La giornata politica della Regione Puglia si è chiusa con due eventi che saranno certamente ricordati e ancor di più destinati a far parlare ancora a lungo. Da una parte il lungo Consiglio regionale monotematico dedicato alla sanità, con un acceso confronto tra maggioranza e opposizione sui conti del sistema sanitario, le liste d’attesa, la carenza di personale e l’aumento dell’addizionale Irpef deciso per coprire il disavanzo. Una seduta fiume fatta di tante parole, numeri, dati accuse e controrisposte e alla fine dei conti conclusasi con una domanda sola: E quindi? Bisognerà infatti capire cosa resterà delle tante riflessioni, interventi proposte, presentate in aula, cui il buon Decaro ha risposto con un lungo meticoloso dettagliato monologo costruito su ormai ben note slides che non passano mai di moda, le stesse del resto che presentò alla stampa qualche settimana fa per annunciare la decisione di aumentare l’addizionale Irpef. Intanto a pochi minuti dalla conclusione della seduta consigliare, la Giunta regionale ha completato il riassetto della macchina amministrativa approvando la nomina dei nuovi direttori di Dipartimento e dei vertici burocratici chiamati a tradurre in atti concreti il programma di governo. Con il via libera ai tredici direttori di Dipartimento, al Segretario generale della Presidenza, al Segretario generale della Giunta e al responsabile della Struttura autonoma per l’Attuazione del Programma prende infatti forma il nuovo modello organizzativo “MAIA 2.0”, destinato a ridefinire competenze, responsabilità e assetti decisionali dell’amministrazione regionale. Accanto ai nuovi ingressi, la Giunta ha però scelto anche la strada della continuità, prorogando gli incarichi di Angelosante Albanese, Gianna Elisa Berlingerio, Nicola Lopane e soprattutto di Vito Montanaro alla guida del Dipartimento Salute. Ed è proprio quest’ultima decisione che potrebbe alimentare il dibattito politico nelle prossime ore. La conferma del direttore generale della Salute arriva infatti nel giorno in cui la sanità è tornata al centro dello scontro in Consiglio regionale, tra accuse sulla gestione del sistema, disavanzi, liste d’attesa e difficoltà organizzative. Una scelta che, inevitabilmente, sarà letta non solo sotto il profilo amministrativo, ma anche politico, considerando che proprio la sanità rappresenta da anni il terreno di confronto più acceso tra maggioranza e opposizione. La nuova squadra entrerà in funzione dopo la firma dei contratti, dando ufficialmente il via a una delle più importanti riorganizzazioni della macchina regionale degli ultimi anni.
Una seduta destinata a segnare uno dei passaggi politici più delicati della legislatura. Il Consiglio regionale della Puglia si è riunito in seduta monotematica per affrontare la crisi della sanità pubblica, un confronto richiesto dai gruppi di centrodestra con l’obiettivo di fare chiarezza sui conti del sistema sanitario regionale, sulle liste d’attesa, sulla carenza di personale e sulle prospettive di rilancio del servizio sanitario pugliese. L’avvio dei lavori non è stato privo di tensioni. Il consigliere della Lega Napoleone Cera ha chiesto la sospensione della seduta e la riconvocazione della Conferenza dei capigruppo, contestando il tempo limitato concesso agli interventi dei consiglieri e definendolo una compressione delle prerogative dell’Aula. La richiesta è stata però respinta dalla maggioranza e il dibattito è entrato nel vivo.
Ad aprire gli interventi dell’opposizione è stato il capogruppo di Fratelli d’Italia Paolo Pagliaro, che ha tracciato un durissimo atto d’accusa nei confronti della gestione sanitaria regionale degli ultimi vent’anni. Pur riconoscendo che il presidente Antonio Decaro si è insediato solo da pochi mesi, Pagliaro ha sostenuto che il nuovo governo regionale abbia ereditato un sistema “ormai al collasso”, chiedendo però un’immediata “operazione verità” sui conti e sulle responsabilità politiche. Il tema centrale è stato il disavanzo sanitario, quantificato dall’opposizione in circa 369 milioni di euro per il 2025, una cifra che, secondo il centrodestra, rischia di tradursi in un aggravio fiscale permanente attraverso l’aumento dell’addizionale Irpef. Pagliaro ha contestato la tesi secondo cui il deficit sarebbe riconducibile esclusivamente all’insufficienza dei trasferimenti statali, ricordando come il Fondo sanitario nazionale sia cresciuto negli ultimi anni e sostenendo che il problema risieda invece nella gestione regionale.
