In vista della prossima seduta di Consiglio Comunale, i gruppi consiliari “Casa Riformista” (con il capogruppo Pio Cisternino) e “Competenza e Territorio” (con il capogruppo Giuseppe Siena), appartenenti alla coalizione “Il momento è adesso”, hanno depositato tre articolate interpellanze per sollecitare l’Amministrazione comunale su temi prioritari per la cittadinanza. I documenti protocollati pongono al centro del dibattito amministrativo tre emergenze concrete.

Le luminarie accese come nelle grandi feste patronali, la musica, i food truck, con spaghetti all’assassina e i panzerotti e soprattutto una folla arrivata da ogni parte d’Italia. Bari si è trasformata per una sera nella capitale politica del centrodestra per celebrare i 1.413 giorni del governo guidato da Giorgia Meloni, il più longevo nella storia della Repubblica. Una festa costruita per essere popolare prima ancora che politica, lontana dall’immagine dei congressi chiusi nei palazzi.

C’è una fotografia che, più di altre, restituisce il momento attraversato dal Partito Democratico di Capitanata. È quella della Festa dell’Unità di Manfredonia, che nel giro di appena tre edizioni è passata dall’essere la vetrina del Pd pugliese a un appuntamento decisamente più circoscritto. Un ridimensionamento che segue, almeno in parte, quello della capacità del partito provinciale di imporsi sulla scena regionale e che quest’anno trova una spiegazione anche nella concomitanza con l’appuntamento di Martina Franca. Per capire la distanza basta tornare all’estate del 2024, quando la città sipontina ospitò la Festa regionale dell’Unità. Quattro giornate che portarono in Piazzale Ferri la segretaria nazionale Elly Schlein e un parterre di primo piano, con Andrea Orlando, Nicola Zingaretti, Francesco Boccia, Debora Serracchiani, Nichi Vendola, Antonio Decaro, Michele Emiliano, Gaetano Manfredi e Vito Leccese. Accanto agli esponenti dem trovarono spazio anche rappresentanti di altre forze politiche, tra cui Maria Elena Boschi, Teresa Bellanova, Alessandra Todde e Francesco Paolo Sisto. La stessa Federazione di Capitanata arrivava a quell’appuntamento dopo aver organizzato la Festa provinciale a Torremaggiore. Il segretario provinciale Pierpaolo d’Arienzo rivendicava allora la scelta di Manfredonia come un riconoscimento del ruolo della federazione foggiana nello scenario politico pugliese. Un anno dopo, però, la dimensione era già cambiata. La Festa del 2025 tornava infatti a essere un appuntamento territoriale di tre serate. Il programma, tuttavia, conservava una certa ambizione politica. Si partiva con Raffaele Piemontese, Paolo Campo e Pierpaolo d’Arienzo, si proseguiva con il Sindaco Domenico La Marca e il segretario cittadino Matteo Panza e si arrivava alla serata conclusiva dedicata all’Europa delle regioni, con Domenico De Santis, Lia Azzarone, Stefano Bonaccini e Antonio Decaro. La presenza di due figure di peso come Bonaccini e Decaro conferiva ancora alla manifestazione una dimensione che andava oltre il circuito cittadino. Poi si arriva al 2026. La Festa è in corso in questi giorni, sempre in Piazzale Ferri, e il programma restituisce una dimensione decisamente più contenuta.

Termina con la quattordicesima e ultima puntata, nel capoluogo, a Foggia, il viaggio che l’Attacco ha affrontato nel corso di tutta l’estate all’interno di numerosi circoli del Partito Democratico di Capitanata. Un viaggio nato dall’impressione, poi progressivamente confermata dalle parole raccolte nei diversi territori, di una fase di profonda riflessione che attraversa le strutture interne dell’unico soggetto partitico che, tanto nel panorama politico nazionale quanto in quello locale, conserva ancora, seppure in dimensioni decisamente ridotte rispetto al passato, alcuni tratti riconducibili alle formule e ai modelli dei grandi partiti di massa del secolo scorso. Da San Severo a Manfredonia, dai piccoli centri dei Monti Dauni alle realtà più strutturate della provincia, il confronto con segretari, dirigenti, amministratori, dissidenti ed ex esponenti dem ha restituito sensibilità differenti e posizioni spesso distanti, accomunate però dalla necessità di interrogarsi sul funzionamento del partito, sul rapporto tra i territori e i vertici e sulla capacità delle strutture locali di incidere sulle scelte politiche. Una riflessione che affonda le proprie radici nei dissidi e nei maldipancia maturati durante le ultime competizioni elettorali e che, allo stesso tempo, apre una discussione più ampia sulla progressiva concentrazione del potere attorno ai leader e sulle torsioni cesaristiche che rischiano di attraversare anche una forza politica nata sulla partecipazione e sulla dialettica interna. Foggia, il capoluogo e il cuore della Federazione, è dunque il punto di arrivo di questo percorso. Per l’ultima tappa, l’Attacco ha intervistato la consigliera comunale e provinciale, nonché decana del Pd di Capitanata, Anna Rita Palmieri.

Ha seguito la discussione sviluppata su queste colonne durante le ultime settimane. Che idea si è fatta?
Sono sincera. Seguo con molta più attenzione le questioni relative al Comune di Foggia e alla Provincia che le dinamiche interne al Pd. Frequento poco il partito e non lo faccio attivamente. A ottobre, però, dovrebbe esserci la Festa dell’Unità anche qui a Foggia e probabilmente sarà l’occasione per affrontare dal vivo le problematiche sollevate dai vari esponenti in queste settimane a mezzo stampa. Le dinamiche più interne al partito, però, quelle non te le fanno capire.

È questo il punto. Le principali lamentele riguardano proprio il mancato coinvolgimento dei circoli territoriali, degli iscritti e dei militanti. Che cosa intende quando dice che le dinamiche interne non si fanno capire?
Funziona in questo modo, non è una novità. Quando vengono affrontate determinate discussioni, poi nessuno si preoccupa più di tanto di allargare l’eventuale dibattito ai circoli o ai territori, e tantomeno a noi rappresentanti. Sono questioni che rimangono all’interno, che discutono tra di loro. Io sono nel Pd da almeno sette o otto anni ed è sempre stata questa la situazione. Non saprei dire quali siano i maldipancia nella base del partito, se ci siano e chi li sollevi. Quello che posso dire con certezza è che dopo le regionali più di qualcuno se l’è presa.

In che senso?
È inutile girarci attorno. Nel Pd di Capitanata il riferimento principale è da sempre Raffaele Piemontese e più di qualcuno non ha gradito la sua gestione di quella campagna elettorale.

Si riferisce alla doppia preferenza di genere?
Beh, a Foggia, per esempio, non è stata candidata nessuna donna. È stata eletta Rossella Falcone di Vieste. Se Piemontese il prossimo anno viene eletto in Parlamento e va a Roma, in Consiglio regionale entrerebbe Maria Fiore di San Giovanni Rotondo e la città capoluogo rimarrebbe senza alcun riferimento diretto. Probabilmente sarebbe stato opportuno candidare ed eleggere almeno un rappresentante di Foggia, magari una donna, sfruttando la doppia preferenza di genere. Sarebbe stato importante avere un consigliere regionale foggiano.



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