Operazione verità, il sistema di potere che implode: il buco nella sanità pugliese e le spese pazze

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Il disavanzo da 349 milioni di euro non nasce per caso ma da una crescita continua dei costi che la politica regionale non è più riuscita a controllare. Personale, Sanitaservice, RSA, liste d’attesa, dispositivi sanitari, noleggi, salute mentale, strutture convenzionate, prestazioni aggiuntive, farmaceutica: pezzo dopo pezzo si è costruita negli anni una gigantesca macchina sanitaria che oggi rischia di collassare sotto il proprio peso. Ed è proprio dentro questo quadro che la provincia di Foggia sta diventando il simbolo più evidente delle contraddizioni della sanità pugliese. Una sanità dove da una parte si continua a parlare di potenziamento dei servizi, internalizzazioni e tutela occupazionale, mentre dall’altra i conti pubblici precipitano fino a costringere la Regione ad aumentare l’addizionale Irpef per coprire il buco sanitario. Una decisione che ha immediatamente incendiato il dibattito politico. 

Durissimo l’attacco del senatore di Forza Italia Dario Damiani, che ha parlato apertamente di “gestione fallimentare ventennale” accusando il centrosinistra pugliese di aver raccontato ai cittadini una realtà diversa da quella emersa subito dopo le elezioni. Secondo Damiani: “La cura di Decaro per la sanità pugliese è un salasso per i cittadini: un vero capolavoro di illusionismo politico, dove a sparire non sono i disservizi ma i soldi dalle tasche dei pugliesi”. Parole pesanti che arrivano mentre migliaia di contribuenti pugliesi si preparano a fare i conti con l’aumento dell’Irpef regionale deciso per coprire un disavanzo che ormai appare strutturale. 

Ma ancora più duro è il giudizio del senatore di Fratelli d’Italia Ignazio Zullo, da anni tra i principali oppositori del modello sanitario costruito attorno alle Sanitaservice. Per Zullo: “Decaro ha il dovere morale e politico di dire ai pugliesi quanto si spendeva prima delle Sanitaservice e quanto si spende oggi, rivalutando correttamente i costi”. Il senatore punta il dito contro quella che definisce una crescita incontrollata della macchina pubblica sanitaria. “Io venivo assunto come pulitore e poi magari diventavo dirigente sindacale o responsabile amministrativo con ruolo e stipendio completamente diversi”.

Ma soprattutto Zullo torna sul nodo del 118 internalizzato: “Quando venne internalizzato il servizio si sapeva già che il costo sarebbe aumentato di oltre 30 milioni di euro. Oggi Decaro ha il dovere di confermare o smentire quei numeri”. E la domanda politica che pone è pesantissima: “Se non ce n’era una reale necessità organizzativa, perché costruire questo modello?”. La risposta che suggerisce il senatore è altrettanto dura: “Per costruire consenso”.

E seppur encomiabile il tentativo del presidente Antonio Decaro di tutelare chi lo ha preceduto, ogni tentativo di alleggerire le responsabilità appare inevitabilmente destinato a fallire. Anche perché negli ultimi giorni qualcosa sembra essersi incrinato persino dentro quella tradizionale compattezza che per anni ha legato politica regionale e vertici sanitari. 

L’intervista rilasciata a l’Attacco dal commissario straordinario dell’ASL Foggia, Antonio Nigri, interrogato sul pesante bilancio dell’azienda sanitaria foggiana, ha lasciato intravedere chiaramente tutti i nervi scoperti della vicenda. Nelle sue parole si coglie infatti soprattutto un messaggio: la direzione generale dell’ASL FG non intende farsi carico di responsabilità che ritiene riconducibili alle scelte strategiche della Regione. Una linea difensiva precisa, che tende a chiarire come molte delle decisioni oggi finite sotto accusa fossero perfettamente coerenti con le direttive nazionali e regionali.
(Antonio Cardano - l’Attacco)

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