San Giovanni Rotondo, la corsa prosegue con il campo largo diviso. Italia Viva con Siena: “Imprescindibile”

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A San Giovanni Rotondo la partita elettorale sta per cominciare, ma si giocherà su più tavoli. Non è solo una campagna come le altre: è un passaggio che arriva dopo una caduta pesante, quella dell’amministrazione Cinque Stelle durata appena diciassette mesi, e dentro un quadro politico che, invece di ricomporsi, si è ulteriormente frantumato. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: centrosinistra diviso, più candidature, con equilibri tutti da verificare e una città che, ancora una volta, si ritrova al centro di dinamiche che vanno ben oltre i suoi confini. Chi prova a mettere ordine - almeno dal proprio punto di vista - è Aldo Ragni, vice commissario regionale di Italia Viva, che non gira intorno alla questione e rivendica una scelta precisa: stare con Giuseppe Siena: “Noi siamo stati convocati dal Partito Democratico di San Giovanni Rotondo -  spiega a l’Attacco - e abbiamo subito raggiunto un’intesa sulla candidatura di Siena, riconoscendo al PD il ruolo di guida della coalizione”. Un approccio che, nelle intenzioni iniziali, doveva rappresentare la base per costruire un campo largo anche nella città di Padre Pio. Ma qualcosa si è inceppato lungo il percorso: “C’erano due esigenze da tenere insieme - ricostruisce Ragni -: da una parte offrire una proposta di governo credibile dopo un’esperienza che si è chiusa in maniera così drammatica; dall’altra mantenere unita la coalizione di centrosinistra. Queste due esigenze non si sono riuscite a incrociare”. Il cortocircuito, di fatto, è tutto qui. Per Italia Viva e per l’area riformista la candidatura di Siena rappresentava - e rappresenta ancora - un punto fermo: “Abbiamo detto con chiarezza che la guida della coalizione spettava al Partito Democratico e che quindi la candidatura di Siena era imprescindibile per costruire un’alternativa credibile alla città”, sottolinea Ragni. Una linea che non è cambiata, nonostante la rottura: “Noi abbiamo detto sì a Siena all’inizio e continuiamo a dirlo oggi. Non per una questione di coerenza astratta, ma perché è una candidatura nella quale ci riconosciamo e nella quale crediamo”, insiste. Dall’altra parte, però, si è aperto un altro fronte, con il Partito Democratico che ha scelto di tenere insieme il cosiddetto campo largo anche con il Movimento Cinque Stelle, portando alla candidatura alternativa di Rossella Fini. Una decisione che, nei fatti, ha spaccato l’area progressista.

Ragni evita toni polemici, ma la lettura è chiara: “Probabilmente c’è stato un errore tattico. Bisognava lavorare fin dall’inizio per tenere insieme le due esigenze, ma una volta individuato un candidato forte come Siena, su quella candidatura andava costruita la coalizione”.

Dietro la frattura, però, c’è anche il peso specifico della città. San Giovanni Rotondo, infatti, non è un comune qualsiasi. È un nodo sanitario, economico e soprattutto simbolico: “È normale che su una realtà così importante si concentrino attenzioni anche a livello provinciale, regionale e nazionale”, osserva Ragni, respingendo però l’idea di “ingerenze”. Il riferimento, neanche troppo implicito, è anche alla presenza del Movimento Cinque Stelle in una città che ha dato i natali a Giuseppe Conte. Un elemento che, secondo molti, ha inevitabilmente pesato nelle scelte politiche.

Nel frattempo, però, la campagna elettorale entra nel vivo. Le liste si moltiplicano, i candidati aumentano, e il rischio di una dispersione del voto è concreto. “Il sistema elettorale prevede il doppio turno - fa notare Ragni - e io ritengo probabile che la partita si deciderà al ballottaggio. Secondo me Giuseppe Siena ci arriverà”. Una previsione, la sua, che si basa anche sulla forza del candidato: “Se non fosse una figura solida, non avrebbe accettato la sfida di costruire una coalizione e una lista così competitiva”, aggiunge. Attorno a Siena, infatti, si è mossa un’area che prova a tenere insieme pezzi diversi del centrosinistra, con nomi e liste che puntano a intercettare un elettorato più ampio possibile. “Le candidature che lo sostengono - da Cisternino a Crisetti, passando per Miglionico e altri - rappresentano bene quell’ispirazione riformista e di centrosinistra che vogliamo portare avanti”, spiega Ragni.

Ma al di là degli equilibri politici, resta un dato di fondo: la fragilità amministrativa che da anni caratterizza San Giovanni Rotondo. “C’è un problema più grande delle dinamiche tra partiti - mette in chiaro Ragni - ed è quello di garantire alla città un’amministrazione stabile per cinque anni”. Un punto che trova riscontro anche nella percezione diffusa tra i cittadini, stanchi di governi che non arrivano a fine mandato: “Negli ultimi anni abbiamo visto amministrazioni cadere una dopo l’altra. La priorità è restituire credibilità e continuità”, è il ragionamento.

In questo quadro, la sfida assume anche un valore più ampio: “San Giovanni Rotondo è una città strategica - conclude Ragni - ed è per questo che Italia Viva ha deciso di esserci ai massimi livelli”. Non a caso, nei prossimi giorni sono attese in città figure di primo piano del partito come Teresa Bellanova e Davide Faraone: “C’è il sostegno massimo, sia regionale che nazionale, alla candidatura di Siena”, assicura.
Il resto lo diranno le urne. Ma una cosa è già evidente: a San Giovanni Rotondo non si gioca solo una competizione locale. Si misura un equilibrio politico più grande, fatto di alleanze fragili, leadership contese e di una città che, ancora una volta, si ritrova a dover scegliere da che parte stare.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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