Ma il confronto non si è fermato ai numeri. Al centro del dibattito sono finite soprattutto le condizioni in cui i cittadini pugliesi sono costretti a curarsi. Liste d’attesa giudicate ormai insostenibili, mobilità sanitaria verso altre regioni, pronto soccorso sovraffollati e carenza cronica di personale sono stati i temi ricorrenti degli interventi dell’opposizione. Pagliaro ha richiamato diversi casi di prestazioni prenotabili solo dopo anni, sostenendo che si sia ormai consolidata una sanità “a due velocità”: tempi lunghissimi per chi si affida al servizio pubblico e accesso quasi immediato per chi può permettersi di pagare in regime privato o intramoenia. Nel corso della discussione sono state sollevate anche numerose perplessità sullo stato di attuazione del PNRR sanitario. Fratelli d’Italia ha chiesto chiarezza sul reale numero di Case e Ospedali di Comunità effettivamente operativi, sostenendo che molte strutture risultino formalmente concluse ma non ancora pienamente funzionanti. Dubbi sono stati espressi anche sulla riorganizzazione della rete ospedaliera, sulla mobilità passiva, sul funzionamento del 118 e sulla gestione delle prestazioni aggiuntive.
Nel dibattito è intervenuto anche il consigliere della Lega Cera, che ha presentato un articolato ordine del giorno con il quale chiede alla Giunta regionale un cambio di metodo nella gestione della sanità. Tra le proposte figurano una relazione dettagliata sui conti di ogni azienda sanitaria, piani di riequilibrio specifici per Asl e Policlinici, controlli mensili sull’andamento della spesa e la realizzazione di un cruscotto pubblico consultabile dai cittadini con tempi d’attesa, dati sulla mobilità sanitaria, carenze di personale e stato di attuazione degli interventi. L’ordine del giorno propone inoltre di subordinare la valutazione dei direttori generali al raggiungimento di obiettivi concreti, come la riduzione delle liste d’attesa, il miglioramento della medicina territoriale e il contenimento della mobilità passiva, chiedendo anche maggiore trasparenza sugli incarichi esterni e sulle consulenze.
Sul fronte di Forza Italia, il presidente del gruppo consiliare Paride Mazzotta ha posto l’accento soprattutto sul peso dell’aumento del l’Irpef, definendolo un provvedimento che rischia di colpire migliaia di famiglie senza garantire un miglioramento dei servizi. Mazzotta ha ribadito la disponibilità dell’opposizione a collaborare per il rilancio della sanità pugliese, ma ha avvertito che un eventuale mantenimento dell’aumento dell’addizionale fiscale rappresenterebbe una linea invalicabile per il suo gruppo. Più legato alle esigenze dei territori è stato invece l’intervento del consigliere di Fratelli d’Italia Nicola Gatta, che ha denunciato la situazione del Gargano, evidenziando come, proprio nel pieno della stagione estiva, località turistiche come Vieste e Peschici debbano fare i conti con una grave carenza di medici di medicina generale, mentre continua, a suo giudizio, il progressivo indebolimento dei presidi sanitari territoriali.
Un richiamo alla necessità di abbassare i toni dello scontro politico è arrivato invece dal presidente del Gruppo Misto Luigi Lobuono. Nel suo intervento ha invitato maggioranza e opposizione a riportare il confronto sulle esigenze concrete dei cittadini, ricordando che il vero problema non sono le polemiche ma le migliaia di pugliesi costretti ad attendere mesi per una visita, a curarsi fuori regione o addirittura a rinunciare alle prestazioni sanitarie. Lobuono ha posto l’attenzione sulla possibile trasformazione dell’aumento dell’Irpef da misura straordinaria a intervento strutturale e ha rilanciato l’allarme sulla carenza di personale sanitario, ricordando come oggi manchi fino al 30% dei medici previsti e come i pensionamenti rischino di aggravare ulteriormente il quadro nei prossimi anni. Ha inoltre chiesto dati certi sul funzionamento delle Case di Comunità e sulle RSA, sostenendo che prima di chiedere ulteriori sacrifici economici ai cittadini sia necessario eliminare sprechi e inefficienze.
La seduta ha così fotografato due visioni contrapposte della sanità pugliese. Da un lato il centrodestra, che attribuisce il disavanzo a vent’anni di errori gestionali, programmazione insufficiente e sprechi, chiedendo un cambio radicale di governance e il ritiro dell’aumento dell’Irpef. Dall’altro la maggioranza chiamata a difendere le proprie scelte e a dimostrare che il percorso di risanamento possa tradursi in un miglioramento concreto dei servizi. Al di là dello scontro politico, il dato emerso con maggiore forza dall’Aula è uno solo: la sanità resta la principale emergenza della Puglia.
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