San Giovanni Rotondo, in attesa del ballottaggio la campagna si incattivisce: scontro si consuma su social

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Mancano pochi giorni al ballottaggio e il clima politico sangiovannese si è fatto sempre più pesante: se nelle ore successive al primo turno l’attenzione era concentrata soprattutto sui numeri usciti dalle urne, adesso lo scontro si è spostato apertamente sul terreno identitario, quello che spesso precede le ultime ore di una campagna elettorale. C’è chi prova a trasformare il ballottaggio in una scelta politica nazionale, come il Partito Democratico cittadino, che - come ampiamente prevedibile (e previsto) - in un messaggio ha invitato gli elettori del centrosinistra a sostenere Rossella Fini ricorrendo alla contrapposizione tra gli ideali progressisti e i riferimenti nazionali del centrodestra. Si parla apertamente di una scelta tra modelli politici opposti e si richiama il rischio di dare forza a quella che viene definita una destra fondata sulla divisione e sulla contrapposizione, con riferimenti a esponenti del calibro di Meloni, Salvini, Vannacci, La Russa e Calderoli. Un’ impostazione che non poteva e non è certo passata inosservata, ma non solo agli avversari “diretti”. Pio Cisternino, candidato di Casa Riformista e tra i protagonisti della competizione elettorale appena conclusa, in un intervento lungo, durissimo nei contenuti, contesta proprio la strategia comunicativa impiegata dal PD nella dialettica politica: “Una sinistra che non propone ma divide, che non argomenta ma etichetta, che non ascolta le persone ma le classifica”, scrive Cisternino, accusando una parte del centrosinistra sangiovannese di aver trasformato il confronto politico in una contrapposizione morale tra cittadini considerati “giusti” e cittadini ritenuti “sbagliati”. Non accenna a sanarsi, dunque, la frattura nel centrosinistra. Secondo Cisternino il tentativo di leggere il ballottaggio attraverso le categorie tradizionali della politica nazionale rischia di produrre un effetto opposto rispetto a quello dichiarato. Nel suo ragionamento il problema non sarebbe la legittima differenza tra culture politiche, ma la tendenza a delegittimare chi compie una scelta diversa: “Esistono persone perbene a destra, al centro e a sinistra”, scrive ancora, aggiungendo che una comunità non cresce quando metà città viene ridotta a una caricatura.

Parole che arrivano in un momento particolarmente delicato, perché il vero enigma resta quello rappresentato dagli elettori che al primo turno hanno scelto la proposta civica guidata da Siena. Sono parecchi voti, un patrimonio politico consistente che entrambi gli schieramenti guardano con attenzione e che potrebbe risultare decisivo nella sfida finale.

Proprio dal loro fronte era arrivato, nei giorni scorsi, un messaggio diverso rispetto alle tradizionali logiche di apparentamento: alla riunione tra componenti delle liste e simpatizzanti, non è seguita infatti nessuna indicazione di voto ufficiale. Una posizione ribadita prontamente anche dai dirigenti delle forze che hanno sostenuto quella candidatura, convinti che gli elettori siano perfettamente in grado di scegliere autonomamente.

Sembrerebbe proprio questa la genesi alla base delle tensioni che si registrano in questi ultimi giorni prima del conto alla rovescia. Il ballottaggio si giocherà inevitabilmente su quel bacino elettorale, ma nessuno oggi può davvero dire in quale direzione si muoverà.

Nel frattempo il centrodestra prova a riportare la discussione sul piano locale, invitando gli elettori a guardare ai nomi, alle squadre e alla futura composizione del consiglio comunale piuttosto che alle appartenenze ideologiche.

L’argomento che circola con maggiore preponderanza nell’area che sostiene Floriana Natale è che il ballottaggio non sarà deciso dalle appartenenze ideologiche, ma dalla credibilità delle persone chiamate ad amministrare la città nei prossimi cinque anni. Una logica che sposta l’attenzione soprattutto sulla futura composizione del consiglio comunale: sui nomi che potrebbero sedere tra i banchi della maggioranza e sugli equilibri che nasceranno dopo il voto.

Non a caso, in queste ore, la campagna elettorale si sta giocando anche molto al di sotto del livello delle candidate Sindaco: sono i candidati consiglieri a muoversi senza sosta, consapevoli che una manciata di voti può fare la differenza tra l’ingresso in assise e l’esclusione. 

Su questo stesso terreno - parallelamente - si sta consumando una battaglia sotterranea fatta di telefonate, incontri e tentativi di convincere quell’elettorato rimasto orfano della terza proposta politica. Le due forze ancora in campo offrono due letture opposte della stessa sfida: chi insiste sulla dimensione politica nazionale dello scontro e chi prova a riportare tutto dentro i confini cittadini.

Alla fine però conta la lettura che daranno gli elettori, soprattutto quelli che al primo turno hanno scelto una strada diversa rispetto alle due candidate rimaste in corsa. Sono loro, adesso, il vero terreno di battaglia di questi ultimi giorni. Una battaglia che si combatte a colpi di messaggi, appelli e tentativi di convincimento che raccontano meglio di qualsiasi sondaggio quanto il risultato finale sia ancora aperto.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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