita dall’arcivescovo Franco Moscone nel Cantiere Navale del Golfo non è stata l’unica novità della giornata. Accanto ai lavori di ristrutturazione e alle maestranze storiche del cantiere, si muovono tre nuovi operai: giovani richiedenti asilo arrivati da poche settimane nella Casa della Carità, dopo il trasferimento temporaneo da Borgo Mezzanone. Sono entrati in squadra in punta di piedi, ma in pochi giorni hanno conquistato la fiducia di chi il cantiere lo guida da anni.

Grandine e nubifragi imperversano sulle ciliegie Bigarreau, con la perdita di 2 frutti su 3 e un danno stimato fino al 70% sulle produzioni in questa instabile  primavera. E’ quanto denuncia Coldiretti Puglia, con il maltempo che ha colpito duramente le ciliegie in provincia di Bari e nella BAT, con i nubifragi a Conversano, Rutigliano, Turi, Castellana Grotte, Casamassima, la grandinata a Triggianello e tra Andria e Bisceglie. Secondo i dati ufficiali ISTAT e del comparto agricolo nazionale, la provincia di Bari è il principale distretto cerasicolo d’Italia, con circa 47 mila tonnellate di ciliegie prodotte ogni anno e una quota pari a circa il 34% dell’intera produzione nazionale. La sola provincia barese concentra oltre il 96% della produzione regionale pugliese di ciliegie. La Puglia è inoltre la prima regione italiana per superficie coltivata a ciliegio, con quasi 20 mila ettari investiti, di cui oltre 17 mila ettari concentrati nel territorio della provincia di Bari. Le varietà più diffuse e pregiate restano le Bigarreau e le Ferrovia, simbolo della cerasicoltura barese e pugliese.



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